Il bullismo strategico trumpiano e la difesa delle ragioni dello stato di diritto globale
Il bullismo strategico adottato da Trump e la difesa dello stato di diritto globale sono temi di crescente attualità. Spesso, dietro le posizioni dure e le critiche ai critici, si nascondono motivazioni più complesse, legate a interessi politici e geopolitici. Comprendere queste dinamiche è fondamentale per analizzare i rapporti internazionali e il ruolo delle istituzioni nel mantenimento di un equilibrio globale.

Il libidinoso gusto con cui adulano i bulli della storia e ne scherniscono i bullizzati fa pensare che, dietro l’esibita freddezza dell’analisi, vi sia un sentimento di rivalsa o di vendetta a muovere i campioni nazionali del cosiddetto realismo geopolitico. Chi vi viene in mente: i Lucio Caracciolo e i Mario Sechi? Chissà come mai. Il bersaglio di questi compiaciuti Machiavelli televisivi e di tutti i loro compari politico-mediatici è il medesimo della destra Maga, cioè la complessa infrastruttura di regole, patti e istituzioni, a un tempo troppo liberale e troppo progressista, che dal secondo dopoguerra l’Occidente euroatlantico ha provato faticosamente a costruire, attraverso un processo in cui stato di diritto e società aperta sono passati dall’essere i connotati delle democrazie nazionali al divenire il fondamento, per così dire “costituzionale”, delle relazioni internazionali. 🔗 Leggi su Linkiesta.it
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