Silvia Rocchi ci guida dentro la storia dell' associazione fondata insieme a Paolo Kessisoglu e nata dal desiderio di trasformare una preoccupazione diffusa in azione concreta
C i sono progetti che nascono da un piano e altri che prendono forma da un’urgenza emotiva. “C’è Da Fare” appartiene alla seconda categoria. Non nasce per strategia, ma per necessità. Una necessità avvertita prima come inquietudine, poi come responsabilità condivisa, infine come impegno concreto. A raccontarlo a iO Donna è Silvia Rocchi, architetta milanese e cofondatrice insieme all’attore, autore e musicista, Paolo Kessisoglu, dell’ associazione che si occupa di disagio giovanile. La sua non è una narrazione epica, ma una ricostruzione lucida e profondamente umana di come, a volte, un’intuizione diventi qualcosa che non si può più ignorare. Lo psicologo: «Gli adulti faticano ad ascoltare le emozioni degli adolescenti» X “C’è da Fare” e il disagio dei giovani. 🔗 Leggi su Iodonna.it

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