Il terzo Avatar è di Fuoco e cenere Un’innovazione tecnologica che sa di antico

Il terzo “Avatar” si presenta come un potente incontro tra fuoco e cenere, un’innovazione tecnologica intrisa di un senso antico. Chiude il dittico pensato come un unico film, portando avanti un progetto ambizioso con un successo crescente, e promette di sorprendere ancora di più gli spettatori con la sua visione unica e coinvolgente.

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© Quotidiano.net - Il terzo “Avatar“ è di Fuoco e cenere. Un’innovazione tecnologica che sa di antico

Ora che siamo al terzo dei cinque Avatar previsti (questo chiude il dittico pensato come film unico) con un consenso fin qui da 2.7 miliardi di dollari, ora che Cameron tira le fila (dal 2009) di un progetto che è stato prima di tutto sperimentazione tecnologica su una piattaforma mitologica di mitèmi in fondo convenzionali, si conferma un presentimento: questa innovazione sa di antico, re-illumina un’immagine cartonata del cinema anni ‘30 e meccanizzata del cinema anni ‘80, sa di saga wagneriana e di Iliade-Odessee metabolizzate nel gap culturale Usa, e no, di Dante, del tremendo e del sublime dantesco, non c’è nulla, e semmai il problema è questo. Avatar fa però di Cameron un eroe del passaggio dall’analogico al digitale di un immaginario parallelo e post Star wars, Harry Potter e Il signore degli anelli, la voce del cinema dall’audiocassetta alla scheda. Qui si parte da lutto (il figlio di Jake e Neytiri) e paura di una liberazione: la capacità di respirare l’aria di Pandora dell’adottivo umano Spider. 🔗 Leggi su Quotidiano.net

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