Quando la propaganda di un imam diventa istigazione all’odio

L'annullamento del decreto del ministro dell’Interno nei confronti dell’imam Mohamed Shahin solleva importanti questioni sulla linea tra libertà di espressione e incitamento all’odio. La decisione della Corte d’appello di Torino mette in luce il delicato equilibrio tra tutela dei diritti e prevenzione di discorsi d’odio, aprendo un dibattito sulla responsabilità delle figure religiose e il loro ruolo sociale.

Al direttore - Si può pensare quello che si vuole del provvedimento della Corte d’appello di Torino che ha annullato il decreto del ministro dell’Interno nei confronti dell’imam Mohamed Shahin. Si può anche condividerlo considerando le sue dichiarazioni pubbliche, poi corrette, un semplice capitombolo e che di certo l’Egitto non era una destinazione salubre. Senza però dimenticare che la ritrattazione avvenuta dopo l’incauta uscita può essere anche un’applicazione della “taqiyya” e cioè l’insegnamento e la pratica a dissimulare le proprie vere convinzioni quando si vive nella terra degli infedeli. 🔗 Leggi su Ilfoglio.it

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