Garlasco, il Ris chiarisce la distruzione degli eluiti: smaltiti nel 2016 secondo le regole

Notizia in breve

Gli estratti di Dna legati al delitto di Garlasco furono smaltiti nel 2016, dopo la condanna definitiva di Alberto Stasi. Il Ris di Parma sostiene che la procedura fosse regolare perché si trattava di intermedi di lavorazione.

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Le provette contenenti gli estratti ottenuti durante le analisi sul delitto di Chiara Poggi non risultano più conservate nei laboratori del Ris di Parma. Secondo la ricostruzione trasmessa alla Procura di Pavia, furono eliminate nel settembre 2016 nell'ambito di uno smaltimento collettivo che riguardò anche materiale proveniente da altri procedimenti penali.

Gli approfondimenti disposti nella nuova indagine hanno riguardato in particolare gli eluiti ricavati dai reperti denominati “33dattilo” e “97F”, collegati all'impronta 33, oltre a quelli ottenuti dalle unghie della vittima. Il Ris ha precisato che questi materiali costituivano intermedi delle lavorazioni di laboratorio e non reperti giudiziari sottoposti a sequestro.

Proprio questa distinzione, secondo il reparto scientifico, spiega perché per la loro eliminazione non fosse necessaria una specifica autorizzazione dell'autorità giudiziaria. Gli eluiti furono comunque conservati per anni in un freezer dedicato e registrati nel sistema gestionale della sezione Biologia.

La documentazione ricostruisce una conservazione protratta fino al 2016. Lo smaltimento sarebbe avvenuto dopo la sentenza definitiva con cui, il 12 dicembre 2015, la Cassazione confermò la condanna di Alberto Stasi a 16 anni di reclusione per l'omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007.

Il Ris collega inoltre la procedura alle disposizioni entrate in vigore nel 2016 sulla Banca dati nazionale del Dna e alle regole sul trattamento dei dati genetici. In base alla ricostruzione fornita agli inquirenti, gli estratti potevano essere conservati fino alla conclusione delle indagini o più a lungo soltanto in presenza di una richiesta espressa dell'autorità giudiziaria.

La Procura di Pavia ha chiesto chiarimenti proprio per ricostruire in modo preciso il destino di questi materiali nell'ambito dei nuovi accertamenti sul caso Garlasco. La posizione del Ris è che la loro distruzione non abbia comportato una violazione delle procedure previste all'epoca.

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