Ricina a Pietracatella, nuovi interrogatori e oggetti acquisiti mentre la Procura smentisce la pista web

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Due donne ascoltate in Questura e nuovi oggetti acquisiti nelle perquisizioni segnano gli ultimi sviluppi del caso di Pietracatella. La Procura esclude però la presunta pista di un computer usato per cercare online informazioni sulla ricina.

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Proseguono gli accertamenti sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15, avvelenate con la Ricina nel dicembre 2025. Il 2 ottobre gli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso hanno ascoltato in Questura altre due donne, parenti di una coppia di Pietracatella legata da rapporti di amicizia alla famiglia Di Vita.

Le nuove audizioni rientrano nel lavoro di ricostruzione dei rapporti e dei contatti avvenuti nei giorni precedenti all'avvelenamento. Gli investigatori continuano a raccogliere testimonianze e a verificare circostanze considerate utili per stabilire come la sostanza tossica sia entrata in contatto con le due vittime.

Nelle stesse ore era circolata l'indiscrezione secondo cui sarebbe stato individuato un computer collegato alla zona di Pietracatella dal quale qualcuno avrebbe cercato sul web informazioni sulla preparazione della ricina in polvere. La procuratrice di Larino Elvira Antonelli ha però escluso questa ricostruzione con una netta smentita.

Anche il capo della Squadra Mobile di Campobasso, Marco Graziano, ha precisato di non avere notizie che confermino una simile acquisizione. Al momento, dunque, gli investigatori non hanno reso noto il ritrovamento di alcun computer o indirizzo Ip riconducibile a ricerche online sulla ricina.

Intanto sono stati precisati alcuni elementi relativi alle recenti perquisizioni effettuate nei due studi professionali di Gianni Di Vita e nella sua nuova abitazione di Pietracatella. Tra il materiale acquisito figura una borsa appartenuta ad Antonella Di Ielsi, nella quale erano presenti fotografie delle figlie e appunti legati al lavoro.

Gli investigatori hanno inoltre preso in consegna un telefono cellulare, una chiavetta Usb e una copia di Tiro al piccione, romanzo dello scrittore molisano Giose Rimanelli. Gli oggetti saranno esaminati nell'ambito degli accertamenti, ma finora non è stato indicato un loro specifico collegamento con la dinamica dell'avvelenamento.

Un altro passaggio atteso riguarda gli esami condotti in Germania dal Robert Koch Institute di Berlino. Le analisi puntano a verificare l'eventuale presenza di ricina sui reperti e sugli alimenti prelevati nell'abitazione della famiglia a Pietracatella, con l'obiettivo di ricostruire il possibile percorso della sostanza.

L'inchiesta resta quindi aperta a nove mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita. Nei prossimi giorni sono previste altre audizioni in Questura e gli investigatori potrebbero procedere con ulteriori perquisizioni mentre si attendono i risultati degli accertamenti effettuati in Germania.

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