Valentino Rossi ricorda Simoncelli nel suo libro, dai sensi di colpa alla stima per Antonelli

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Nel nuovo libro Valentino Rossi torna sull'incidente di Marco Simoncelli e sulle domande che lo hanno accompagnato dopo Sepang. Tra i ricordi trovano spazio anche Schumacher, una battuta di Hamilton e il talento di Kimi Antonelli.

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Valentino Rossi ripercorre uno dei momenti più difficili della propria vita nell'autobiografia «La mia storia», in uscita il 10 novembre 2026 per Rizzoli. Il nove volte campione del mondo racconta il dolore per la scomparsa di Marco Simoncelli, le domande che lo hanno tormentato dopo l'incidente di Sepang e il lungo percorso che lo ha portato ad accettare di non aver potuto cambiare quanto accaduto.

Il volume, scritto con Giorgio Terruzzi, attraversa la carriera motociclistica del Dottore e numerosi episodi personali, dagli inizi fino alla paternità. Accanto ai ricordi delle competizioni trovano spazio gli incontri con Michael Schumacher e Lewis Hamilton, l'esperienza al volante delle monoposto di Formula 1 e il rapporto con il giovane Andrea Kimi Antonelli.

Uno dei passaggi più personali riguarda Simoncelli, scomparso a 24 anni durante il Gran Premio della Malesia del 23 ottobre 2011. In un estratto dell'autobiografia pubblicato dal Corriere della Sera, Rossi descrive il pilota romagnolo come un amico autentico, quasi un fratello minore. Ne ricorda la generosità, la simpatia e la semplicità, qualità che avevano reso particolarmente stretto il loro legame anche fuori dai circuiti.

Quel giorno, durante il secondo giro della gara sul circuito di Sepang, Simoncelli perse il controllo della Honda e finì sulla traiettoria degli altri concorrenti. Colin Edwards e Valentino Rossi, che sopraggiungevano immediatamente dietro, non riuscirono a evitare l'impatto. Il pilota italiano ricorda di aver avvertito un colpo sotto le ruote della propria Ducati, senza comprendere subito la gravità dell'accaduto.

Rossi riuscì a rimanere in sella nonostante il danneggiamento della moto e terminò la propria corsa sull'erba. Nei primi istanti prevalsero lo smarrimento e l'incapacità di ricostruire esattamente la dinamica. Solo successivamente arrivò la notizia della morte dell'amico, che trasformò la preoccupazione iniziale in un dolore profondo.

Nel racconto compare anche Paolo Simoncelli, padre di Marco, che aveva assistito all'incidente. Rossi ricorda come l'uomo avesse raggiunto il figlio dopo aver superato le barriere di protezione, comprendendo immediatamente la gravità della situazione. È uno dei ricordi più dolorosi di quella giornata, rimasto impresso nella memoria dell'ex pilota.

Le settimane successive furono segnate da continui interrogativi. Valentino tornava mentalmente alla sequenza dell'incidente, chiedendosi se una manovra diversa, una maggiore attenzione o uno spostamento della traiettoria avrebbero potuto evitare il contatto. Con il passare del tempo è arrivato a una conclusione precisa: non aveva alcuna possibilità concreta di impedire l'impatto. Una consapevolezza che, nei giorni immediatamente successivi alla tragedia, non riusciva ancora a trovare.

L'autobiografia affronta anche il rapporto di Rossi con la Formula 1 e gli anni in cui Ferrari valutò concretamente un suo possibile passaggio alle quattro ruote. Tra le figure incontrate in quell'esperienza, Michael Schumacher occupa un posto particolare. Il campione tedesco viene ricordato non soltanto per il talento e la disciplina professionale, ma soprattutto per la capacità di mostrarsi spontaneo e divertente lontano dalle competizioni.

Rossi racconta uno Schumacher capace di alternare la concentrazione assoluta richiesta dalle gare a momenti informali trascorsi tra amici, conversazioni, risate e sigari. Un'immagine diversa da quella del campione rigoroso conosciuto dal pubblico, che il motociclista riassume con un'espressione affettuosa: «Un gran figo».

Di tono differente, ma altrettanto curioso, è il ricordo di Lewis Hamilton. I due ebbero occasione di incontrarsi durante un'esperienza in pista con la Mercedes, quando Rossi poté provare la monoposto del britannico. Hamilton gli apparve inizialmente come una persona molto educata e piuttosto formale, ma un episodio prima degli allenamenti mostrò anche il suo lato ironico.

Secondo il racconto del Dottore, Hamilton bussò alla porta mentre lui si stava preparando e lo accolse con una battuta sugli italiani, descritti scherzosamente come troppo rilassati e sempre pronti a bere cappuccini. Un momento che Rossi ricorda con divertimento, lontano dalla tensione abituale delle giornate di gara.

Un'altra parte del libro è dedicata ad Andrea Kimi Antonelli, talento italiano della Formula 1 che Valentino ha conosciuto quando correva ancora sui kart. Rossi racconta di averne seguito con attenzione la crescita, riconoscendo fin da subito qualità tecniche fuori dal comune e una maturità insolita per la sua giovane età.

Il passaggio di Antonelli alla Formula 1 e la prima vittoria ottenuta nel Gran Premio della Cina del 2026 rappresentano per Rossi una soddisfazione personale. Il campione di Tavullia ricorda le giornate trascorse insieme sui kart e il rapporto mantenuto nel tempo, fatto di contatti frequenti e di una stima che va oltre i risultati sportivi.

Ciò che lo colpisce maggiormente è il contrasto tra il carattere gentile e riservato del giovane pilota e la determinazione che dimostra quando indossa il casco. Rossi considera proprio questa capacità di trasformarsi durante una competizione una delle qualità necessarie per affrontare avversari di altissimo livello.

Il suo giudizio su Antonelli è accompagnato dall'orgoglio di aver condiviso una piccola parte del percorso di crescita del pilota bolognese. Valentino gli augura una carriera lunga e ricca di successi, riconoscendo nel suo talento e nella sua personalità le caratteristiche di un protagonista destinato a lasciare il segno nelle corse automobilistiche.

Tra il ricordo degli amici perduti, gli incontri con i grandi campioni e l'ammirazione per i nuovi talenti, «La mia storia» restituisce così una dimensione personale della vita di Rossi. Le nove vittorie mondiali restano il riferimento della sua carriera, ma nelle pagine dell'autobiografia trovano spazio soprattutto le persone e gli episodi che hanno accompagnato il suo percorso dentro e fuori dalle piste.

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