Diesel, lo stop allo sconto vale 2,44 euro a pieno ma restano i tetti fino a dicembre
Lo sconto fiscale sul diesel è terminato l’8 novembre e un pieno da 50 litri può costare 2,44 euro in più. Alcune compagnie manterranno i tetti volontari fino a dicembre, mentre il calo del petrolio potrebbe frenare gli aumenti.
Dal 8 novembre 2026 gli automobilisti che utilizzano il gasolio devono fare i conti con il ritorno delle accise ordinarie. Il governo non ha rinnovato la riduzione fiscale introdotta alla fine di ottobre, facendo venir meno uno sconto di 4,88 centesimi al litro, Iva compresa. L'effetto potenziale è una maggiore spesa di 2,44 euro per un rifornimento da 50 litri, anche se l'andamento del mercato petrolifero potrebbe limitare gli aumenti effettivi.
La scadenza del provvedimento, fissata al 7 novembre, è stata riportata anche dal Correier della Sera e da QN. L'intervento era entrato in vigore il 28 ottobre attraverso un decreto dei ministeri dell'Economia e dell'Ambiente, con uno stanziamento di 38,7 milioni di euro. Le risorse provenivano dalle maggiori entrate Iva registrate a settembre sui prodotti energetici.
Il finanziamento seguiva il meccanismo delle accise mobili, che permette di destinare una parte del gettito fiscale aggiuntivo alla riduzione temporanea delle imposte sui Carburanti. Con la fine della misura, il beneficio scompare e dieci pieni da 50 litri possono comportare una spesa supplementare complessiva di 24,40 euro, a parità delle altre condizioni di prezzo.
Il ritorno alla tassazione ordinaria non significa necessariamente che tutti i distributori aumenteranno immediatamente i listini nella stessa misura. A influenzare il costo finale intervengono anche le quotazioni internazionali del petrolio, le condizioni di approvvigionamento e le strategie commerciali delle compagnie.
Proprio il mercato del greggio offre un possibile elemento di compensazione. Il Brent, che alla fine di ottobre aveva raggiunto circa 117 dollari al barile, è sceso nei giorni successivi intorno ai 98 dollari, toccando anche quota 94. La diminuzione, nell'ordine del 17% in meno di una settimana, potrebbe contribuire ad attenuare gli effetti della maggiore imposizione fiscale.
Antonio Tanza, presidente di Adusbef, ritiene che la discesa delle quotazioni possa favorire ulteriori ribassi dei carburanti anche in assenza di nuovi sgravi. L'associazione dei consumatori sollecita le società petrolifere ad adeguare i prezzi di benzina e gasolio alla riduzione dei costi della materia prima.
Le rilevazioni del ministero delle Imprese e del Made in Italy fotografano intanto una situazione ancora onerosa per chi si sposta in automobile. Secondo gli ultimi dati disponibili dell'Osservatorio del Mimit, il diesel self-service costa mediamente 2,224 euro al litro sulla rete stradale nazionale, mentre la benzina si attesta a 2,001 euro. Sulle autostrade i valori salgono rispettivamente a 2,277 e 2,029 euro al litro.
Ai prezzi medi rilevati prima della scadenza dello sconto, un pieno da 50 litri di gasolio corrisponde a 111,20 euro sulla rete ordinaria e a 113,85 euro in autostrada. Se la maggiore accisa venisse trasferita integralmente sul prezzo finale senza altre variazioni, gli importi salirebbero rispettivamente a 113,64 e 116,29 euro.
Per contenere il costo dei rifornimenti, alcune grandi compagnie hanno scelto di proseguire con iniziative commerciali autonome. Eni e Q8 manterranno fino al 31 dicembre 2026 i propri meccanismi di contenimento dei prezzi. Anche IP e Tamoil hanno adottato politiche basate su limiti volontari ai listini.
Questi interventi non prevedono necessariamente un prezzo identico in tutte le stazioni di servizio. Si tratta di tetti flessibili, che possono essere aggiornati in relazione all'andamento dei mercati energetici. I consumatori potranno quindi trovare condizioni più favorevoli presso alcuni impianti, ma senza la certezza che i valori attuali rimangano invariati fino alla fine dell'anno.
Le iniziative delle grandi società stanno però alimentando le preoccupazioni dei distributori indipendenti. Secondo le associazioni di categoria, le vendite presso questi impianti avrebbero registrato una contrazione del 29%, con perdite medie stimate in circa 2.700 euro al mese per ciascun punto vendita.
La difficoltà riguarda soprattutto gli operatori che acquistano carburante sul mercato all'ingrosso e dispongono di margini più limitati per ridurre i prezzi. Andrea Rossetti, presidente di Assopetroli-Assoenergia, denuncia una situazione di concorrenza squilibrata, nella quale i piccoli gestori rischiano di perdere ulteriori clienti a vantaggio delle reti delle maggiori compagnie.
Per gli automobilisti, la spesa dei prossimi rifornimenti dipenderà dunque da due fattori distinti. Da una parte è già terminato il beneficio fiscale sul gasolio, dall'altra la diminuzione del prezzo del petrolio e le iniziative volontarie dei distributori potrebbero contenere gli aumenti. L'effettivo risparmio continuerà a variare tra le diverse stazioni di servizio.
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