Emanuela Fanelli a Domenica In, dai dieci anni all'asilo al successo con Peccato

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Per dieci anni Emanuela Fanelli ha lavorato con i bambini prima di scegliere il palcoscenico. Oggi, tra il successo della serie Peccato e due David di Donatello, racconta come quel lavoro abbia cambiato il suo modo di guardare al futuro.

Emanuela Fanelli
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Dal quartiere romano di Morena ai riconoscimenti più prestigiosi del cinema italiano, Emanuela Fanelli ha costruito la propria carriera dopo aver trascorso un decennio lontano dai grandi set. L'attrice è tra gli ospiti di Mara Venier a Domenica In, dove ripercorre il suo percorso professionale e il successo della serie Peccato, tra ricordi personali, incontri decisivi e scelte che hanno cambiato la sua vita.

Prima di affermarsi come interprete, Fanelli ha lavorato dai 23 ai 33 anni come maestra d'asilo e baby sitter nei centri estivi. La recitazione occupava soprattutto le ore serali, quando portava in scena monologhi scritti da lei, senza riuscire ancora a trasformare quella passione in una professione. Per mantenersi aveva svolto anche altri lavori, tra cui quello di cameriera, portato avanti per circa due anni.

Proprio l'esperienza con i bambini ha contribuito alla decisione di dedicarsi completamente allo spettacolo. All'asilo la chiamavano affettuosamente Mela, un soprannome inventato da un piccolo alunno che non riusciva a pronunciare Emanuela. Osservando ogni giorno i bambini e le possibilità che avevano davanti, l'attrice ha cominciato a interrogarsi sul proprio futuro e su ciò che desiderava realmente fare.

Il passaggio non è stato immediato. Nel 2012, durante un periodo difficile legato ai problemi di salute della madre, Fanelli aveva temporaneamente messo da parte la recitazione. Ha raccontato di aver rinunciato persino a una delle attività che le procuravano maggiore felicità, perché in quel momento non riusciva a concedersi la stessa spensieratezza di prima.

La svolta professionale l'ha portata a conquistare due David di Donatello come miglior attrice non protagonista. Il primo è arrivato grazie a Siccità di Paolo Virzì, il secondo per C'è ancora domani, diretto da Paola Cortellesi. Con Virzì ha collaborato anche in Un altro Ferragosto, seguito di Ferie d'agosto, mentre nella serie Sky Call My Agent – Italia ha interpretato Luana Pericoli, aspirante attrice alle prese con Corrado Guzzanti.

Tra gli incontri più significativi della sua carriera figura quello con Paola Cortellesi. Le due attrici si sono conosciute lavorando a Gli ultimi saranno ultimi e hanno mantenuto un rapporto di amicizia anche dopo la conclusione delle riprese. Fanelli ha spiegato di essere piuttosto riservata quando parla di questo legame, proprio perché lo considera qualcosa di personale.

La collaborazione per C'è ancora domani è nata da una telefonata di Cortellesi, che desiderava raccontarle la storia del film che stava preparando. Fanelli conosceva già il progetto, ma ignorava che l'amica avesse pensato a lei per il personaggio di Marisa, la donna vicina alla protagonista Delia. Solo al termine del racconto ha ricevuto la proposta di interpretarla, trasformando così un'amicizia consolidata in una nuova esperienza cinematografica.

Nel corso delle sue interviste, l'attrice ha affrontato anche questioni più intime. A Vanity Fair ha parlato della maternità e delle domande che vengono rivolte alle donne sulla scelta di avere figli. Ha contestato l'abitudine di chiedere spiegazioni su decisioni che appartengono alla sfera privata, estendendo la riflessione anche ai commenti sull'aspetto fisico delle persone.

Quando le era stato chiesto se desiderasse diventare madre, Fanelli aveva risposto che, pur avendo allora 38 anni, non avvertiva quella pressione legata all'orologio biologico di cui spesso si parla. Non aveva escluso categoricamente la possibilità di avere figli, ma aveva rivendicato il diritto di vivere la questione senza dover giustificare le proprie scelte.

Nella stessa intervista a Vanity Fair aveva ricordato un episodio di molestia subito all'età di 18 anni. Si trovava su un treno e stava leggendo quando un uomo l'aveva importunata, compiendo poi un gesto osceno tra due vagoni. Fanelli aveva raccontato di essere rimasta immobile per la paura, nonostante si considerasse generalmente una persona pronta a reagire.

L'uomo si era allontanato quando lei aveva tentato di alzarsi. Successivamente l'attrice si era seduta accanto a una passeggera, che le aveva confidato di aver vissuto un'esperienza simile. Fanelli ha precisato di non aver mai subito molestie nell'ambiente di lavoro, riconoscendo di essere stata fortunata sotto questo aspetto.

Un altro tratto della sua personalità è emerso durante la 21ª Festa del Cinema di Roma, in occasione della presentazione di Il rumore delle cose nuove, film diretto da Paolo Genovese. Sul tappeto rosso, Fanelli ha chiesto al regista se sia davvero possibile conoscere fino in fondo un'altra persona. Alla risposta negativa di Genovese, l'attrice ha replicato scherzosamente che il cineasta aveva già dedicato tre film a quella domanda senza trovare una soluzione.

Dietro l'ironia che caratterizza molte delle sue interpretazioni, Fanelli riconosce un'indole incline alla riflessione. A chi le aveva domandato se la sua comicità nascondesse una forma di tristezza, aveva risposto di non considerarsi depressa, ma semplicemente riflessiva. Un aspetto del carattere che convive con la capacità di osservare le persone e trasformare situazioni quotidiane in materiale per la scena.

Oggi il successo di Peccato si aggiunge a un percorso che comprende cinema, televisione e teatro. Resta centrale il ricordo degli anni trascorsi all'asilo, quando il contatto quotidiano con i bambini l'aveva aiutata a immaginare una vita diversa. Una scelta maturata gradualmente, prima che la recitazione diventasse il suo lavoro principale.

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