Ucraina, Berlino ferma nuovi Patriot mentre Kiev affronta i raid prima dei negoziati

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La Germania esclude per ora nuovi sistemi Patriot per Kiev, mentre gli attacchi russi colpiscono reti elettriche e infrastrutture. Zelensky chiede consegne più rapide agli Stati Uniti alla vigilia dei colloqui di Abu Dhabi.

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L'Ucraina rischia di affrontare una nuova fase di attacchi russi senza un rafforzamento immediato delle proprie difese aeree. La Germania ha comunicato di non poter trasferire altri sistemi Patriot a Kiev, mentre il presidente Volodymyr Zelensky sollecita Washington ad accelerare le forniture di missili intercettori. La situazione si complica a pochi giorni dalla ripresa dei negoziati tra Ucraina, Russia e Stati Uniti, programmati per il 10 e 11 novembre ad Abu Dhabi.

A spiegare i limiti dell'assistenza militare tedesca è stato il ministro della Difesa Boris Pistorius, intervenuto in un colloquio con il quotidiano Berliner Morgenpost. Berlino ha già consegnato diversi sistemi antiaerei e numerosi missili, ma ulteriori trasferimenti comprometterebbero la capacità delle forze armate tedesche di proteggere il proprio territorio. Le attrezzature cedute, infatti, non potrebbero essere sostituite rapidamente.

Secondo Pistorius, nuovi invii provocherebbero carenze negli arsenali nazionali che la Germania non può permettersi. La decisione non rappresenta una rinuncia generale al sostegno militare all'Ucraina, ma conferma le difficoltà nel reperire sistemi Patriot disponibili in tempi brevi, proprio mentre Kiev cerca di rafforzare la protezione delle proprie città.

Il problema riguarda anche le forniture americane. Washington ha recentemente autorizzato una vendita di 500 missili per un valore complessivo di 2,1 miliardi di dollari, ma le procedure di produzione e consegna potrebbero richiedere diversi anni. Zelensky ha chiesto agli Stati Uniti di ridurre questi tempi, sostenendo che le necessità dell'esercito ucraino sono immediate.

Il presidente ucraino ha descritto una situazione particolarmente difficile per le infrastrutture energetiche. Nonostante il Paese produca complessivamente più elettricità di quanta ne consumi, i bombardamenti contro centrali e reti di distribuzione provocano interruzioni e carenze a Kiev e in altre regioni. Le forze russe prendono di mira anche i collegamenti strategici, compresi i ponti che attraversano il fiume Dnipro nell'area compresa tra la capitale e Zaporizhzhia.

La disponibilità limitata di intercettori Patriot, secondo Zelensky, ha già impedito di contrastare efficacemente alcuni attacchi, causando danni rilevanti. Il governo ucraino sta quindi cercando di ottenere consegne anticipate attraverso contatti diplomatici e militari con gli Stati Uniti. La richiesta assume particolare urgenza con l'avvicinarsi dell'inverno, quando eventuali interruzioni della corrente elettrica possono compromettere anche il riscaldamento e altri servizi essenziali.

Alle difficoltà sul fronte della difesa si aggiunge la tensione diplomatica. Zelensky ritiene che Vladimir Putin stia intensificando i bombardamenti per indebolire la posizione negoziale ucraina prima dell'incontro negli Emirati Arabi Uniti. Secondo il presidente, Mosca considera la pressione militare uno strumento da utilizzare anche durante i tentativi di raggiungere un accordo.

Il leader ucraino auspica che Washington e gli altri Paesi partner mantengano una linea coerente durante i colloqui. A suo giudizio, gli attacchi contro le infrastrutture civili servono anche a condizionare le decisioni degli alleati di Kiev e a modificare gli equilibri prima della ripresa delle trattative.

Un ulteriore elemento riguarda le armi utilizzate dall'esercito russo. Zelensky ha riferito su X che le verifiche tecniche condotte dopo gli ultimi bombardamenti avrebbero individuato l'impiego di missili balistici KN-23 prodotti in Corea del Nord. Le informazioni preliminari indicano che almeno una delle infrastrutture energetiche danneggiate sarebbe stata raggiunta da questo tipo di ordigno.

Il presidente ha collegato il possibile utilizzo dei missili nordcoreani alla necessità di rafforzare le sanzioni internazionali contro i Paesi e i soggetti che contribuiscono alle operazioni militari russe. Gli accertamenti sui siti colpiti sono ancora in corso e serviranno a definire con maggiore precisione le caratteristiche delle armi impiegate.

Intanto Mosca ha ufficializzato i rappresentanti che parteciperanno ai negoziati di Abu Dhabi. Come confermato dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov all'agenzia Interfax, la delegazione russa sarà guidata dal consigliere presidenziale Vladimir Medinsky e comprenderà i viceministri degli Esteri Sergei Ryabkov e Mikhail Galuzin.

Alla missione prenderanno parte anche due alti ufficiali dello Stato maggiore russo. Si tratta di Igor Kostyukov, responsabile dell'intelligence militare, e Yuri Zhigarlovsky, vicedirettore della Direzione operativa principale, struttura coinvolta nella pianificazione delle attività delle forze armate.

Il consigliere presidenziale per gli Affari internazionali Yuri Ushakov seguirà lo svolgimento delle trattative senza essere formalmente incluso nella delegazione. I cinque rappresentanti designati avevano partecipato venerdì 6 novembre a una riunione convocata da Putin con i membri permanenti del Consiglio di sicurezza nazionale, dedicata anche alla preparazione dell'incontro diplomatico.

I colloqui trilaterali inizieranno martedì 10 novembre e proseguiranno mercoledì 11. Sarà il primo confronto di questo formato dalla precedente tornata di febbraio. L'appuntamento si svolgerà mentre continuano gli attacchi sul territorio ucraino e Kiev cerca di ottenere nuove risorse per la difesa aerea, con la questione delle forniture militari destinata a pesare anche sul quadro diplomatico.

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