Rosa Capuano condannata a 25 anni, la confessione in aula per l'omicidio del padre

Notizia in breve

Per quasi due anni aveva negato di aver sparato al padre, trovato morto in un garage a Suzzara. Davanti ai giudici di Mantova, Rosa Capuano ha cambiato versione e ammesso il delitto. La Corte l'ha condannata a 25 anni di carcere.

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Rosa Capuano condannata a 25 anni, la confessione in aula per l'omicidio del padre
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La confessione è arrivata il 5 novembre 2026, durante l'udienza davanti alla Corte d'Assise di Mantova. Rosa Capuano, 47 anni, ha riconosciuto per la prima volta di aver ucciso il padre Francesco, pensionato disabile di 79 anni, trovato senza vita il 23 dicembre 2024 a Suzzara, nel Mantovano. Nella stessa giornata i giudici hanno pronunciato una condanna a 25 anni di reclusione, accogliendo la richiesta della pubblica accusa.

Fino a quel momento la donna aveva respinto ogni responsabilità, mantenendo la propria versione anche dopo l'arresto. Davanti alla Corte ha invece dichiarato: «Sono stata io. Non ce la facevo più. Ho preso la pistola e l'ho ucciso». Un'ammissione che ha modificato il quadro processuale proprio nella fase conclusiva del dibattimento.

La pubblico ministero Alessia Silimbani ha chiesto una pena di 25 anni, rinunciando alla richiesta dell'ergastolo alla luce della confessione e del riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte ha ritenuto queste ultime equivalenti alle aggravanti riconosciute, mantenendo la premeditazione e il rapporto di parentela tra l'imputata e la vittima. È stata invece esclusa l'aggravante dei motivi abietti e futili.

La vicenda giudiziaria era cominciata poco prima del Natale 2024. Francesco Capuano si trovava nella propria automobile, parcheggiata nel garage condominiale di via Biolcheria, a Suzzara, quando venne raggiunto da diversi colpi di pistola. Nell'edificio abitava insieme alla figlia, che si occupava quotidianamente della sua assistenza.

Fu Rosa a chiedere l'intervento dei soccorsi. Agli investigatori raccontò che lei e il padre stavano per uscire a fare alcune commissioni e che, prima di partire, era tornata nell'appartamento per prendere un oggetto dimenticato. Sosteneva di aver trovato l'anziano privo di vita nell'automobile soltanto dopo essere scesa nuovamente in garage.

Gli accertamenti dei carabinieri portarono però a concentrare le indagini sui rapporti familiari. Gli investigatori approfondirono le circostanze dell'omicidio e verificarono il racconto della figlia, individuando elementi che non ritenevano compatibili con la ricostruzione iniziale.

Nel marzo 2025 arrivò l'arresto a Giugliano, in provincia di Napoli, località d'origine della famiglia nella quale la donna si era trasferita dopo la morte del padre. Durante le perquisizioni, i militari trovarono nel suo beauty case un revolver calibro 22 con tre bossoli dello stesso calibro di quelli utilizzati per l'omicidio. Il ritrovamento rappresentò un passaggio decisivo nell'indagine, anche se l'indagata continuò a dichiararsi innocente.

Gli investigatori avevano inoltre ricostruito una situazione familiare caratterizzata da un rapporto difficile tra padre e figlia. Secondo l'ipotesi accusatoria, la donna desiderava sottrarsi a una condizione di forte soggezione nei confronti del genitore, al quale prestava assistenza costante. Tra gli elementi considerati figurava anche la prospettiva di diventare erede universale del patrimonio paterno.

La confessione resa davanti ai giudici ha confermato la responsabilità della donna nell'omicidio, dopo un lungo periodo nel quale aveva sostenuto di non aver sparato. Il comando provinciale dei Carabinieri di Mantova ha ricostruito in una nota il percorso investigativo e giudiziario concluso con la sentenza. La pena stabilita dalla Corte d'Assise chiude così il processo di primo grado per la morte di Francesco Capuano.

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