Trump dopo la sconfitta alle Midterm, i media di Murdoch guardano oltre la Casa Bianca

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La sconfitta repubblicana alle elezioni di metà mandato apre una frattura tra Donald Trump e i media di Rupert Murdoch. Il cambio di tono dei giornali conservatori arriva mentre Fox News perde il 28% degli ascolti in prima serata.

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Le elezioni americane di metà mandato del 3 novembre hanno aperto una fase delicata nei rapporti tra Donald Trump e il gruppo mediatico di Rupert Murdoch. Dopo la pesante sconfitta dei repubblicani, alcune delle testate conservatrici più influenti degli Stati Uniti hanno attribuito direttamente al presidente la responsabilità del risultato, mostrando una distanza dalla Casa Bianca che fino a pochi giorni prima sarebbe stata difficile immaginare.

Il segnale più esplicito è arrivato dal New York Post, quotidiano appartenente all'impero editoriale del magnate australiano. Rivolgendosi a Trump, il giornale lo ha invitato a cercare il responsabile della disfatta guardandosi allo specchio. Una presa di posizione particolarmente significativa per una testata che ha sostenuto a lungo il presidente e che rappresenta una delle voci più popolari dell'area conservatrice americana.

La nuova linea editoriale si è manifestata anche attraverso le copertine. Il New York Post ha raffigurato Trump travolto da uno tsunami blu, richiamando il colore del Partito democratico. Nell'edizione successiva ha invece dato spazio a JD Vance, rappresentato mentre osserva con irritazione il presidente. Il riferimento politico riguarda soprattutto la guerra contro l'Iran, un conflitto dal quale il vicepresidente aveva preso le distanze fin dall'inizio e che ha contribuito alla sconfitta elettorale repubblicana.

Il Wall Street Journal ha espresso valutazioni altrettanto severe. Il quotidiano economico ha indicato Trump come il principale responsabile del risultato, criticando la gestione del secondo mandato presidenziale. Secondo il giornale, una conduzione politica imprevedibile e concentrata sulla figura del presidente avrebbe compromesso un'occasione favorevole per realizzare riforme di orientamento conservatore.

Le critiche non si limitano alla carta stampata. Anche Fox News, per anni uno dei principali punti di riferimento televisivi di Trump, ha modificato il tono della propria copertura politica durante lo scrutinio. Il presidente ha reagito attaccando pubblicamente l'emittente attraverso diversi messaggi, arrivando a contestare persino il modo di parlare di un conduttore. Le tensioni mostrano quanto sia cambiato il rapporto tra la Casa Bianca e una parte dell'informazione conservatrice.

Un riconoscimento del peso della guerra è arrivato anche da Sean Hannity, uno dei volti televisivi tradizionalmente più vicini al presidente. Il conduttore ha affermato che il conflitto con l'Iran ha influito certamente sul voto, attribuendogli un ruolo determinante nelle scelte degli elettori. Le conseguenze politiche della guerra si aggiungono così alle difficoltà economiche e al malcontento che hanno accompagnato la campagna elettorale.

Secondo il Financial Times, dietro il cambiamento delle testate di Murdoch potrebbe esserci una valutazione più ampia sul futuro del conservatorismo americano. Il gruppo editoriale starebbe iniziando a considerare concretamente una fase politica successiva a Trump, cercando di comprendere quali figure possano raccoglierne l'eredità e mantenere competitivo il Partito repubblicano.

Il quotidiano finanziario britannico ha raccolto le considerazioni di un ex alto dirigente di News Corp, secondo il quale Rupert Murdoch ha sempre cercato di riconoscere in anticipo i protagonisti destinati ad affermarsi sulla scena politica. Questa capacità gli avrebbe permesso di costruire rapporti con i futuri leader e di esercitare un'influenza sulle loro scelte. Nella valutazione dell'ex manager, il magnate sarebbe oggi interessato soprattutto a conservare il proprio pubblico, piuttosto che a difendere personalmente Trump.

La questione degli spettatori è diventata particolarmente concreta per Fox News. A ottobre gli ascolti della rete nella fascia di prima serata sono diminuiti del 28% rispetto allo stesso mese del 2025. Un arretramento significativo, nonostante l'emittente continui a occupare la prima posizione tra i canali americani di informazione via cavo, davanti a Cnn e MS Now.

Lunedì 2 novembre, durante un incontro con gli investitori, l'amministratore delegato di Fox Corporation, Lachlan Murdoch, ha parlato apertamente di stanchezza del pubblico. Secondo il dirigente, una parte degli spettatori avrebbe ridotto il tempo dedicato alle notizie dopo un periodo caratterizzato da eventi politici particolarmente intensi. La flessione degli ascolti rappresenta comunque un elemento da considerare nelle future strategie editoriali.

Una presa di distanza troppo marcata dal presidente comporterebbe tuttavia un altro rischio commerciale. Gli spettatori più fedeli a Trump potrebbero orientarsi verso Newsmax, network televisivo che ha costruito la propria crescita attraverso posizioni ancora più conservatrici rispetto a quelle di Fox News. Per il gruppo Murdoch diventa quindi necessario trovare un equilibrio tra il rapporto con la base repubblicana e la ricerca di nuovi riferimenti politici.

La prospettiva del futuro riguarda anche gli assetti proprietari dell'impero mediatico. Rupert Murdoch, oggi 95enne, ha concluso nel 2025 un accordo familiare che prevede il versamento di oltre tre miliardi di dollari a tre dei suoi figli, con l'obiettivo di assicurare al primogenito Lachlan il controllo del gruppo dopo la sua morte. L'operazione mira anche a preservare l'orientamento conservatore delle principali testate e delle attività televisive.

La sconfitta repubblicana mette dunque alla prova una strategia costruita per garantire continuità politica ed editoriale. Il New York Post, pur criticando duramente Trump, ha osservato che un eventuale eccesso di sicurezza dei democratici potrebbe offrire ai repubblicani una nuova opportunità alle presidenziali del 2028.

Il Wall Street Journal ha invece invitato esplicitamente il Partito repubblicano a interrogarsi sui propri valori e sulla propria identità nell'epoca successiva a Donald Trump. Un confronto che, secondo il quotidiano, dovrebbe cominciare rapidamente. Le posizioni assunte dalle testate di Murdoch indicano che almeno una parte del mondo conservatore americano ha già iniziato a ragionare sui possibili nuovi equilibri politici.

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