Enrico Tomelleri morto a 47 anni in Arizona, l'embolia dopo il lungo viaggio aereo

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Enrico Tomelleri, docente di 47 anni della Libera Università di Bolzano, è morto in Arizona pochi giorni dopo un lungo viaggio dagli effetti rivelatisi fatali. Il fratello ha riferito che i medici hanno individuato un'embolia polmonare.

Bolzano
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Un viaggio negli Stati Uniti per partecipare a un incontro accademico si è concluso tragicamente per Enrico Tomelleri, professore di 47 anni della Libera Università di Bolzano. Il docente è morto il 7 ottobre in un ospedale dell'Arizona, quattro giorni dopo un ricovero d'urgenza per gravi difficoltà respiratorie. Secondo quanto riferito dal fratello Carlo, i medici americani hanno individuato la causa del decesso in un'embolia polmonare collegata alla prolungata immobilità durante il trasferimento.

Originario del Veronese e residente da anni in Alto Adige, Tomelleri aveva raggiunto gli Stati Uniti per partecipare a un workshop organizzato dalla Northern Arizona University. Era partito il 28 settembre da Monaco di Baviera, affrontando inizialmente un volo intercontinentale di circa 12 ore. Al primo tratto erano seguiti un ulteriore collegamento aereo di circa un'ora e mezza e diversi spostamenti in automobile.

Il 3 ottobre, a distanza di alcuni giorni dall'arrivo, il professore aveva iniziato ad avvertire problemi respiratori. Le sue condizioni avevano richiesto il trasferimento in ospedale e il ricovero in terapia intensiva. Nonostante le cure, il quadro clinico si è aggravato fino al decesso, avvenuto quattro giorni più tardi.

La ricostruzione delle cause è arrivata attraverso il fratello Carlo, che ha riferito alla stampa le conclusioni dei sanitari statunitensi. L'embolia polmonare sarebbe stata una conseguenza della cosiddetta trombosi del viaggiatore, una condizione associata ai lunghi periodi trascorsi senza muoversi adeguatamente, soprattutto durante trasferimenti di molte ore.

Tomelleri lavorava alla Facoltà di Scienze agrarie, ambientali e alimentari della Libera Università di Bolzano, dove ricopriva il ruolo di Assistant Professor. La sua attività scientifica riguardava principalmente le scienze forestali, l'analisi ambientale e lo sviluppo di metodi per la gestione sostenibile dei boschi.

Nel corso della carriera universitaria aveva insegnato Environmental Data Analysis, Forest Inventory e Management of Mountain Forests, occupandosi della formazione degli studenti e della ricerca applicata agli ecosistemi montani. Faceva parte della comunità accademica altoatesina dalla fine del 2017.

L'ateneo ha ricordato il professore attraverso le parole di Roberto Tognetti, direttore del corso, che ha richiamato il suo impegno nella didattica e la capacità di coinvolgere gli studenti. «Alla ricerca ha sempre affiancato una forte passione per la didattica», ha dichiarato, ricordando la curiosità e il rigore che Tomelleri riusciva a trasmettere durante le lezioni. «Mancherà moltissimo a tutti noi», ha aggiunto.

La vicenda richiama anche i rischi sanitari legati ai viaggi di lunga durata. La trombosi del viaggiatore, conosciuta anche come sindrome da classe economica, può svilupparsi quando una persona rimane seduta per diverse ore, con una riduzione del normale movimento degli arti inferiori. Il fenomeno non riguarda esclusivamente gli aerei, ma può verificarsi anche durante lunghi percorsi in treno o automobile.

L'immobilità prolungata favorisce il ristagno del sangue nelle vene profonde delle gambe e, in alcune circostanze, la formazione di coaguli. Se una parte del trombo si stacca e raggiunge i polmoni attraverso la circolazione sanguigna, può provocare un'embolia polmonare, una complicanza potenzialmente mortale.

Il rischio assoluto resta relativamente basso. Alcuni studi hanno stimato un episodio di tromboembolia venosa ogni 4.600-4.700 voli di durata superiore alle quattro ore. Il dato riguarda complessivamente gli eventi trombotici associati al viaggio e non soltanto le embolie polmonari gravi, che risultano molto più rare.

La probabilità aumenta in presenza di fattori predisponenti, tra cui obesità, età avanzata, gravidanza, precedenti episodi di trombosi, familiarità e alcune alterazioni della coagulazione. La condizione può comunque manifestarsi anche in persone senza fattori di rischio conosciuti.

Per limitare i pericoli durante gli spostamenti prolungati, gli specialisti consigliano di alzarsi periodicamente, camminare quando possibile e muovere frequentemente piedi e caviglie anche restando seduti. Mantenere una normale idratazione è una buona abitudine, sebbene non esistano prove definitive che bere più acqua prevenga direttamente la trombosi.

Per chi presenta un rischio elevato, il medico può valutare ulteriori precauzioni, compreso l'utilizzo di calze a compressione graduata. La comparsa di gonfiore o dolore a una gamba dopo un viaggio richiede attenzione medica, mentre difficoltà respiratorie improvvise e dolore toracico possono indicare un'emergenza che necessita di assistenza immediata.

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