Hegseth rischia l'impeachment dopo le midterm, i repubblicani contestano la guerra in Iran

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La sconfitta repubblicana alle elezioni di metà mandato apre una frattura sul futuro di Pete Hegseth. Il segretario alla Difesa è accusato da esponenti del suo partito di aver spinto per la guerra in Iran senza un piano d'uscita.

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Il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth potrebbe affrontare un voto di impeachment alla Camera dei rappresentanti già nella settimana del 9 novembre. L'iniziativa arriva dopo la pesante sconfitta dei repubblicani alle elezioni di metà mandato, che ha aperto uno scontro interno al partito sulle responsabilità politiche della guerra contro l'Iran. Secondo quanto riferisce la Cnn, diversi parlamentari conservatori considerano il capo del Pentagono uno dei principali responsabili delle scelte militari che hanno contribuito al risultato elettorale.

A promuovere il tentativo di mettere sotto accusa Hegseth è il deputato repubblicano Thomas Massie, intenzionato a portare la questione al voto non appena il Congresso riprenderà i lavori. Alcune fonti del partito, interpellate dalla Cnn, ritengono che la proposta possa ottenere i consensi necessari per essere approvata. Una simile decisione rappresenterebbe un passaggio politico significativo per un membro dell'amministrazione Trump, pur non comportando automaticamente la sua rimozione dall'incarico.

Le contestazioni riguardano soprattutto il ruolo che Hegseth avrebbe avuto nella decisione di attaccare l'Iran. Secondo diversi esponenti repubblicani che hanno parlato alla Cnn chiedendo l'anonimato, il segretario alla Difesa avrebbe presentato al presidente Donald Trump valutazioni eccessivamente ottimistiche sulle possibilità di ottenere una vittoria rapida, senza predisporre una strategia credibile per concludere il conflitto.

Le critiche investono anche la gestione delle operazioni militari successive. Hegseth, considerato uno dei sostenitori più convinti dell'intervento, continuerebbe a favorire un'intensificazione degli attacchi nonostante i bombardamenti americani non abbiano prodotto risultati sufficienti ad avvicinare Teheran alla resa. Questa posizione avrebbe progressivamente indebolito il sostegno politico di cui godeva tra i parlamentari del suo stesso schieramento.

La guerra in Iran è diventata uno degli argomenti più delicati per i repubblicani dopo il voto del 3 novembre. Le perdite elettorali vengono paragonate, per dimensioni e conseguenze, a quelle subite dal partito nel 2008. Alcuni strateghi conservatori hanno tuttavia riconosciuto privatamente che le difficoltà non dipendono esclusivamente dal conflitto e che recuperare il consenso perduto potrebbe richiedere diversi anni.

La ricerca delle responsabilità politiche incontra però un limite preciso. Nonostante il risultato delle urne, molti dirigenti repubblicani non intendono attribuire direttamente a Trump la responsabilità della sconfitta. Il presidente conserva un'influenza determinante sul partito e, a due anni dalla conclusione del suo mandato, pochi parlamentari sembrano disposti ad aprire una rottura con la Casa Bianca.

La situazione appare diversa per Hegseth, che non ha costruito rapporti particolarmente solidi con il Congresso da quando ha assunto la guida del Pentagono. L'ex conduttore di Fox si trova così esposto alle critiche di una parte dello schieramento che continua invece a sostenere il presidente. La sua posizione potrebbe diventare il punto su cui concentrare il malcontento seguito alla sconfitta elettorale.

Il futuro del segretario alla Difesa dipenderà ora dalle decisioni dei parlamentari e dalla risposta dell'amministrazione. Trump ha pubblicamente difeso il suo collaboratore, escludendo per il momento l'intenzione di sostituirlo. Resta però la prospettiva di un voto alla Camera che potrebbe rendere ancora più evidente la divisione tra i repubblicani sulla conduzione della guerra e sulle conseguenze politiche del conflitto.

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