El Niño verso il picco di dicembre, rischio record e allerta per siccità e alluvioni

Notizia in breve

Il Pacifico continua a riscaldarsi e le previsioni indicano un El Niño particolarmente intenso entro dicembre 2026. In Sud America e nel Pacifico le autorità affrontano già emergenze legate a piogge estreme e scarsità d'acqua.

El Niño
El Niño verso il picco di dicembre, rischio record e allerta per siccità e alluvioni
Ricevi le notizie di Zazoom.it su GoogleTutte le news direttamente su Google.
Segui

Il riscaldamento delle acque del Pacifico tropicale potrebbe raggiungere livelli senza precedenti entro dicembre 2026, modificando la distribuzione delle piogge e delle temperature in numerose regioni del pianeta. Le ultime valutazioni meteorologiche indicano un ulteriore rafforzamento di El Niño, mentre diversi Paesi stanno già adottando misure straordinarie per affrontare siccità, precipitazioni intense e difficoltà nell'approvvigionamento idrico.

Secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), l'evento climatico ha elevate probabilità di raggiungere un'intensità storica. Nell'aggiornamento dell'8 ottobre, gli esperti statunitensi hanno stimato all'83% la possibilità che, nel trimestre ottobre-dicembre, El Niño superi la soglia di intensità dei maggiori episodi osservati dal 1950. La probabilità che rimanga forte o molto forte fino al trimestre gennaio-marzo 2027 supera invece l'83%.

Anche l'Organizzazione meteorologica mondiale, agenzia delle Nazioni Unite specializzata in meteorologia e clima, prevede un'intensificazione del fenomeno verso la fine dell'anno. Le temperature superficiali del Pacifico equatoriale centrale e orientale potrebbero raggiungere valori record, con anomalie capaci di influenzare le condizioni atmosferiche su scala globale.

Le conseguenze non saranno uniformi. Alcune aree potrebbero affrontare lunghi periodi senza precipitazioni, mentre altre rischiano piogge eccezionali, esondazioni e frane. Gli effetti di El Niño si aggiungono inoltre al riscaldamento globale causato dalle attività umane, contribuendo ad aumentare la pressione su territori e comunità particolarmente vulnerabili.

Il Perù ha dichiarato lo stato di emergenza per 60 giorni in 1.380 distretti, distribuiti in 24 dipartimenti, a causa del pericolo di precipitazioni intense associate a El Niño. Il provvedimento, adottato dal governo della presidente Keiko Fujimori, permette alle autorità di intervenire con misure urgenti per ridurre i rischi e organizzare eventuali operazioni di soccorso e ripristino.

Il riscaldamento delle acque oceaniche rappresenta una particolare minaccia per il territorio peruviano, dove le piogge possono provocare allagamenti, piene improvvise dei corsi d'acqua e movimenti di fango e detriti. Le amministrazioni locali dovranno coordinarsi con le strutture nazionali di protezione civile per rafforzare la prevenzione.

La Bolivia affronta una situazione altrettanto delicata. Il presidente Rodrigo Paz ha annunciato misure emergenziali per contrastare gli effetti della siccità e delle inondazioni attribuite al cosiddetto super El Niño. Il provvedimento consente di destinare ulteriori risorse economiche alle zone maggiormente colpite e di mobilitare le unità di sicurezza.

Secondo i dati diffusi dal ministero boliviano della Protezione civile, la scarsità d'acqua ha interessato circa 78.000 famiglie e contribuito alla perdita di oltre 75.000 capi di bestiame. Paz ha chiesto la collaborazione delle autorità territoriali, richiamando la necessità di contenere i danni alle attività agricole e alle comunità rurali.

Le anomalie climatiche interessano anche la Nuova Zelanda. Nella regione settentrionale del Northland, la persistente carenza di precipitazioni ha ridotto sensibilmente la disponibilità delle risorse idriche. Jason Donaghy, responsabile del monitoraggio del Northland Regional Council, ha segnalato livelli delle falde sotterranee inferiori alla norma, in diversi casi estremamente bassi rispetto ai valori stagionali.

Durante ottobre, nel Northland sono caduti appena 32 millimetri di pioggia, equivalenti al 36% della media mensile. Le precipitazioni previste nei giorni successivi non sembrano sufficienti a compensare il deficit accumulato, soprattutto nei terreni maggiormente colpiti dalla siccità.

Nelle Filippine, il senatore Francis Pangilinan ha sollecitato il governo a preparare misure economiche per proteggere la popolazione dalle conseguenze di un El Niño particolarmente intenso. Tra le richieste figura l'applicazione automatica del blocco dei prezzi dei beni essenziali nelle aree dichiarate in stato di calamità.

Il parlamentare ha richiamato la Republic Act 7581, conosciuta come Price Act, chiedendo controlli più rigorosi contro accaparramento, speculazioni commerciali e accordi illegali sui prezzi. L'obiettivo è impedire che eventuali difficoltà nelle forniture provochino ulteriori aumenti dei costi per le famiglie.

In Papua Nuova Guinea, il distretto di Gazelle ha destinato oltre 1,2 milioni di kina agli interventi contro la carenza idrica. L'amministratore Robert Numbaru ha descritto una situazione nella quale le riserve disponibili riescono spesso a garantire le forniture soltanto per uno o tre giorni. Le autorità intendono quindi rafforzare le infrastrutture per assicurare una distribuzione dell'acqua più stabile.

Un'altra emergenza riguarda le Isole Galapagos, in Ecuador, dove precipitazioni particolarmente violente hanno provocato almeno una vittima e costretto numerose famiglie ad abbandonare le proprie abitazioni. Le autorità locali ritengono che le piogge possano essere collegate alle alterazioni meteorologiche associate a El Niño.

Sull'isola di Santa Cruz, le prime valutazioni dell'amministrazione comunale indicano circa 2.000 famiglie coinvolte. La sindaca Fanny Uribe ha descritto un evento superiore alle previsioni locali, riferendo che alcuni residenti hanno perso tutti i propri beni. L'arcipelago conta complessivamente circa 28.500 abitanti distribuiti su quattro isole principali.

Alla crescente esposizione ai fenomeni estremi si aggiunge il problema delle risorse economiche necessarie per adattarsi ai cambiamenti climatici. Secondo l'Adaptation Gap Report dell'UN Environment Programme (Unep), i Paesi in via di sviluppo avrebbero bisogno di circa 305 miliardi di dollari all'anno fino al 2035 per limitare le conseguenze del riscaldamento globale.

I finanziamenti internazionali attualmente disponibili rimangono però insufficienti rispetto alle necessità. La distanza tra risorse richieste e fondi effettivamente erogati rende più difficile realizzare sistemi di allerta, infrastrutture idriche e interventi di protezione del territorio. Con El Niño destinato a mantenere un'intensità elevata anche nei primi mesi del 2027, la capacità di prevenzione e risposta delle singole amministrazioni assume un peso crescente.

?
Vuoi approfondire questa notizia?Condividila sui social o cerca aggiornamenti, video e discussioni correlate.

Notizie correlate

Super El Nino 2026-2027, cresce il rischio di caldo record e danni globali El Nino 2026-2027 si sta rafforzando nel Pacifico e potrebbe diventare il più intenso delle serie moderne, aumentando il rischio di caldo globale record nel 2027, eventi meteo estremi, danni agli ecosistemi e perdite economiche ingenti.

El Nino verso il ritorno, cresce il rischio di un fenomeno climatico forte o estremo El Niño potrebbe formarsi tra settembre e gennaio con una probabilità del 95%, aumentando il rischio di temperature globali più elevate e fenomeni climatici estremi.

Cerca news, video e discussioni social in tutto il web su 'El Niño'

⬆