Morbillo in Italia, 651 casi in un anno e seconda dose del vaccino ancora sotto il 95%
In Italia il morbillo continua a circolare e il problema principale resta il completamento della vaccinazione. La seconda dose è ancora lontana dal 95% necessario per fermare la trasmissione, mentre il Paese guida i contagi europei.
L'Italia ha registrato 651 casi di morbillo tra ottobre 2025 e settembre 2026, il numero più alto tra i Paesi dell'Unione europea e dello Spazio economico europeo. Su 2.325 infezioni complessivamente segnalate nello stesso periodo, circa il 28% riguarda il territorio italiano. Un dato che riporta l'attenzione sulle coperture vaccinali, ancora insufficienti per interrompere stabilmente la circolazione del virus.
La Società Italiana di Pediatria (Sip) richiama soprattutto la necessità di completare il ciclo vaccinale. Secondo i dati del ministero della Salute relativi al 2024, la copertura per la prima dose è arrivata al 94,8%, rispetto all'87,3% del 2016. La situazione cambia per la seconda somministrazione, rimasta all'84,4%, ben al di sotto del 95% indicato come obiettivo per l'eliminazione del morbillo.
Il divario riguarda l'intero territorio nazionale, pur con differenze significative tra le Regioni. Nel 2024 nessuna ha raggiunto il 95% di copertura con due dosi. La Sicilia presenta il valore più basso, pari al 67,88%, mentre l'Umbria arriva al 94,3%. Campania, Calabria, Lazio e Toscana figurano inoltre tra le aree maggiormente interessate dalla circolazione del virus.
Il mancato completamento della vaccinazione lascia una parte della popolazione esposta all'infezione. I pediatri ricordano che la protezione non deve riguardare soltanto i bambini più piccoli, ma anche gli adolescenti e gli adulti che non hanno ricevuto tutte le dosi previste. Il recupero delle vaccinazioni mancanti rappresenta quindi una delle principali misure per ridurre il rischio di nuovi focolai.
Rino Agostiniani, presidente della Società Italiana di Pediatria, invita a concentrare gli interventi sulle persone che non hanno completato il percorso vaccinale. L'aumento delle prime somministrazioni, pur rappresentando un miglioramento rispetto agli anni precedenti, non basta a garantire una protezione adeguata della popolazione. Occorre individuare chi risulta ancora suscettibile all'infezione, con particolare attenzione ai giovani adulti.
Il morbillo è una malattia virale estremamente contagiosa e può provocare conseguenze importanti anche in persone precedentemente sane. Nei casi più seri possono svilupparsi polmoniti, encefaliti e altre complicazioni che rendono necessario il ricovero ospedaliero. La convinzione che si tratti di un'infezione ormai scomparsa non corrisponde alla situazione epidemiologica attuale.
Cristina Mussini, presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, richiama l'attenzione sulla gravità delle possibili complicanze. Anche gli episodi più recenti segnalati negli Stati Uniti dimostrano, secondo l'infettivologa, che il morbillo continua a rappresentare un rischio sanitario concreto e che, nei casi più gravi, può avere conseguenze mortali.
Sulla necessità di rafforzare la prevenzione interviene anche Antonio D'Avino, presidente nazionale della Federazione italiana medici pediatri. Il medico ricorda che una diminuzione delle coperture vaccinali permette al virus di tornare a diffondersi, anche nei territori dove la malattia sembrava ormai sotto controllo. La vaccinazione resta lo strumento fondamentale per limitare la trasmissione e prevenire le complicanze.
Le indicazioni dei pediatri puntano dunque a due obiettivi concreti: mantenere elevata l'adesione alla prima dose e recuperare le seconde somministrazioni non effettuate. Per raggiungere la soglia del 95% sarà necessario intervenire sulle differenze territoriali e verificare la situazione vaccinale anche nelle fasce d'età successive all'infanzia, così da ridurre il numero delle persone ancora prive di una protezione completa.
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