Morbillo in Italia, 651 casi in un anno e copertura vaccinale ancora sotto il 95%
In Italia il morbillo ha fatto registrare 651 casi in dodici mesi, il dato più alto nell'Unione europea. La seconda dose di vaccino resta sotto la soglia del 95% in tutte le regioni, mentre il virus può diffondersi prima dei sintomi visibili.
L'Italia è il Paese europeo con il maggior numero di casi di morbillo registrati tra il 1° ottobre 2025 e il 30 settembre 2026. Secondo il rapporto pubblicato il 30 ottobre dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), le infezioni segnalate nel nostro Paese sono state 651, pari al 28% delle 2.325 notificate complessivamente in 30 Stati dell'Unione europea e dello Spazio economico europeo.
Alle spalle dell'Italia figurano Bulgaria, Romania, Spagna e Francia. Nel solo mese di settembre, tuttavia, la Bulgaria ha registrato più contagi rispetto al nostro Paese. A livello europeo la circolazione del virus mostra una diminuzione, anche se i dati più recenti potrebbero subire aggiornamenti. Il problema riguarda soprattutto chi non ha ricevuto una protezione vaccinale completa: tra i casi con informazioni disponibili, il 71,8% interessa persone non vaccinate e il 16,7% soggetti che hanno ricevuto una sola dose.
Il dato italiano assume particolare rilievo alla luce delle coperture vaccinali. Secondo le informazioni relative al 2024 richiamate dal ministero della Salute, il 94,77% dei bambini ha ricevuto la prima dose contro il morbillo, mentre la percentuale scende all'84,45% per la seconda. Nessuna Regione o Provincia autonoma raggiunge, per il completamento del ciclo, il 95% raccomandato dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per interrompere la trasmissione del virus nella popolazione.
La facilità con cui il morbillo si diffonde spiega perché anche una riduzione relativamente contenuta della copertura vaccinale possa favorire nuovi focolai. Il suo numero di riproduzione di base, indicato dagli epidemiologi con la sigla R0, oscilla tra 12 e 18. In una popolazione completamente suscettibile, una persona infetta può quindi trasmettere la malattia mediamente a 12-18 individui. Si tratta di una capacità di contagio superiore a quella di numerose altre infezioni, comprese influenza e tubercolosi.
Il virus può inoltre rimanere sospeso nell'aria di un ambiente chiuso fino a due ore dopo il passaggio di una persona contagiosa. Chi contrae l'infezione comincia a trasmetterla già quattro giorni prima della comparsa dell'eruzione cutanea e continua a essere contagioso fino a quattro giorni dopo. Tra le persone prive di immunità esposte al virus, la probabilità di ammalarsi può raggiungere il 90%.
Il portale Epicentro dell'Istituto superiore di sanità (Iss) descrive il responsabile della malattia come un virus a Rna appartenente al genere Morbillivirus, della famiglia Paramyxoviridae. Esiste un solo sierotipo e l'essere umano rappresenta l'unico ospite naturale conosciuto. Il contagio avviene attraverso le secrezioni respiratorie emesse quando una persona infetta respira, tossisce o starnutisce.
I primi disturbi compaiono generalmente dopo un periodo di incubazione compreso tra 7 e 18 giorni, con una media di 10-12 giorni. All'inizio il morbillo può sembrare una comune infezione respiratoria: tosse, naso che cola, congiuntivite, malessere e febbre progressivamente più alta sono i segnali caratteristici. La temperatura può raggiungere anche 39-40,5 gradi.
Dopo due-quattro giorni dall'inizio dei sintomi compare l'esantema, formato da piccole macchie rosse che interessano inizialmente il viso e il collo. Nei successivi due o tre giorni l'eruzione si estende al tronco e agli arti. Le manifestazioni cutanee persistono generalmente per tre-sette giorni, per poi attenuarsi seguendo lo stesso ordine con cui sono comparse. La febbre può continuare per altri due o tre giorni, mentre la tosse può durare fino a dieci giorni.
Un altro segno utile per riconoscere l'infezione è rappresentato dalle macchie di Koplik, piccole lesioni biancastre o bluastre che si formano all'interno della bocca. Sono presenti nel 60-70% dei malati e possono comparire circa un giorno prima dell'esantema. Tra gli altri sintomi figurano sensibilità alla luce, mal di testa, dolore alla gola e disturbi addominali.
La maggior parte delle persone guarisce nell'arco di due o tre settimane, ma il morbillo non è una malattia necessariamente priva di conseguenze. Le complicanze possono interessare fino al 30% dei casi, con rischi maggiori per i bambini sotto i cinque anni, le donne in gravidanza e le persone con un sistema immunitario compromesso.
Tra le complicanze più serie figurano la polmonite, riscontrata nell'1-6% dei casi, e l'encefalite acuta, che interessa circa una persona ogni mille. In quest'ultimo gruppo, il 20-30% può riportare conseguenze neurologiche permanenti. Possono inoltre verificarsi otiti, diarrea, disidratazione, convulsioni febbrili, alterazioni delle piastrine, infiammazioni delle vie respiratorie e problemi oculari.
Nei Paesi in via di sviluppo, soprattutto quando è associato a carenza di vitamina A, il morbillo può provocare gravi danni alla vista e rappresenta una delle cause di cecità acquisita nei bambini. La mortalità è legata principalmente alle complicanze respiratorie e neurologiche. La letalità può arrivare al 6% nei Paesi in via di sviluppo, mentre nei Paesi industrializzati viene indicata tra lo 0,05% e lo 0,1%.
Esiste anche una complicanza tardiva particolarmente rara, la panencefalite subacuta sclerosante. È una malattia degenerativa del sistema nervoso centrale che può manifestarsi mediamente sette anni dopo l'infezione iniziale, causando un progressivo deterioramento delle capacità mentali e convulsioni. La frequenza stimata varia da 4 a 11 casi ogni 100.000 infezioni e sale a circa 18 ogni 100.000 quando il morbillo viene contratto prima dei cinque anni.
Non esiste attualmente un antivirale specifico per curare il morbillo. Il trattamento consiste principalmente nel controllo dei sintomi, nella somministrazione di liquidi e, quando necessario, nell'impiego di farmaci come paracetamolo o ibuprofene. Gli antibiotici possono essere prescritti in presenza di determinate complicanze batteriche, ma non agiscono direttamente sul virus.
L'Oms raccomanda la somministrazione orale di vitamina A ad alte dosi nei bambini affetti da morbillo per ridurre il rischio di complicanze e decesso, sotto controllo sanitario. Il quadro è però diverso nei Paesi industrializzati: secondo la Società italiana di infettivologia pediatrica, come riportato nel materiale informativo dell'Iss, non sono disponibili prove sufficienti a sostenerne l'impiego sistematico nei pazienti ricoverati che non presentano malnutrizione.
La principale protezione resta la vaccinazione contro il morbillo, disponibile dagli anni Sessanta. Il vaccino contiene virus vivi attenuati e viene somministrato in Italia attraverso formulazioni combinate: Mpr, che protegge anche da parotite e rosolia, oppure Mprv, che comprende la varicella.
Il calendario vaccinale italiano prevede due somministrazioni, la prima intorno ai 12 mesi di vita e la seconda a cinque anni. Il completamento del ciclo garantisce una protezione superiore al 90%, con un'efficacia particolarmente elevata contro la malattia. La vaccinazione può essere utile anche dopo un'esposizione al virus, se effettuata entro 72 ore dal contatto, secondo le indicazioni sanitarie.
In Italia la prevenzione del morbillo rientra tra le vaccinazioni obbligatorie introdotte dalla legge Lorenzin del 2017. Il provvedimento arrivò dopo un forte aumento dei contagi, pari al 230% nei primi mesi di quell'anno rispetto allo stesso periodo del 2016, e durante un acceso confronto pubblico sulle vaccinazioni. La normativa ha previsto dieci vaccinazioni obbligatorie per i minori, comprese quelle contro morbillo, parotite, rosolia e varicella, mentre per meningococco B e C, pneumococco e rotavirus è stata garantita l'offerta attiva e gratuita. L'obbligo è accompagnato da regole differenti per l'accesso ai servizi educativi e scolastici e da sanzioni per gli inadempienti.
Le campagne vaccinali hanno modificato profondamente la diffusione della malattia. Prima della disponibilità del vaccino, il morbillo provocava epidemie ogni due o tre anni e, secondo le stime dell'Oms, causava circa 2,6 milioni di decessi annuali nel mondo. Nonostante i progressi, nel 2024 sono state stimate ancora 95.000 vittime, in prevalenza bambini con meno di cinque anni, soprattutto nei Paesi con minori risorse sanitarie.
La circolazione del virus è tornata a preoccupare anche gli Stati Uniti, alle prese con la più estesa epidemia degli ultimi 35 anni. Dopo oltre tre decenni, lo Stato di New York ha segnalato nuovamente la morte di un bambino per morbillo. Il Paese, che aveva ottenuto nel 2000 il riconoscimento dell'eliminazione della trasmissione endemica, rischia ora di perdere questo risultato.
La situazione americana sarà esaminata dalla Commissione regionale di monitoraggio e riverifica per l'eliminazione del morbillo e della rosolia dell'Organizzazione panamericana della sanità (Paho), convocata dal 10 al 13 novembre 2026. L'organismo dovrà valutare se la circolazione del virus abbia compromesso lo status raggiunto dagli Stati Uniti.
Tutte e sei le regioni dell'Oms hanno fissato obiettivi di eliminazione del morbillo, ma il raggiungimento di questo traguardo dipende dal mantenimento di livelli elevati di immunità collettiva. I dati italiani mostrano quanto il completamento del ciclo vaccinale sia ancora una questione aperta: con la seconda dose sotto il 95% in ogni territorio regionale, rimangono gruppi di popolazione suscettibili nei quali il virus può continuare a circolare.
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