4 novembre, i Bersaglieri chiedono di ripristinare la festività abolita nel 1977

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Il 4 novembre potrebbe tornare a essere un giorno di riposo, secondo la richiesta avanzata dai Bersaglieri al Parlamento. La ricorrenza dell'Unità nazionale sarà celebrata in tutta Italia da oltre 70 fanfare in congedo e militari.

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Riportare il 4 novembre tra le festività non lavorative del calendario italiano. È la proposta che l'Associazione nazionale bersaglieri (Anb) rivolge al Parlamento in occasione della Giornata dell'Unità nazionale e delle Forze armate. La richiesta punta a restituire alla ricorrenza lo status di giorno festivo, perso nel 1977, mantenendo il suo significato storico e istituzionale.

A sostenere l'iniziativa è il presidente nazionale dell'associazione, Giuseppenicola Tota, che considera il 4 novembre una data capace di unire gli italiani al di là delle differenti appartenenze. Secondo Tota, la conclusione della Prima guerra mondiale rappresenta un passaggio fondamentale nel percorso di unificazione del Paese, raggiunto attraverso i sacrifici sostenuti durante le guerre d'indipendenza.

Il presidente dei Bersaglieri chiede quindi un intervento legislativo che riconosca nuovamente la giornata come festività non lavorativa. L'obiettivo dichiarato è dedicare il 4 novembre alla memoria nazionale, alla solidarietà e alla condivisione dei valori storici che hanno contribuito alla formazione dell'identità italiana.

La richiesta accompagna le celebrazioni organizzate in numerose città. Oltre settanta fanfare di bersaglieri in congedo, insieme alle formazioni musicali militari dei reggimenti, partecipano alle iniziative dedicate alla ricorrenza. L'associazione guarda anche al prossimo appuntamento nazionale, il 74° Raduno dei Bersaglieri, previsto a Vigevano, in provincia di Pavia, dal 20 al 23 maggio 2027.

Il significato storico del 4 novembre risale al 1918, quando entrò in vigore l'armistizio di Villa Giusti, sottoscritto il giorno precedente tra l'Italia e l'Impero austro-ungarico. L'accordo segnò la conclusione delle ostilità sul fronte italiano della Prima guerra mondiale e aprì la strada all'annessione di Trento e Trieste.

La ricorrenza venne celebrata già nel 1919, nel primo anniversario della vittoria. Dopo un'interruzione nel 1920, il 4 novembre tornò a essere festivo nel 1921, anno della tumulazione del Milite Ignoto all'Altare della Patria. Dal 1922 fu stabilmente inserito nel calendario delle festività nazionali con la denominazione di Anniversario della Vittoria.

La giornata ha attraversato diverse fasi della storia italiana, dall'età liberale al periodo fascista fino alla Repubblica. Negli anni Sessanta e Settanta le commemorazioni furono anche oggetto di contestazioni, mentre nel 1977 una modifica del calendario civile eliminò il carattere non lavorativo della ricorrenza. Il 4 novembre continuò comunque a essere celebrato dalle istituzioni.

Dopo una fase di minore partecipazione pubblica negli anni Ottanta e Novanta, le iniziative conobbero un nuovo impulso durante la presidenza di Carlo Azeglio Ciampi. Il rilancio delle cerimonie istituzionali contribuì a riportare l'attenzione sul significato dell'Unità nazionale e sul ruolo delle Forze armate.

Un ulteriore passaggio è arrivato nel 2022, quando il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sollecitato il riconoscimento formale della denominazione completa della giornata. La legge del 1° marzo 2024, numero 27, ha quindi riconosciuto il 4 novembre come Giornata dell'Unità nazionale e delle Forze armate, senza però attribuirgli gli effetti civili previsti per le festività lavorative.

Tra i momenti istituzionali della ricorrenza figura l'omaggio del capo dello Stato al Milite Ignoto, con la deposizione di una corona d'alloro presso l'Altare della Patria, al Vittoriano di Roma. La proposta dell'Associazione nazionale bersaglieri interviene dunque su una questione ancora aperta, quella del ritorno del 4 novembre tra i giorni festivi riconosciuti dal calendario italiano.

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