Torino, bambina costretta a portare una panciera: chieste pene per madre e compagno

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A Torino, una madre e il suo compagno sono a processo per i presunti maltrattamenti verso la figlia di lei, che all'epoca aveva 11 anni. Tra le accuse figurano umiliazioni sul peso e l'obbligo di indossare sempre una panciera.

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Una richiesta di condanna a due anni e sei mesi per una donna di 43 anni e a tre anni e cinque mesi per il suo compagno. È quanto formulato dalla procura di Torino in un procedimento per presunti maltrattamenti ai danni della figlia della donna, che all'epoca dei fatti aveva undici anni. La vicenda, raccontata da La Repubblica, riguarda una serie di comportamenti che, secondo l'accusa, avrebbero provocato nella bambina una profonda sofferenza.

La ragazzina, oggi quindicenne, sarebbe stata ripetutamente umiliata dalla madre per il proprio aspetto fisico. Espressioni come «Stai zitta, cicciona», «Fai schifo» e «Sei grassa, devi dimagrire» avrebbero accompagnato una pressione continua sul suo peso, arrivata fino all'imposizione di indossare una panciera per l'intera giornata. Alla donna viene inoltre contestato di averle gettato un bicchiere d'acqua in faccia e di averla accusata ingiustamente di essere responsabile di un aborto subito dalla stessa madre.

Le difficoltà della minore erano state notate anche a scuola. Alcuni insegnanti avevano osservato segnali di disagio in un periodo segnato da problemi familiari e da un aumento di peso. Secondo quanto riferisce Repubblica, una relazione acquisita agli atti descrive anche il senso di abbandono vissuto dalla bambina quando la madre trascorreva lunghi periodi nelle Marche insieme al compagno, affidandola alla nonna materna.

Nel procedimento compare anche un episodio avvenuto il 1° aprile 2022. Quel giorno la coppia avrebbe incontrato per strada il padre della minore e il compagno della donna lo avrebbe aggredito con alcuni pugni. L'uomo avrebbe riportato diverse contusioni e la perdita di un dente. Al compagno della madre viene inoltre contestato il reato di lesioni per un livido provocato al braccio della bambina.

La pubblica ministera Antonella Barbera ha richiamato l'attenzione sulle conseguenze che le condotte contestate avrebbero potuto avere durante una fase particolarmente delicata della crescita. La gravità della vicenda, ha spiegato, è «legata anche all'età della bambina», perché gli episodi si sarebbero verificati nel passaggio dall'infanzia all'adolescenza, quando una persona ha particolarmente bisogno di sostegno e comprensione.

La madre e il compagno respingono le contestazioni formulate nei loro confronti. Entrambi sono assistiti dagli avvocati Alessandra Lentini e Giuseppe Cosentino. Le richieste di pena avanzate dalla procura riguardano accuse che dovranno essere valutate dal giudice, senza che allo stato possano essere considerate responsabilità già accertate.

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