Omicidio Pasolini, Dacia Maraini torna sui dubbi su Pelosi dopo la riapertura delle indagini

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A 51 anni dall'uccisione di Pier Paolo Pasolini a Ostia, Dacia Maraini accoglie la nuova indagine della Procura di Roma e richiama le incongruenze che, a suo giudizio, non hanno mai chiarito chi partecipò all'aggressione.

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Dacia Maraini considera la nuova indagine sull'omicidio di Pier Paolo Pasolini un'occasione per cercare risposte rimaste irrisolte per oltre mezzo secolo. La scrittrice, legata da una profonda amicizia all'autore di 'Ragazzi di vita', ha commentato con favore la decisione della Procura di Roma di tornare a indagare sulla morte dell'intellettuale, ucciso all'Idroscalo di Ostia nella notte tra il primo e il 2 novembre 1975.

Interpellata dall'AdnKronos, Maraini ha spiegato di ritenere necessaria una ricostruzione completa dell'accaduto. 'Mi fa piacere che si riapra il caso Pasolini perché il Paese ha bisogno di verità e la verità fa bene a un Paese', ha dichiarato, esprimendo soddisfazione per la ripresa degli accertamenti giudiziari.

Uno dei punti sui quali la scrittrice continua a interrogarsi riguarda la posizione di Pino Pelosi, coinvolto nel procedimento per l'omicidio. Maraini ha ricordato che Pelosi, prima di morire, aveva sostenuto di non essere stato lui a uccidere Pasolini, una versione che, secondo la scrittrice, merita di essere considerata alla luce delle circostanze del delitto.

Maraini richiama soprattutto le condizioni dei due uomini dopo l'aggressione. A suo giudizio, la violenza dello scontro fisico e le tracce presenti sul corpo di Pasolini renderebbero difficile conciliare la ricostruzione dell'omicidio con l'aspetto di Pelosi subito dopo i fatti. La scrittrice sostiene che Pasolini fosse coperto di sangue, mentre Pelosi non ne mostrasse tracce visibili, come risulterebbe anche da una fotografia che ricorda di aver visto.

Da questi elementi deriva la convinzione personale di Maraini che Pelosi non fosse l'autore materiale dell'uccisione. Si tratta di una valutazione della scrittrice, che continua a ritenere incompleta la ricostruzione delle responsabilità e delle eventuali persone coinvolte.

La questione, per Maraini, non riguarda soltanto l'identità di chi colpì Pasolini, ma anche la possibilità che altre persone abbiano partecipato o avuto un ruolo nella sua morte. La scrittrice osserva che restano senza risposta le domande su chi abbia materialmente agito e su un eventuale coinvolgimento di mandanti.

La nuova iniziativa della Procura di Roma riporta dunque all'esame degli investigatori un omicidio sul quale, a distanza di 51 anni, persistono interrogativi. Maraini auspica che gli accertamenti possano contribuire a chiarire le circostanze della morte dell'amico e a individuare eventuali responsabilità ancora sconosciute.

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