Calenda prepara una lista di centro, la sfida è diventare decisivo dopo le elezioni

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Carlo Calenda punta a una lista autonoma di centro per le prossime elezioni e scommette su un Parlamento senza maggioranza netta. Il leader di Azione esclude alleanze prima del voto e critica sia il Campo largo sia il governo Meloni.

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Una formazione autonoma, capace di raccogliere consensi nell'area moderata e di incidere sulla nascita del prossimo governo. È il progetto elettorale di Carlo Calenda, che intende presentare Azione e le forze politiche vicine senza accordi preventivi con il centrodestra o con il Campo largo. Il leader centrista ritiene possibile uno scenario nel quale nessuna coalizione riesca a conquistare una maggioranza sufficiente per governare.

In un'intervista rilasciata a Maria Teresa Meli per il Corriere della Sera, Calenda illustra la strategia che vorrebbe adottare alle prossime elezioni politiche. Il suo obiettivo è costruire una lista aperta a popolari, europeisti, movimenti centristi e riformisti liberal-democratici. La scelta di non aderire ai due schieramenti principali nasce dalla convinzione che l'attuale sistema politico non offra alternative adeguate.

Il ragionamento del leader di Azione parte dai possibili equilibri parlamentari. Con quattro poli in competizione e nessuna coalizione in grado di raggiungere il 42% dei consensi, una formazione centrista potrebbe assumere un ruolo determinante nelle trattative per la composizione dell'esecutivo. Calenda punta dunque a conquistare uno spazio politico autonomo, rinviando ogni eventuale accordo alla fase successiva al voto.

Le critiche più nette riguardano il centrosinistra. Secondo Calenda, Giuseppe Conte avrebbe ormai assunto la guida politica del Campo largo, grazie soprattutto alla presenza di un programma riconoscibile. Il leader di Azione contesta però le proposte dell'ex presidente del Consiglio, a partire dal ritorno del reddito di cittadinanza, dalle posizioni sull'energia e dalla richiesta di interrompere il sostegno militare all'Ucraina.

Al Partito democratico rimprovera invece l'assenza di una linea programmatica altrettanto definita. Per Calenda, le differenze tra le componenti progressiste rendono difficile immaginare una collaborazione stabile con le forze centriste. La sua previsione è che il Campo largo possa andare incontro a una pesante sconfitta elettorale.

Un altro passaggio dell'intervista riguarda Matteo Renzi e il suo ruolo nell'alleanza di centrosinistra. Calenda sostiene che l'ex presidente del Consiglio venga escluso dai principali momenti di confronto politico, senza partecipare alle riunioni e alle telefonate tra i leader. Una condizione che considera penalizzante per Renzi, del quale dice di non comprendere la disponibilità ad accettare un ruolo così marginale.

Il giudizio negativo non risparmia il governo guidato da Giorgia Meloni. Calenda richiama l'aumento del costo della vita, la scarsità di risorse per sostenere le famiglie e una legge di bilancio che considera particolarmente debole. A queste difficoltà aggiunge il tema della sicurezza, sostenendo che le misure adottate dall'esecutivo non abbiano prodotto risultati sufficienti.

Proprio la situazione economica e le tensioni sociali potrebbero, secondo il leader di Azione, spingere la presidente del Consiglio a valutare elezioni anticipate. Calenda non presenta questa eventualità come una decisione già presa, ma la considera uno scenario possibile qualora le difficoltà del governo dovessero proseguire.

Nel descrivere il confronto tra maggioranza e opposizione, Calenda torna anche sulla definizione di "bipolarismo immorale". La sua contestazione riguarda soprattutto la distanza che, a suo giudizio, separa il dibattito politico italiano dalla gravità delle crisi internazionali, in particolare dalla guerra in Ucraina.

Su questo fronte rivolge una richiesta precisa all'esecutivo: approvare entro un mese un nuovo pacchetto di aiuti destinato a Kiev. Calenda considera il provvedimento una verifica della posizione internazionale del governo Meloni. In caso contrario, sostiene, sarebbe Matteo Salvini a condizionare concretamente le scelte della maggioranza sulla politica estera.

La proposta centrista si inserisce così in una strategia che combina autonomia elettorale e disponibilità a incidere sugli equilibri successivi al voto. Calenda esclude accordi preventivi, ma non la possibilità di partecipare alla costruzione di un nuovo governo qualora i risultati delle urne rendessero necessari nuovi equilibri parlamentari.

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