Fiorella Mannoia e Carlo Di Francesco, le nozze durante il Covid dopo vent'anni insieme

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Fiorella Mannoia racconta il matrimonio con Carlo Di Francesco, celebrato durante la pandemia dopo vent'anni insieme. Tra battute sui 26 anni di differenza e sfide ai videogiochi, la cantante ripercorre anche la sua carriera.

Fiorella Mannoia
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Il matrimonio con Carlo Di Francesco è arrivato dopo vent'anni di relazione, approfittando delle restrizioni imposte dalla pandemia per organizzare una cerimonia con pochi invitati. Fiorella Mannoia racconta al Corriere della Sera una scelta maturata senza particolari preparativi, perfettamente in linea con il suo carattere e con la scarsa voglia di dedicarsi agli impegni mondani.

La cantante romana, impegnata in un nuovo tour teatrale dedicato alle canzoni di Fabrizio De André e Ivano Fossati, parla della propria vita privata e ripercorre oltre cinquant'anni di carriera. Tra gli argomenti affrontati ci sono il rapporto con Sanremo, gli incontri con grandi artisti italiani e le sue posizioni sulla libertà delle donne.

Pur affrontando ogni anno anche 120 appuntamenti dal vivo, Mannoia ammette di preferire la tranquillità domestica quando non lavora. Organizzare una festa tradizionale, con numerosi ospiti e tutti gli impegni che comporta, non era nei suoi programmi. Le limitazioni del periodo Covid hanno quindi rappresentato l'occasione per sposarsi senza grandi cerimonie, dopo due decenni trascorsi insieme.

Con il marito, musicista e produttore, condivide anche una buona dose di ironia. I 26 anni di differenza d'età non hanno mai costituito un problema nella relazione. Secondo Mannoia, sono soprattutto gli altri a farlo notare, mentre loro preferiscono scherzarci. Se avessero considerato l'età un ostacolo, osserva, non avrebbero iniziato la loro storia vent'anni fa.

Il primo incontro avvenne durante le riprese di un videoclip. Tra i due nacque immediatamente un'intesa che la cantante descrive come un colpo di fulmine, abbastanza forte da superare le possibili difficoltà. Un rapporto costruito nel tempo, senza lasciarsi condizionare dalle osservazioni esterne.

Nell'intervista al Corriere della Sera trova spazio anche un aspetto meno conosciuto del carattere dell'artista. Mannoia non ama competere con i colleghi sul palcoscenico, ma cambia atteggiamento quando si tratta di giochi. Diventa particolarmente determinata nelle partite a carte e alla PlayStation, mentre tra i suoi avversari abituali nel burraco online figura l'amico Giorgio Panariello.

Questa distinzione tra lavoro e divertimento si riflette nel modo in cui considera il Festival di Sanremo. Nel 2017 arrivò seconda con Che sia benedetta, alle spalle di Francesco Gabbani. Un risultato che, assicura, non le provocò alcuna delusione particolare, diversamente da quanto accadde ad alcuni suoi collaboratori.

Per Mannoia, la vittoria in una competizione musicale non determina necessariamente il successo futuro di una canzone. Ricorda il caso di Quello che le donne non dicono, scritta da Enrico Ruggeri, che si classificò all'ottavo posto al Festival prima di diventare uno dei brani più rappresentativi del suo repertorio.

La cantante ripensa anche al proprio debutto sanremese del 1981 e alla decisione di tornare in gara molti anni dopo come artista affermata. Ritiene che quella partecipazione abbia contribuito ad aprire la strada ad altri interpreti con una lunga carriera, dimostrando che il confronto con nuove generazioni non deve essere vissuto come una minaccia.

Dal mondo della musica il discorso passa alla condizione femminile. Mannoia critica le polemiche sull'educazione al rispetto nelle scuole, sostenendo che parlare di relazioni, amore per il prossimo e responsabilità reciproca dovrebbe rappresentare un'evoluzione naturale dell'educazione civica. Contesta inoltre l'abitudine di collegare l'affidabilità di una donna al modo in cui si veste.

La stessa posizione riguarda le discussioni sull'abbigliamento delle artiste, comprese Elodie e Annalisa. Mannoia richiama gli esempi di Cher e Madonna per ricordare quanto la libertà espressiva sul palco sia presente da decenni nella musica internazionale. A suo giudizio, negli anni Settanta esisteva persino una maggiore apertura rispetto a determinati comportamenti femminili.

La cantante difende il diritto di ogni donna a scegliere come presentarsi, senza dover rispondere alle aspettative altrui. Quanto alla propria immagine, spiega di non aver mai desiderato utilizzare il corpo come elemento centrale delle esibizioni. Una decisione personale che, precisa, non deve diventare un criterio per giudicare le colleghe.

Tra i ricordi professionali occupano un posto speciale Fabrizio De André e Ivano Fossati, ai quali dedica il nuovo spettacolo. Di De André conserva l'impressione ricevuta ascoltandolo per la prima volta a 14 anni, conquistata dalla voce e da un umorismo particolarmente pungente. Fossati, invece, è l'autore che sente più vicino alla propria sensibilità artistica, capace di scrivere canzoni perfettamente adatte alla sua interpretazione.

Non mancano i riferimenti a Francesco De Gregori, del quale ricorda il temperamento non sempre facile, e a Lucio Dalla, apprezzato per la libertà creativa e la capacità di sorprendere. Tra gli episodi rimasti impressi nella sua memoria c'è la scelta di ballare nel brano Attenti al lupo, espressione di un artista poco interessato alle convenzioni.

Un ricordo affettuoso è riservato infine a Ornella Vanoni. Mannoia sente soprattutto la mancanza delle loro telefonate e dell'ironia che caratterizzava le conversazioni. Di lei conserva l'immagine di una donna dalla personalità indipendente, diventata ancora più libera di esprimersi con il passare degli anni.

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