Arezzo, bimbo aggredito sull'autobus: la madre chiede aiuto per la donna che lo ha colpito
Un bambino di tre anni e mezzo è stato colpito da una passeggera su un autobus ad Arezzo mentre andava al nido con la madre. Dopo gli accertamenti in ospedale, la donna chiede assistenza per la persona coinvolta, non una punizione.
Un viaggio verso l'asilo nido si è concluso al pronto soccorso per un bambino di tre anni e mezzo, colpito da una passeggera mentre si trovava con la madre su un autobus della linea C ad Arezzo. Gli accertamenti medici hanno escluso conseguenze per il piccolo, ma l'episodio ha spinto la famiglia a chiedere un intervento per tutelare sia gli altri passeggeri sia la persona responsabile dell'aggressione.
La vicenda è stata raccontata da La Nazione, che ha raccolto la testimonianza di Ana Maria Alessia Garbea, madre del bambino. La donna era salita alla fermata Signorelli e stava sistemando il passeggino quando un'altra passeggera ha improvvisamente colpito il figlio. L'accaduto ha provocato momenti di agitazione tra le persone presenti, alcune delle quali sono intervenute per aiutarla.
Garbea ha raccontato di aver riconosciuto immediatamente la passeggera. La incontrava da circa un anno durante i suoi spostamenti quotidiani e fino a quel momento non si erano mai verificati episodi problematici. L'aggressione è arrivata quindi senza alcun segnale che potesse farla prevedere. La madre ha ringraziato in particolare un giovane e gli altri viaggiatori che le sono stati vicini.
Dopo aver accompagnato il bambino in ospedale e ricevuto rassicurazioni sulle sue condizioni, la donna ha segnalato l'episodio alla polizia. Ha deciso inoltre di raccontare pubblicamente quanto accaduto, precisando però di non voler chiedere una punizione per la passeggera, descritta come una persona che vive una condizione di vulnerabilità.
La sua richiesta riguarda soprattutto la possibilità di attivare un sostegno adeguato. «Non ho niente da dire male di lei, capisco la sua situazione. Potrei trovarmi anch'io al suo posto, con il mio bambino», ha spiegato Garbea, invitando a considerare anche le difficoltà personali della donna coinvolta.
La madre teme che, senza un'assistenza appropriata, possano verificarsi nuovi episodi con conseguenze più serie. «Oggi sono stati pugni, domani potrebbero essere calci. Potrebbe succedere qualcosa di ancora più grave», ha dichiarato, motivando la decisione di rivolgersi alle autorità e di parlare dell'accaduto.
Garbea ha ribadito che il suo obiettivo non è individuare qualcuno da punire, ma sollecitare un intervento preventivo. Vorrebbe evitare che altri bambini o passeggeri possano trovarsi nella stessa situazione e, contemporaneamente, che la donna rimanga senza il supporto di cui potrebbe avere bisogno.
«Non voglio accusare, voglio che qualcuno si occupi di lei», ha concluso la madre. Un appello rivolto a chi può occuparsi della situazione sul piano sociale e sanitario, affinché quanto avvenuto sull'autobus non si ripeta.
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