Meloni chiude a Vannacci, ma il leader di Futuro nazionale non esclude un accordo
Lo scontro tra Giorgia Meloni e Roberto Vannacci riapre il confronto sulle alleanze del centrodestra. La premier esclude accordi con Futuro nazionale, mentre il suo leader lascia aperta una possibilità a precise condizioni.
La possibilità di una futura intesa tra il centrodestra e Futuro nazionale divide Giorgia Meloni e Roberto Vannacci. La presidente del Consiglio considera il movimento dell'ex vicesegretario della Lega un avversario politico, mentre Vannacci sostiene di essere ancora disponibile a valutare un'alleanza, purché vengano rispettate le condizioni programmatiche fissate dal suo partito.
La distanza tra le due posizioni si è manifestata attraverso un'intervista della premier contenuta nel nuovo libro di Bruno Vespa, "Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein", pubblicato da Mondadori-Rai libri e in uscita lunedì 2 novembre. Alle dichiarazioni di Meloni è seguita la replica del leader di Futuro nazionale durante la trasmissione "Un giorno da pecora" su Radio1.
Vannacci, pur criticando duramente gli esponenti della maggioranza, non considera definitivamente chiusa la strada di un accordo elettorale. A suo giudizio, le possibilità di un'intesa potrebbero arrivare anche al 100%, ma soltanto se il centrodestra accettasse di rispettare le linee politiche che Futuro nazionale considera irrinunciabili.
Il leader del movimento ha spiegato di voler mantenere un atteggiamento pragmatico e di ritenere prematuro assumere decisioni definitive. Le scelte sulle coalizioni, secondo Vannacci, dovranno essere compiute quando si avvicinerà il voto. Nel frattempo, il suo partito non intende modificare le proprie posizioni per ottenere un accordo.
Di segno opposto le parole di Meloni, che nel colloquio con Vespa rivendica la propria autonomia politica. La presidente del Consiglio afferma di voler chiedere agli elettori un nuovo mandato per governare senza subire pressioni o condizionamenti. Ricorda inoltre di non aver accettato ricatti durante gli anni trascorsi alla guida dell'esecutivo e assicura che manterrà lo stesso atteggiamento anche in futuro.
La premier indica come obiettivo la conferma dell'attuale coalizione di centrodestra, con la possibilità di coinvolgere nuovi movimenti civici capaci di ampliarne il consenso. Nel progetto politico illustrato da Meloni, tuttavia, non trova spazio Futuro nazionale, al quale attribuisce una strategia elettorale diretta a indebolire il governo.
La presidente del Consiglio ricostruisce anche la separazione tra Vannacci e la Lega, ricordando che l'ex vicesegretario ha deciso autonomamente di lasciare il partito e, di conseguenza, la coalizione. La stessa scelta è stata compiuta dai parlamentari che lo hanno seguito, nonostante fossero stati eletti nelle liste del centrodestra.
Per Meloni, quei passaggi rappresentano un allontanamento dagli impegni assunti con gli elettori. La premier contesta inoltre ai parlamentari di Futuro nazionale di votare frequentemente contro l'esecutivo insieme alle forze di opposizione guidate da Giuseppe Conte, Elly Schlein e agli altri esponenti politici come Matteo Renzi e Nicola Fratoianni.
Da qui l'accusa di partecipare, nei fatti, a un fronte politico particolarmente ampio contro il governo. Meloni ritiene che l'obiettivo di Futuro nazionale sia provocare una sconfitta elettorale della prima presidente del Consiglio espressa dalla destra italiana, aprendo così la strada a un esecutivo guidato dalla sinistra. Per questa ragione contesta anche la collocazione a destra del movimento di Vannacci.
La risposta dell'ex generale arriva con un'accusa rivolta direttamente alla premier. Vannacci ribalta il ragionamento e chiede perché sarebbe proprio Meloni a voler favorire una vittoria della sinistra, respingendo l'idea che Futuro nazionale faccia parte di un'alleanza allargata delle opposizioni.
Durante l'intervento a Radio1, il leader del movimento utilizza toni ironici per contestare la definizione di "campo larghissimo". Sostiene invece che sia il centrodestra ad aver ampliato eccessivamente il proprio perimetro politico, citando Cateno De Luca, Luigi Marattin e la possibile presenza di Carlo Calenda accanto ai partiti tradizionali della coalizione.
Vannacci critica anche Ignazio La Russa, Licia Ronzulli e Antonio Tajani, accusandoli di ostacolare un eventuale avvicinamento tra Futuro nazionale e la maggioranza. Nonostante queste tensioni, ribadisce che le decisioni sulle alleanze saranno prese soltanto in prossimità delle elezioni e sulla base delle condizioni poste dal suo movimento.
Nel confronto trova spazio anche il calendario elettorale. Vannacci ritiene che per la destra sarebbe preferibile votare alla fine della primavera, evitando di organizzare una campagna elettorale durante i mesi estivi. Una valutazione che accompagna la sua disponibilità a discutere di accordi futuri, mentre Meloni continua a indicare nell'attuale centrodestra la coalizione con cui intende presentarsi nuovamente agli elettori.
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