Antimo Mazzotta ucciso a Torre Rinalda, la lite per un rimborso di 300 euro e il fermo
Una riparazione idraulica da 300 euro e la richiesta di rimborso sarebbero all'origine dell'omicidio di Antimo Mazzotta, 78 anni, a Torre Rinalda. Fermato un idraulico di Surbo, che ha indicato ai carabinieri dove trovare l'arma.
Una somma già pagata per alcuni lavori idraulici, seguita da una richiesta di restituzione del denaro, sarebbe il motivo della violenta discussione costata la vita ad Antimo Mazzotta. Il pensionato di 78 anni è stato trovato senza vita il 27 ottobre nel pozzo artesiano della sua proprietà a Torre Rinalda, marina di Lecce. Per il delitto i carabinieri hanno fermato Emmanuel Greco, idraulico di 33 anni residente a Surbo, individuato nel corso delle indagini coordinate dalla Procura.
Il provvedimento è stato eseguito dai militari del Nucleo investigativo del comando provinciale di Lecce. All'indagato vengono contestati l'omicidio e l'occultamento di cadavere, oltre a reati legati alla disponibilità di un'arma clandestina. Durante gli accertamenti Greco ha fornito indicazioni che hanno consentito agli investigatori di recuperare una pistola, mentre nell'interrogatorio formale davanti al pubblico ministero e ai suoi difensori si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Gli investigatori hanno ricostruito i rapporti economici tra l'anziano e l'idraulico. Greco aveva eseguito alcuni interventi nella villetta di via Torre San Giovanni, ricevendo un compenso di circa 300 euro. Mazzotta, però, non era rimasto soddisfatto delle riparazioni e aveva dovuto rivolgersi a un altro professionista per risolvere i problemi. Per questo aveva iniziato a chiedere al primo tecnico la restituzione della cifra versata.
Le richieste di rimborso avrebbero alimentato i contrasti fino a domenica 25 ottobre, quando l'idraulico si sarebbe recato nell'abitazione del pensionato per un chiarimento. Secondo la ricostruzione investigativa, l'incontro sarebbe degenerato in una lite durante la quale Greco avrebbe utilizzato una pistola scacciacani modificata, di calibro 7,65, per sparare contro il 78enne.
Dopo l'aggressione, il corpo sarebbe stato trasportato fino al pozzo situato nella proprietà e nascosto al suo interno. Il cadavere è stato successivamente individuato in posizione capovolta. Mazzotta viveva nella casa rurale insieme ai suoi cani e ai suoi gatti.
Fin dai primi sopralluoghi, le condizioni del ritrovamento avevano spinto i carabinieri a considerare la possibilità che la vittima conoscesse il suo aggressore. I rilievi effettuati dal Nucleo investigativo e dalla Scientifica avevano infatti documentato elementi compatibili con il trasporto del corpo dall'abitazione al pozzo. La disposizione dei luoghi aveva inoltre suggerito agli investigatori che il responsabile potesse avere familiarità con la proprietà.
Un passaggio rilevante delle indagini riguarda il recupero della presunta arma del delitto. Greco ha indicato ai militari un rudere nel territorio di Surbo, dove è stata rinvenuta una pistola scacciacani modificata. L'arma è stata sequestrata per gli accertamenti necessari a ricostruire la dinamica dell'omicidio.
Il fermo rappresenta una svolta nell'inchiesta sulla morte del pensionato, mentre restano affidati agli accertamenti medico-legali e alle successive verifiche investigative la ricostruzione definitiva delle modalità dell'aggressione e delle responsabilità. Al centro del movente ipotizzato dagli inquirenti rimane la controversia economica nata da una riparazione domestica del valore di circa 300 euro.
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