Juventus, McKennie difende Spalletti dopo il Genoa e richiama la squadra come Bremer

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La sconfitta per 2-0 sul campo del Genoa riapre il problema della personalità nella Juventus. Weston McKennie difende Luciano Spalletti e richiama i compagni alle proprie responsabilità, riprendendo le critiche già espresse da Bremer.

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Le difficoltà della Juventus non riguardano soltanto i risultati, ma anche l'atteggiamento dei giocatori nei momenti decisivi delle partite. Dopo il 2-0 subito a Genova, Weston McKennie ha indicato nella determinazione e nello spirito di sacrificio le principali carenze della formazione bianconera, invitando i compagni ad assumersi maggiori responsabilità senza attribuire tutte le colpe a Luciano Spalletti.

Il centrocampista statunitense, vicecapitano e giocatore con più presenze nella rosa juventina, ha affrontato il problema nelle dichiarazioni rilasciate a Dazn al termine dell'incontro. Il suo intervento arriva in una fase delicata della stagione, con la squadra incapace di trovare continuità e l'allenatore nuovamente esposto alle critiche.

McKennie ha riconosciuto le ragioni della contestazione dei sostenitori bianconeri: "I tifosi hanno ragione: dobbiamo fare di più, perché la Juve è un grande club e dobbiamo vincere". Il centrocampista ha però respinto l'idea che la responsabilità della situazione ricada esclusivamente sull'allenatore, ricordando che le indicazioni tecniche devono essere accompagnate dall'impegno di chi scende in campo.

"Per me Spalletti ora non può prendersi tutte le colpe, siamo tutti colpevoli", ha spiegato il giocatore, precisando che la squadra segue le richieste del tecnico. Secondo McKennie, il problema riguarda soprattutto alcune qualità caratteriali che non possono essere trasmesse attraverso gli allenamenti e che ogni calciatore deve trovare dentro di sé.

Il riferimento è alla capacità di affrontare i contrasti, sostenere i compagni e mantenere alta l'intensità anche quando la partita prende una direzione sfavorevole. "La tattica non c'entra quasi niente in queste partite: conta solo lottare e voler vincere", ha aggiunto McKennie, indicando nell'atteggiamento del Genoa un esempio di ciò che è mancato alla Juventus.

La sconfitta del 28 ottobre, nella nona giornata di Serie A, ha confermato le difficoltà dei bianconeri soprattutto nelle fasi iniziali degli incontri. Allo stadio Luigi Ferraris, la formazione allenata da Daniele De Rossi ha costruito il successo già nel primo tempo, passando in vantaggio con Kingsley Ehizibue al 12' e raddoppiando con Tommaso Baldanzi al 28'.

La Juventus ha provato ad aumentare la pressione nella ripresa, senza riuscire a modificare il risultato. Le occasioni create nel finale, compresa la traversa colpita da Koopmeiners su calcio di punizione, non hanno compensato una prestazione nella quale i rossoblù hanno mostrato maggiore efficacia e capacità di gestire i momenti della gara.

Anche Spalletti, dopo aver chiesto scusa ai tifosi, ha richiamato l'attenzione sulla scarsa combattività della squadra. L'allenatore ha parlato di "poca lotta", descrivendo una difficoltà che accompagna il gruppo da tempo e che continua a presentarsi nonostante il lavoro svolto.

Le parole di McKennie richiamano quelle pronunciate da Gleison Bremer dopo il pesante 3-0 incassato contro la Lazio all'Allianz Stadium. In quella circostanza, il difensore brasiliano aveva evidenziato la necessità di una risposta individuale da parte dei calciatori, spiegando che nessun allenatore può sostituirsi ai giocatori nell'affrontare le difficoltà sul terreno di gioco.

"Il mister dà indicazioni, ma chi va in campo siamo noi: siamo 11 giocatori più 5 che entrano e io non posso prendere in braccio tutti", aveva dichiarato Bremer. Il difensore aveva poi descritto le differenze caratteriali presenti nello spogliatoio, osservando come alcuni calciatori riescano a reagire alla pressione mentre altri tendano a perdere sicurezza davanti ai fischi e ai risultati negativi.

Bremer aveva collegato queste difficoltà anche alla presenza di numerosi giocatori nuovi, evitando però di individuare singoli responsabili. Il suo richiamo riguardava la necessità che ciascun componente della rosa trovasse il modo di contribuire alla reazione collettiva, soprattutto nei passaggi più complicati delle partite.

A distanza di pochi incontri, McKennie è tornato sullo stesso problema. Due giocatori di riferimento dello spogliatoio hanno così espresso una valutazione simile sulle difficoltà della Juventus, spostando l'attenzione dalle scelte tattiche di Spalletti alla capacità della squadra di affrontare gli avversari con continuità, personalità e disponibilità al sacrificio.

La posizione dell'allenatore resta inevitabilmente condizionata dai risultati, ma le dichiarazioni dei calciatori indicano una consapevolezza condivisa: per uscire dalla fase negativa non sarà sufficiente modificare la disposizione in campo. Servirà soprattutto una risposta concreta dei giocatori, chiamati a trasformare le indicazioni ricevute in prestazioni più solide e competitive.

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