Pompei, nell'armadio di una casa 38 monete e una collana di amuleti per bambini

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Un armadio nella casa di via dell’Abbondanza, a Pompei, custodiva 38 monete di bronzo e una collana di amuleti forse legata all’infanzia di un abitante. Gli scavi hanno restituito anche cosmetici, utensili e tracce di vita domestica.

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Pompei, nell'armadio di una casa 38 monete e una collana di amuleti per bambini
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Trentotto monete di bronzo raccolte in un cestino, piccoli oggetti per la cura personale e una collana composta da almeno 24 amuleti. Sono alcuni dei reperti recuperati dagli archeologi in un antico armadio della casa IX 11, 7 di Pompei, lungo via dell’Abbondanza. Gli oggetti erano rimasti nell’abitazione dal 79 d.C., quando l’eruzione del Vesuvio interruppe la vita della città romana.

Il ritrovamento è avvenuto durante gli interventi di restauro e miglioramento dell’accessibilità dell’Insula dei Casti Amanti. Le indagini hanno interessato gli ambienti retrostanti di un edificio la cui facciata era stata già esplorata nel 1912. La dimora viene attribuita, con alcune riserve, a Cornelius Maximus, sulla base di iscrizioni che oggi non risultano più visibili.

Tra i materiali recuperati, la collana offre indicazioni particolarmente interessanti sulle abitudini familiari dell’epoca. I suoi elementi, realizzati in faïence, osso, pasta vitrea e cristallo di rocca, presentano piccoli fori che consentivano di unirli e portarli appesi. Le figure riproducono divinità come Bes e Mercurio, ma anche mani, piedi, pigne e grappoli.

Gli studiosi riconducono questi ornamenti ai crepundia, collane di piccoli amuleti utilizzate dai bambini nell’antichità romana. Oltre alla funzione protettiva attribuita ai simboli, gli elementi producevano un rumore che permetteva agli adulti di avvertire i movimenti dei più piccoli. In passato, manufatti simili erano stati talvolta collegati anche a pratiche magiche.

Non è possibile stabilire chi abbia posseduto la collana trovata nell’armadio. Gli archeologi considerano tuttavia plausibile che fosse stata conservata come ricordo personale. I crepundia, infatti, potevano accompagnare una persona anche dopo l’infanzia, custoditi in sacchetti o contenitori. Per chi si trasferiva lontano dalla famiglia, come accadeva frequentemente a commercianti, lavoratori e schiavi, rappresentavano talvolta un legame con le proprie origini.

Un altro elemento significativo è costituito dalle 38 monete, tutte di bronzo, ritrovate all’interno di una cistella intrecciata con fibre vegetali. L’esame dei residui del contenitore ha consentito di ricavare informazioni sulle tecniche di lavorazione. Il denaro era ancora al suo posto quando la casa venne sepolta dai materiali vulcanici.

La presenza delle monete non permette di conoscere la sorte degli abitanti. Potrebbero essere riusciti ad allontanarsi senza avere la possibilità di recuperare i propri beni, oppure essere morti durante l’eruzione. Le ricerche condotte in altre zone di Pompei hanno documentato tentativi successivi di recuperare oggetti dagli edifici sepolti. Per questa abitazione, però, non esistono elementi sufficienti a ricostruire quanto accadde ai proprietari. Lo storico Tacito ricorda anche la questione dei patrimoni lasciati dalle vittime e la loro possibile destinazione alla rifondazione della città, un progetto mai realizzato.

L’armadio conteneva inoltre una pinzetta, uno strumento destinato alla preparazione di prodotti cosmetici, un balsamario di vetro e un bruciaprofumi. Una lucerna di bronzo serviva per illuminare gli spazi domestici, mentre alcuni pesi di piombo, conservati originariamente in una cassettina di legno, potrebbero indicare lo svolgimento di attività commerciali.

Il materiale comprende anche pentole e recipienti di bronzo, vetro e ceramica. Tra questi si distingue un piccolo boccale decorato con motivi a scaglie di pigna. L’insieme dei reperti documenta diversi aspetti della quotidianità, dalla preparazione dei pasti alla cura del corpo, fino alla possibile gestione di un’attività economica.

Le caratteristiche dell’abitazione suggeriscono un certo benessere. La stanza che ospitava l’armadio presenta pitture parietali di quarto stile attribuite alla bottega di via di Castricio. Le decorazioni, insieme alla posizione dell’edificio su una delle principali strade pompeiane, indicano un ambiente residenziale di buon livello. Gli scavi hanno però accertato che, al momento dell’eruzione, erano in corso lavori che limitavano la normale utilizzazione di alcuni spazi.

Le indagini hanno restituito anche una testimonianza meno consueta. In un’anfora collocata su un soppalco sono stati individuati i resti di almeno due giovani topi. Gli specialisti del laboratorio del Parco archeologico hanno ricostruito i loro scheletri esaminando 117 minuscoli frammenti ossei. Gli animali appartenevano probabilmente alla specie Apodemus sylvaticus, conosciuta come topo selvatico.

Si tratta di roditori che vivono generalmente in ambienti naturali e giardini, ma possono entrare nelle abitazioni, soprattutto nei sottotetti e nei locali destinati alle provviste. La loro presenza contribuisce a documentare le condizioni materiali delle case pompeiane, comprese le difficoltà legate alla conservazione degli alimenti e alla presenza di animali indesiderati.

Il direttore del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, ha richiamato il valore di questi ritrovamenti per la conoscenza della popolazione antica. Secondo il direttore, accanto alle grandi opere artistiche, sono proprio gli oggetti comuni a permettere di ricostruire abitudini, attività lavorative e ricordi personali. L’identità degli abitanti della casa resta incerta, ma i materiali conservati nell’armadio offrono nuove informazioni sulla loro vita prima della distruzione della città.

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