Birra del 1978 ritrovata a 3.000 metri, dopo 48 anni nel ghiaccio è ancora bevibile
Un fusto di birra del 1978 è stato recuperato a circa 3.000 metri sulle Alpi dello Zillertal, dopo decenni tra i ghiacci. Riportato a valle, è stato aperto e assaggiato da alcuni appassionati, che lo hanno trovato ancora bevibile.
Un'incisione con la data 1978 e un contenuto rimasto sorprendentemente conservato dopo quasi mezzo secolo. Sono i particolari di un insolito ritrovamento avvenuto sulle Alpi dello Zillertal, nei pressi del confine tra Alto Adige e Austria, dove un fusto di birra è riapparso tra i ghiacci a circa 3.000 metri di altitudine. La scoperta è stata raccontata sui social da Harpf, storica azienda altoatesina attiva da oltre 140 anni nel settore delle bevande.
A recuperare il contenitore è stato Daniel, un collaboratore dell'azienda, che lo ha individuato sotto il rifugio Sasso Nero. Il fusto presentava alcune ammaccature, ma era rimasto sostanzialmente integro. Per trasportarlo fino a valle, l'uomo ha utilizzato un carrello, affrontando un percorso tutt'altro che semplice sul terreno montano.
La presenza di quel recipiente a un'altitudine così elevata sarebbe legata a un episodio risalente agli anni Settanta. Secondo la ricostruzione fornita da Harpf, il fusto sarebbe precipitato in un crepaccio durante un trasporto di rifornimenti effettuato con un elicottero. Da quel momento se ne erano perse le tracce e il contenitore era rimasto intrappolato nel ghiaccio per decenni.
Una volta recuperato, il fusto è stato esaminato e la data incisa sulla superficie ha permesso di risalire al 1978. Il ritrovamento ha assunto un significato particolare anche per l'azienda, che ritiene molto probabile la provenienza del recipiente dai propri magazzini. Si tratterebbe quindi di un oggetto legato direttamente alla sua attività di distribuzione di bevande nella zona.
La curiosità maggiore riguardava però le condizioni della birra. Un piccolo gruppo di appassionati e curiosi ha deciso di aprire il fusto e assaggiarne il contenuto presso Harpf. Nonostante i 48 anni trascorsi, la bevanda è stata giudicata ancora bevibile da chi ha partecipato alla degustazione. Un risultato che l'azienda ha attribuito alla lunga permanenza del recipiente nell'ambiente glaciale.
Il racconto pubblicato sui social sottolinea proprio questo aspetto: il ghiacciaio sembra aver preservato la birra per tutto il periodo in cui il fusto è rimasto disperso. La valutazione sulla sua conservazione deriva dall'esperienza dei partecipanti all'assaggio e non da analisi scientifiche sulla qualità o sulla sicurezza della bevanda.
Per Harpf, il recupero rappresenta anche un collegamento con il proprio passato. L'azienda, che opera in Alto Adige da oltre un secolo, ha descritto il ritrovamento come un'occasione rara e un pezzo della propria storia tornato alla luce dopo quasi cinquant'anni. Un oggetto destinato originariamente a una normale consegna in montagna è così rientrato a valle dopo essere rimasto dimenticato tra i ghiacci per decenni.
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