Ricina nel cenone di Natale a Pietracatella, nuova pista su una donna fuori dalla famiglia

Madre e figlia uccise dalla ricina a Pietracatella, nuovi sospetti su una donna esterna alla famiglia

ricina
Ricina nel cenone di Natale a Pietracatella, nuova pista su una donna fuori dalla famiglia
Ricevi le notizie di Zazoom.it su GoogleTutte le news direttamente su Google.
Segui

Proseguono le indagini sulla morte di Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi, decedute a dicembre dopo essere state avvelenate con la ricina nella loro abitazione di Pietracatella, in Molise. Da due giorni, negli uffici della Questura di Campobasso, gli specialisti dello Sco stanno analizzando il materiale elettronico sequestrato nell’appartamento delle vittime.

Gli investigatori stanno passando al setaccio telefoni cellulari, computer, tablet e modem con l’obiettivo di ricostruire contatti, conversazioni e ricerche effettuate online nei giorni precedenti al malore. La procura vuole verificare eventuali collegamenti con la sostanza tossica che ha provocato la morte delle due donne.

Tra gli elementi richiesti dagli inquirenti ci sono anche le chat WhatsApp e i messaggi scambiati sui social tra il 25 e il 28 dicembre, il periodo in cui madre e figlia hanno iniziato ad accusare i sintomi dell’avvelenamento. L’attenzione si concentra inoltre sulle abitudini quotidiane delle vittime, sugli alimenti consumati durante le festività natalizie e su possibili informazioni mediche presenti nei dispositivi.

Gli esperti avranno novanta giorni per completare l’estrazione e l’analisi dei dati. Terminata questa fase, la squadra mobile procederà con nuovi interrogatori. Il primo a essere ascoltato nuovamente sarà Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime.

L’avvocato Giuseppe Facciolla, che assiste Gianni e Alice Di Vita, ha ribadito la piena collaborazione dei suoi clienti con gli investigatori. Il legale ha spiegato che la famiglia continua a respingere qualsiasi coinvolgimento nella vicenda e attende che l’inchiesta chiarisca quanto accaduto.

Il difensore ha anche precisato che il telefono di Gianni Di Vita, unico dispositivo non ancora acquisito dagli investigatori, è stato messo a disposizione fin dall’inizio. Secondo il legale, gli accertamenti starebbero procedendo per fasi successive.

Gli investigatori ritengono che chi ha agito abbia sfruttato i pranzi e i cenoni di Natale per introdurre il veleno nel cibo. Nelle ultime ore l’attenzione si sarebbe concentrata non solo su persone vicine alla famiglia, ma anche su una donna estranea al nucleo familiare, considerata dagli inquirenti una possibile figura chiave nell’inchiesta.

?
Vuoi approfondire questa notizia?Condividila sui social o cerca aggiornamenti, video e discussioni correlate

Sullo stesso argomento

Pietracatella, nuove analisi sui cellulari di madre e figlia morte avvelenate dalla ricina Madre e figlia morte per avvelenamento da ricina a Pietracatella, le chat sui dispositivi sequestrati potrebbero chiarire chi cercava il veleno online.

Ricina a Pietracatella, indagini su 4 o 5 sospettati per la morte di madre e figlia Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita sono morte per avvelenamento da ricina dopo Natale a Pietracatella e le indagini puntano ora su pochi sospetti.

Cerca news, video e discussioni social in tutto il web su 'ricina'