Sinner tra recupero e ricordi, il doloroso addio al padre a 13 anni e mezzo
Dopo mesi lontano dai tornei, Jannik Sinner racconta come ha affrontato il recupero e torna su un ricordo personale. A 13 anni e mezzo, il saluto al padre prima di lasciare casa fu un momento che ancora oggi vorrebbe cancellare.
C'è un episodio della sua adolescenza che Jannik Sinner continua a ricordare con particolare intensità. Non riguarda una sconfitta sul campo o un infortunio, ma il momento in cui, ancora ragazzo, lasciò la famiglia per seguire il proprio percorso nel tennis. Il campione altoatesino ne ha parlato in un'intervista a Repubblica, nella quale ha raccontato anche il periodo di lontananza dalle competizioni e le prospettive del suo ritorno.
Il ricordo risale a quando aveva 13 anni e mezzo. A Milano, prima di separarsi dal padre, Sinner visse un momento che ancora oggi considera tra i più difficili della sua vita. Entrambi piansero durante quel saluto, consapevoli che la scelta avrebbe cambiato le loro abitudini e il rapporto quotidiano. Se potesse eliminare un solo giorno dalla propria memoria, il tennista sceglierebbe proprio quello, per l'intensità del dolore provato nel lasciare casa.
Il racconto personale arriva mentre Sinner prepara il rientro dopo una lunga assenza dai tornei. Il 26 ottobre ha confermato la partecipazione al Six Kings Slam, l'esibizione in programma a Riad dal 27 al 30 dicembre. Un appuntamento che rappresenta il suo obiettivo per tornare a giocare una partita dopo i mesi dedicati alle cure e alla preparazione fisica.
Durante lo stop, il tennista non ha interrotto gli allenamenti. Ha continuato a lavorare in palestra e sul campo, seguendo un programma concordato con fisioterapisti e specialisti. La necessità di recuperare ha modificato i tempi della sua attività, senza però allontanarlo dalla disciplina alla quale ha dedicato gran parte della propria vita.
Nell'intervista a Repubblica, Sinner ha spiegato di aver affrontato questa fase soprattutto con pazienza. Ha riconosciuto che gli infortuni impongono limiti che nessun atleta può superare soltanto con la volontà. Il corpo, ha osservato, è un avversario particolare perché non può essere sconfitto attraverso la tecnica o la determinazione. Quando richiede una pausa, bisogna rispettarne i segnali e affidarsi alle indicazioni dei medici.
La priorità del campione resta quella di costruire una carriera duratura. Per questo ritiene necessario valutare con attenzione il calendario, evitando di concentrare ogni decisione sui risultati immediati. La preparazione svolta durante un periodo di inattività può produrre benefici anche molto tempo dopo, mentre un rientro affrettato rischierebbe di compromettere il lavoro necessario per tornare competitivo.
Sinner ha ribadito anche la propria convinzione sul rapporto tra talento e allenamento. Le qualità individuali, secondo il tennista, non bastano per ottenere risultati importanti senza continuità e sacrificio. La fortuna può incidere su un singolo scambio, ma sono soprattutto la preparazione e le scelte quotidiane a determinare il rendimento nel corso di una partita e di una stagione.
Il periodo trascorso lontano dalle competizioni gli ha permesso di osservare la propria attività da una prospettiva diversa, senza cambiare il suo legame con il tennis. Sinner ha raccontato di non essersi annoiato e di non aver mai considerato l'infortunio come un motivo per prendere le distanze dallo sport. Pur riconoscendo che esiste una vita oltre il campo, continua a individuare nel tennis il proprio obiettivo principale.
Il ritorno annunciato per dicembre si inserisce quindi in un percorso costruito senza accelerazioni. Dopo aver accettato i tempi imposti dal recupero, Sinner vuole riprendere a competere mantenendo lo sguardo rivolto agli anni successivi, con la stessa dedizione che lo ha accompagnato fin dalla scelta, dolorosa ma decisiva, di lasciare la famiglia durante l'adolescenza.
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