Giulia Tramontano, riconosciuta la premeditazione: tre mesi di isolamento per Impagnatiello
Per Alessandro Impagnatiello la nuova sentenza sul femminicidio di Giulia Tramontano aggiunge tre mesi di isolamento diurno all'ergastolo. I giudici di Milano hanno riconosciuto la premeditazione, esclusa nel precedente appello.
La Corte d'Assise d'Appello di Milano ha riconosciuto l'aggravante della premeditazione ad Alessandro Impagnatiello, già condannato all'ergastolo per l'omicidio della compagna Giulia Tramontano. La decisione, pronunciata il 26 ottobre 2026 al termine del processo d'appello bis, comporta anche tre mesi di isolamento diurno per l'ex barman, attualmente detenuto nel carcere di Pavia.
Il nuovo verdetto modifica uno degli aspetti più controversi del precedente giudizio di secondo grado. In quella occasione i magistrati avevano confermato la pena dell'ergastolo, riconoscendo le aggravanti della crudeltà e del vincolo della convivenza, ma avevano escluso la premeditazione, inizialmente accertata in primo grado. La Cassazione aveva successivamente disposto un nuovo esame proprio su questo punto.
Alla lettura della sentenza, i familiari di Giulia Tramontano presenti in aula hanno accolto la decisione con un applauso. La madre, la sorella e il fratello della giovane si sono poi abbracciati con il loro avvocato, Nicodemo Gentile. Le motivazioni della pronuncia saranno depositate entro 45 giorni.
Giulia Tramontano venne uccisa il 27 maggio 2023 nell'abitazione di Senago, in provincia di Milano, dove viveva con Impagnatiello. La giovane, incinta al settimo mese, fu colpita con 37 coltellate. Le indagini avevano ricostruito anche una relazione parallela intrattenuta dall'uomo con un'altra donna, circostanza che aveva contribuito a far precipitare la situazione nelle ore precedenti il delitto.
Il nuovo processo si è concentrato soprattutto sulla ricostruzione temporale della volontà omicida. Per la Cassazione, la precedente sentenza d'appello non aveva valutato adeguatamente diversi comportamenti dell'imputato, risalenti a molti mesi prima dell'omicidio, che potevano indicare l'esistenza di un progetto già maturato.
Tra gli elementi esaminati figura la somministrazione di veleno per topi alla compagna, iniziata nel dicembre 2022. Secondo quanto osservato dalla Suprema Corte, i giudici del precedente appello non avevano attribuito sufficiente rilievo all'aumento delle quantità della sostanza tossica nell'ultimo mese e mezzo prima dell'uccisione.
La Cassazione aveva contestato anche la conclusione secondo cui l'avvelenamento sarebbe stato diretto esclusivamente a provocare l'interruzione della gravidanza. Gli elementi raccolti, secondo i giudici di legittimità, indicavano invece una condotta potenzialmente finalizzata anche alla morte della donna, oltre che alla perdita del bambino.
A sostenere questa ricostruzione erano state considerate anche le ricerche effettuate online da Impagnatiello. Già nel gennaio 2023 l'uomo aveva cercato informazioni sulle quantità di veleno per topi necessarie a uccidere una persona e su sostanze prive di odore e sapore. Una delle consultazioni risaliva al 7 gennaio, due giorni dopo che aveva convinto Giulia a rinunciare a un'interruzione di gravidanza precedentemente programmata.
Ulteriori elementi riguardavano il pomeriggio del 27 maggio 2023. Impagnatiello aveva appreso che avrebbe dovuto affrontare un incontro con Giulia e con la donna con cui aveva una seconda relazione. Anche questa circostanza era stata esaminata per stabilire quando si fosse concretizzata la decisione di uccidere la compagna.
Nel precedente giudizio d'appello, l'origine del proposito omicida era stata collocata intorno alle 17 del giorno del delitto. La Cassazione aveva ritenuto questa ricostruzione incompleta, richiamando la necessità di valutare insieme le somministrazioni della sostanza tossica, le ricerche informatiche e gli altri comportamenti documentati nei mesi precedenti.
Con la sentenza dell'appello bis viene dunque riconosciuta anche la premeditazione, mentre resta ferma la condanna all'ergastolo già inflitta ad Alessandro Impagnatiello. Il deposito delle motivazioni consentirà di conoscere nel dettaglio il percorso seguito dai giudici milanesi per arrivare alla nuova decisione.
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