Ucraina, due soldati morti per capsule al metadone: arrestata una 17enne a Žytomyr
A Žytomyr una diciassettenne è accusata di aver spedito capsule letali a militari ucraini su indicazione di un referente russo. Due soldati sono morti; la polizia ha rintracciato altri quattro destinatari prima che le assumessero.
Un compenso promesso di almeno 5.000 grivnie, equivalenti a circa 100 euro, per confezionare e spedire sostanze destinate ai militari ucraini. È quanto avrebbe ricevuto una ragazza di 17 anni arrestata nella regione di Žytomyr, a ovest di Kiev, con l'accusa di aver collaborato con i servizi segreti russi a un'operazione di avvelenamento. Secondo la polizia Ucraina, due soldati sono morti dopo aver assunto capsule contenenti una quantità letale di metadone.
L'indagine ha consentito agli investigatori di ricostruire anche altre quattro spedizioni e individuare i rispettivi destinatari prima che potessero consumare le sostanze. Gli interventi hanno riguardato le regioni di Kirovohrad, Zaporižžja, Cernivci e Ivano-Frankivsk, evitando ulteriori vittime.
Il sistema utilizzato dagli organizzatori prevedeva il primo contatto attraverso Telegram. Ai militari venivano offerte gratuitamente sostanze stupefacenti, successivamente recapitate tramite pacchi postali. Dopo la consegna, i destinatari ricevevano l'indicazione di assumere le capsule davanti alla telecamera, senza sapere che contenessero una dose potenzialmente mortale di metadone.
La minorenne, la cui identità non è stata divulgata, avrebbe avuto il compito di preparare le confezioni e provvedere alle spedizioni, utilizzando generalità fittizie per nascondere la provenienza dei pacchi. Gli investigatori ritengono che agisse seguendo le istruzioni di un referente russo, nell'ambito di un'operazione attribuita ai servizi di sicurezza di Mosca.
Le due vittime accertate si trovavano nella regione di Žytomyr e, secondo quanto precisato dalla polizia, avevano lasciato le rispettive unità militari senza autorizzazione. Le indagini avviate dopo i decessi hanno permesso di ricostruire la distribuzione delle altre confezioni e interrompere la sequenza degli avvelenamenti.
Alla diciassettenne sono stati contestati il concorso nell'omicidio volontario premeditato di due persone, commesso secondo l'accusa previo accordo, e la spedizione illecita di sostanze stupefacenti e psicotrope finalizzata alla distribuzione. Se riconosciuta colpevole, rischia una pena fino a 15 anni di reclusione. Gli investigatori stanno inoltre verificando un suo eventuale coinvolgimento in ulteriori episodi.
Le autorità ucraine considerano l'operazione parte delle attività condotte dai servizi russi per colpire personale militare e compromettere la sicurezza interna del Paese. Dall'inizio dell'invasione su larga scala, nel febbraio 2022, Kiev e Mosca si accusano reciprocamente di utilizzare le piattaforme social per reclutare anche minorenni da impiegare in sabotaggi e attacchi mirati.
Il ricorso a sostanze tossiche era già comparso in altre vicende legate alla guerra. Nel 2023 le autorità ucraine denunciarono un caso di avvelenamento che coinvolse la moglie di Kyrylo Budanov, allora alla guida dell'intelligence militare e successivamente diventato consigliere presidenziale. L'episodio di Žytomyr aggiunge ora un nuovo capitolo alle indagini sulle presunte operazioni clandestine attribuite ai servizi russi.
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