Mauro Corona a È Sempre Cartabianca, dall'amore a 76 anni alle violenze di Milano

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Mauro Corona racconta a Bianca Berlinguer di essersi innamorato a 76 anni, poi cambia registro e commenta gli scontri di Milano. Condanna le violenze, ma invita a riflettere sul disagio dei giovani e sui modelli imposti dalla società.

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Mauro Corona a È Sempre Cartabianca, dall'amore a 76 anni alle violenze di Milano
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Una confidenza sentimentale, qualche battuta sull'età e una riflessione sul disagio giovanile. Mauro Corona ha attraversato registri molto diversi durante il suo intervento a È Sempre Cartabianca, il programma di Rete4 condotto da Bianca Berlinguer. Lo scrittore e alpinista ha inizialmente sorpreso la giornalista raccontando di aver ritrovato l'amore a 76 anni, prima di affrontare il tema degli scontri avvenuti a Milano durante una manifestazione contro il caro vita.

La conversazione si è aperta con una dichiarazione personale di Corona, che ha descritto l'innamoramento in età avanzata come un'esperienza insieme dolce, poetica e, per certi aspetti, tragica. Berlinguer, incuriosita da quest'ultima definizione, gli ha chiesto di spiegarsi meglio. Lo scrittore ha quindi risposto con la consueta ironia, osservando che a 76 anni non si possiede più lo stesso vigore fisico dei 30, 40 o 50 anni e che, di conseguenza, può servire qualche aiuto in più.

Archiviato il momento leggero, il confronto si è spostato sui disordini registrati nel fine settimana a Milano. Durante il corteo contro il caro vita, gruppi di giovani, diversi dei quali con il volto coperto, hanno preso di mira le forze dell'ordine con pietre, bottiglie e transenne. Nel centro cittadino si sono verificati incendi di cassonetti, danneggiamenti e saccheggi di esercizi commerciali, soprattutto nelle zone di piazza Duomo, via Mazzini e corso Vittorio Emanuele II. Gli agenti sono intervenuti utilizzando lacrimogeni e idranti.

Nel commentare gli episodi, Corona ha espresso una netta contrarietà ai comportamenti violenti, cercando però di individuare le ragioni della rabbia manifestata da alcuni partecipanti. Secondo lo scrittore, molti ragazzi vivono una condizione di insoddisfazione perché non trovano spazi adeguati nella società e si confrontano continuamente con modelli di successo legati al possesso di prodotti costosi e abiti firmati.

La distanza tra ciò che viene proposto come desiderabile e le possibilità economiche effettive, nella sua interpretazione, può alimentare frustrazione e ribellione. Una spiegazione che Corona ha tenuto distinta da qualsiasi giustificazione dei saccheggi: rompere le vetrine e impossessarsi della merce, ha precisato, non rappresenta una risposta accettabile al disagio.

Per chiarire la propria posizione, l'alpinista ha richiamato un episodio della sua infanzia. Ha ricordato di aver posseduto soltanto calzature di pezza e galosce di legno prima di ricevere le sue prime vere scarpe in seguito alla tragedia del Vajont. Nonostante quelle privazioni, ha raccontato, non avrebbe mai pensato di raggiungere città come Treviso, Udine o Belluno per sfondare la vetrina di un negozio e procurarsi ciò che gli mancava.

Corona ha così affidato al ricordo della propria esperienza il senso del suo intervento, distinguendo la comprensione delle difficoltà vissute dai giovani dalla condanna delle azioni compiute durante gli scontri milanesi.

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