Pierdante Piccioni, 12 anni di memoria ancora perduti e un nuovo ruolo in Doc 4
Pierdante Piccioni, il medico che ha ispirato Doc, non ha ritrovato i dodici anni di memoria perduti nell'incidente del 2013. Il rapporto ricostruito con i figli e il ritorno in corsia hanno però cambiato la sua vita e il suo modo di curare.
Dodici anni della propria esistenza conosciuti soltanto attraverso fotografie, racconti familiari e testimonianze. È la condizione con cui convive Pierdante Piccioni, l'ex primario del pronto soccorso di Lodi dalla cui esperienza è nata la fiction «Doc – Nelle tue mani», interpretata da Luca Argentero. A tredici anni dall'incidente automobilistico che gli ha provocato una grave perdita di memoria, il medico non è riuscito a recuperare nessun episodio del periodo dimenticato. Ha però ripreso la professione, ricostruito i legami familiari e sviluppato una diversa sensibilità verso i pazienti.
Ospite del programma «Dee Notte» su Radio Deejay insieme al figlio Tommaso, oggi trentatreenne, Piccioni ha ripercorso le conseguenze del trauma e il percorso affrontato per ritrovare un equilibrio. Durante la conversazione, Tommaso ha spiegato di preferire il padre di oggi rispetto a quello precedente all'incidente. Secondo lui, senza quanto accaduto, anche il rapporto con il fratello Filippo avrebbe probabilmente seguito una strada diversa.
La vicenda comincia il 31 maggio 2013. Piccioni, allora cinquantatreenne, stava viaggiando verso l'ospedale di Lodi quando perse il controllo dell'automobile sulla tangenziale di Pavia, finendo fuori strada. Rimase in coma per alcune ore e, al risveglio, era convinto di vivere ancora nel 2001. Credeva di avere 41 anni e non conservava alcuna memoria degli avvenimenti successivi al 25 ottobre di quell'anno.
L'ultimo ricordo nitido riguardava l'ottavo compleanno di Tommaso. Quella mattina aveva accompagnato il bambino a scuola portando dei pasticcini per festeggiare con i compagni. Quando riaprì gli occhi in ospedale, non trovandolo accanto a sé, pensò che potesse essere rimasto coinvolto nell'incidente. In realtà Tommaso aveva già diciannove anni, mentre Filippo era ormai adolescente.
Il medico dovette quindi confrontarsi con una famiglia che aveva continuato a vivere e crescere, ma della quale conservava un'immagine ferma a dodici anni prima. Non riconosceva immediatamente i figli, faticava a ritrovare nella moglie Maria Assunta Zanetti la donna custodita nei suoi ricordi e persino il proprio volto riflesso nello specchio gli appariva estraneo.
Furono proprio i ragazzi ad aiutarlo a costruire una nuova quotidianità. Gli proposero di condividere partite di calcio, ascoltare musica e guardare film insieme. Quelle esperienze non riportarono alla luce il passato, ma offrirono alla famiglia nuove occasioni per conoscersi. Tommaso e Filippo incontrarono così un padre diverso da quello con cui erano cresciuti, mentre Piccioni imparò a relazionarsi con due figli che, nella sua memoria, erano ancora bambini.
Il vuoto riguardava anche molti aspetti della società. Al risveglio non conosceva gli smartphone, non aveva familiarità con la moneta unica europea e ignorava che l'Italia avesse vinto i Mondiali di calcio del 2006. Durante l'intervista radiofonica ha ricordato il disorientamento provato quando gli agenti di polizia gli riconsegnarono il cellulare. Per imparare a comprendere correttamente il valore dell'euro, ha raccontato, impiegò circa un anno.
Nel tentativo di recuperare quanto perduto, Piccioni ha affrontato negli anni numerosi trattamenti, compresi percorsi psicologici e stimolazioni elettriche. Nessuno, secondo quanto riferito dal medico, gli ha restituito un singolo ricordo dei dodici anni scomparsi. La speranza di ritrovare almeno una parte di quel periodo rimane, ma oggi la sua storia personale comprende inevitabilmente anche fatti che può conoscere soltanto attraverso le parole degli altri.
Una delle trasformazioni più significative ha interessato il rapporto con la medicina. Prima dell'incidente, Piccioni era un primario rigoroso, abituato a pretendere molto dai collaboratori e poco incline alle concessioni. I colleghi lo avevano soprannominato, senza che lui ne fosse consapevole, «il principe bastardo». Scoprì quell'appellativo soltanto dopo il trauma e, in una precedente intervista, ne parlò con ironia, ricordando la particolare eleganza con cui sapeva rivolgere anche le critiche più severe.
La lunga esperienza dalla parte del malato modificò profondamente quella prospettiva. Per la prima volta dovette affidare ad altri le decisioni sulla propria salute, sperimentando direttamente paure, incertezze e fragilità che fino ad allora aveva osservato soprattutto attraverso il ruolo professionale. Tornato in ospedale, iniziò a dedicare maggiore attenzione all'ascolto delle persone ricoverate. Il cambiamento fu tale che al vecchio soprannome subentrò quello di «dottor Empatia».
Riprendere il camice, tuttavia, richiese un percorso impegnativo. Durante i circa due anni trascorsi lontano dal lavoro, Piccioni cercò anche nelle vecchie email elementi utili per ricostruire la propria identità. Alcuni scambi professionali gli mostrarono comportamenti e atteggiamenti nei quali non riusciva più a riconoscersi. Dovette inoltre aggiornarsi sugli sviluppi scientifici del periodo dimenticato e sostenere numerose prove per dimostrare di possedere ancora le competenze necessarie a esercitare.
Inizialmente gli era stata prospettata una pensione d'invalidità, soluzione che non volle accettare. Desiderava tornare a svolgere la professione e dimostrare ai figli che una difficoltà così profonda non doveva necessariamente impedire di ricominciare. Riuscì a rientrare in ospedale dopo circa due anni, pur continuando a convivere con dubbi e insicurezze. Nel 2022 raccontò di avvertire ancora il bisogno di dimostrare continuamente la propria preparazione e, talvolta, la sensazione di non godere della piena fiducia dei colleghi.
La sua esperienza ha successivamente raggiunto il grande pubblico grazie a «Doc – Nelle tue mani», la serie televisiva tornata su Rai 1 il 1° ottobre 2026 con la quarta stagione. La fiction riprende il tema della perdita di dodici anni di memoria, adattandolo però a una vicenda differente. Andrea Fanti, il protagonista interpretato da Luca Argentero, subisce infatti un colpo di pistola alla testa, mentre nella storia reale il trauma deriva da un incidente stradale. Anche diversi elementi della vita privata sono stati modificati per la narrazione televisiva.
Piccioni non si è limitato a offrire la propria vicenda come ispirazione. Ha collaborato alla realizzazione della fiction in qualità di consulente, contribuendo alla costruzione dei casi clinici e alla rappresentazione del lavoro ospedaliero. Ha inoltre partecipato ad alcune brevi scene, scherzando sulle proprie apparizioni e accostandole ai celebri cameo cinematografici di Alfred Hitchcock.
Durante l'intervento a «Dee Notte» ha annunciato un'ulteriore presenza nella quarta stagione di Doc. Questa volta comparirà nei panni di un medico, dopo aver interpretato in passato un paziente. Un nuovo piccolo ruolo televisivo per l'uomo che, pur senza aver recuperato gli anni cancellati dalla memoria, è riuscito a costruire una diversa identità personale e professionale.
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