Google DeepMind, Sofia Liguori lascia dopo tre anni per protesta contro l'IA militare

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Dopo tre anni nel laboratorio Google DeepMind di Londra, l'ingegnera italiana Sofia Liguori lascia l'azienda per contestare l'impiego dell'intelligenza artificiale in ambito militare. La scelta si inserisce in un dissenso interno più ampio.

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Le collaborazioni di Google con le forze armate statunitensi e israeliane hanno spinto Sofia Liguori, ingegnera italiana laureata all'Università di Milano-Bicocca, a interrompere il proprio rapporto professionale con Google DeepMind. La ricercatrice, impiegata da tre anni nella sede londinese del laboratorio di intelligenza artificiale, ha annunciato le dimissioni spiegando di non riconoscersi più nelle scelte dell'azienda.

La sua decisione arriva mentre cresce il malcontento tra alcuni dipendenti del gruppo tecnologico. Secondo quanto riportato dalla Bbc, altri lavoratori di Google DeepMind hanno già abbandonato l'organizzazione oppure stanno considerando di farlo, preoccupati dalle applicazioni militari delle tecnologie sviluppate dal laboratorio.

Intervistata dall'emittente britannica, Liguori ha dichiarato di provare vergogna nel lavorare per una società che, a suo giudizio, sta promuovendo con sempre maggiore convinzione l'impiego dell'intelligenza artificiale nelle operazioni militari. La ricercatrice ha inoltre spiegato di aver perso fiducia nella capacità di Google di mantenere gli impegni etici che dichiara pubblicamente.

Una parte delle sue motivazioni è contenuta anche in un lungo intervento pubblicato su Linkedin. Liguori contesta l'idea che la tecnologia possa essere considerata neutrale, indipendentemente dalle circostanze nelle quali viene utilizzata. Secondo l'ingegnera, chi progetta e sviluppa strumenti informatici deve interrogarsi anche su chi li controlla, sulle finalità del loro impiego e sulle conseguenze che possono produrre.

Nel suo messaggio richiama direttamente la responsabilità dei lavoratori del settore, criticando quello che considera un atteggiamento eccessivamente passivo di fronte alle decisioni aziendali. Ricorda inoltre di aver già manifestato il proprio dissenso a febbraio, prendendo alcuni giorni liberi per partecipare a una protesta davanti agli uffici.

Per Liguori sarebbe stata necessaria una mobilitazione interna più decisa, anche attraverso forme di astensione dal lavoro o altre iniziative collettive. Il suo riferimento riguarda soprattutto l'utilizzo delle tecnologie sviluppate dall'azienda nei processi militari di individuazione e attacco degli obiettivi, oltre alla normalizzazione delle applicazioni sperimentate nella Striscia di Gaza.

Le contestazioni riguardano anche gli accordi sottoscritti da Google con l'apparato militare americano, che prevedono l'introduzione di sistemi di intelligenza artificiale in ambienti riservati delle forze armate. Sono proprio queste collaborazioni, insieme ai rapporti con Israele, ad aver alimentato le preoccupazioni espresse dalla ricercatrice.

Interpellata dalla Bbc, Google ha difeso le proprie procedure, precisando che i contratti con le organizzazioni pubbliche vengono esaminati secondo criteri comuni, nel rispetto delle politiche aziendali sull'utilizzo delle tecnologie e dei principi adottati in materia di intelligenza artificiale. La società ha inoltre ricordato l'esistenza di canali interni attraverso i quali i dipendenti possono comunicare eventuali criticità, comprese quelle di natura etica.

Intanto, sul fronte dei servizi tecnologici del gruppo, è stato risolto il blackout che il 20 ottobre aveva interessato l'infrastruttura cloud di Google. L'interruzione aveva provocato disservizi prolungati a Londra, rendendo temporaneamente inaccessibili applicazioni e piattaforme utilizzate anche da istituti finanziari come Lloyds, Hsbc e Revolut. Problemi erano stati registrati anche in altri Paesi europei.

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