ChatGPT e contenuti IA, arriva il watermark invisibile di Google contro deepfake e manipolazioni

Google estenderà il watermark invisibile SynthID anche ai contenuti creati con ChatGPT e altri strumenti IA. OpenAI, NVIDIA ed ElevenLabs adotteranno il sistema per rendere riconoscibili immagini, video e audio generati artificialmente.

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La tecnologia SynthID, sviluppata da Google, verrà utilizzata anche da alcune delle principali aziende attive nell’intelligenza artificiale generativa. OpenAI, NVIDIA, Kakao ed ElevenLabs hanno scelto di adottare il sistema per inserire una filigrana invisibile nei contenuti creati o modificati con l’IA.

Il sistema non aggiunge simboli o loghi visibili. La marcatura viene incorporata direttamente nel file attraverso modifiche impercettibili che possono essere rilevate da strumenti compatibili. L’obiettivo è rendere riconoscibili immagini, video e audio sintetici anche dopo la condivisione o modifiche leggere.

Secondo Google, SynthID è già stato applicato a circa 100 miliardi di contenuti generati tramite i propri strumenti di intelligenza artificiale. La tecnologia nasce come soluzione interna, ma l’ingresso di aziende come OpenAI e NVIDIA cambia il peso del progetto e apre la strada a un possibile standard condiviso nel settore.

NVIDIA occupa un ruolo centrale nell’infrastruttura hardware per l’IA, mentre OpenAI è tra le società più esposte sul fronte della produzione di contenuti sintetici destinati al grande pubblico. L’adozione comune di un watermark invisibile viene vista come un tentativo di aumentare la tracciabilità dei materiali creati artificialmente.

Il sistema non elimina il problema dei deepfake, ma aggiunge uno strumento tecnico utile per distinguere contenuti autentici da quelli generati o alterati con algoritmi. La filigrana può essere affiancata a metadati, sistemi di verifica e regole imposte dalle piattaforme digitali.

Negli ultimi mesi il settore tecnologico ha accelerato sul tema della provenienza dei contenuti. Diverse aziende stanno lavorando a standard condivisi come C2PA, pensati per ricostruire la storia di immagini e video pubblicati online. Anche YouTube ha introdotto nuove misure dedicate ai video creati con l’intelligenza artificiale.

Uno dei punti più delicati resta la compatibilità tra piattaforme diverse. Per essere efficace, un watermark deve sopravvivere a compressioni, ritagli e modifiche comuni senza compromettere l’utilizzo legittimo dei contenuti. Con Google, OpenAI e NVIDIA impegnate sulla stessa direzione, il mercato dell’IA sembra avvicinarsi a un modello in cui ogni contenuto artificiale potrà essere accompagnato da una traccia tecnica verificabile.

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