Clima, l'Onu avverte: con gli impegni attuali la temperatura salirà di 2,6°C

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Le emissioni mondiali restano su livelli record e gli impegni climatici dei governi non bastano a contenere il riscaldamento globale. Il nuovo rapporto Onu indica quanto devono diminuire entro il 2030 per limitare i danni futuri.

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Gli sforzi compiuti finora dai governi non sono sufficienti a riportare il pianeta su una traiettoria compatibile con gli obiettivi dell'Accordo di Parigi. Il nuovo rapporto annuale sul divario delle emissioni, pubblicato il 21 ottobre dal Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (Unep), indica che il riscaldamento globale potrebbe raggiungere i 2,6°C entro la fine del secolo anche nell'ipotesi di una piena attuazione degli attuali impegni climatici nazionali. Mantenendo soltanto le politiche già in vigore, l'aumento arriverebbe a 2,8°C rispetto ai livelli preindustriali.

Il documento individua nelle decisioni da adottare entro i prossimi anni il passaggio determinante per contenere gli effetti del cambiamento climatico. Per seguire uno scenario capace di limitare il superamento della soglia di 1,5°C, le emissioni mondiali di gas serra dovrebbero diminuire del 18% entro il 2030, del 45% entro il 2035 e del 69% entro il 2040, prendendo come riferimento i valori del 2025.

Si tratta di riduzioni nettamente superiori a quelle previste dai programmi presentati finora dai singoli Stati. Secondo le valutazioni dell'Unep, anche rispettando integralmente gli impegni nazionali, il calo delle emissioni entro il 2030 si fermerebbe tra il 5% e l'8%. La distanza tra gli obiettivi dichiarati e le misure necessarie rimane quindi considerevole.

Alla presentazione del rapporto, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha richiamato i governi alla necessità di intervenire rapidamente. Le emissioni continuano a mantenersi su livelli record e, secondo Guterres, i programmi climatici nazionali e le politiche attuali risultano pericolosamente inadeguati rispetto alla dimensione del problema.

Nel 2025 le emissioni globali sono rimaste sostanzialmente vicine a quelle dell'anno precedente. Una stabilizzazione che gli analisti dell'Unep non considerano ancora sufficiente per parlare di un'inversione duratura della tendenza. A rendere incerta la prospettiva contribuiscono le tensioni geopolitiche e la persistente dipendenza dai combustibili fossili, nonostante la rapida espansione delle fonti energetiche rinnovabili.

Il rapporto chiarisce inoltre che evitare completamente il superamento della soglia di 1,5°C non rappresenta più uno scenario realistico. Resta però possibile ridurre l'entità e la durata di questo superamento. Attraverso interventi particolarmente incisivi, il picco del riscaldamento potrebbe essere contenuto intorno a 1,7-1,8°C verso la metà del secolo, con la possibilità di tornare a 1,5°C o al di sotto entro il 2100.

Un simile percorso richiederebbe anche un aumento della capacità di rimuovere stabilmente l'anidride carbonica dall'atmosfera. L'Unep stima che sarebbero necessarie circa 320 miliardi di tonnellate di CO2 nel corso del secolo, un risultato la cui realizzazione presenta ancora notevoli difficoltà tecnologiche ed economiche.

Limitare il picco delle temperature avrebbe conseguenze concrete sulla frequenza e sull'intensità dei fenomeni climatici estremi. Ondate di calore, alluvioni e incendi continuerebbero a rappresentare rischi significativi, ma contenere ogni ulteriore frazione di grado permetterebbe di ridurre l'aggravamento degli impatti sulle popolazioni e sugli ecosistemi.

La direttrice esecutiva dell'Unep, Inger Andersen, ha ricordato che negli anni precedenti i governi erano stati ripetutamente avvertiti della necessità di uno sforzo straordinario per rispettare il limite di 1,5°C. Quello sforzo, ha osservato, non è stato realizzato nei tempi necessari. Per questo non è più possibile considerare raggiungibile l'obiettivo senza un temporaneo superamento della soglia.

Andersen ha tuttavia invitato i Paesi a non abbandonare il traguardo previsto dall'Accordo di Parigi. La priorità deve diventare quella di rendere il superamento il più contenuto e breve possibile, accelerando la riduzione delle emissioni e creando le condizioni per riportare successivamente la temperatura globale entro il limite stabilito.

Le Nazioni Unite riconoscono i progressi ottenuti attraverso lo sviluppo delle energie pulite e l'introduzione di politiche climatiche efficaci in diversi Paesi. Il problema riguarda soprattutto la loro diffusione su scala mondiale e la velocità con cui vengono applicate. Senza un rafforzamento degli interventi nel breve periodo, gli impegni di lungo termine continueranno a risultare insufficienti rispetto alla crescita prevista delle temperature.

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