Totti al Brancaccio, dalla prima visita alla prostata al dolore per l'addio alla Roma

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Francesco Totti diverte il pubblico del Teatro Brancaccio raccontando con ironia la sua prima visita alla prostata. Alla presentazione del libro 'Oltre' trova spazio anche il ricordo doloroso dell'addio alla Roma e della paura di cambiare vita.

Francesco Totti
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Una serata tra risate, ricordi personali e momenti di commozione quella di lunedì 19 ottobre al Teatro Brancaccio di Roma, dove Francesco Totti ha presentato 'Oltre', il libro realizzato insieme al giornalista Alessandro Alciato. Davanti a una platea di appassionati, l'ex capitano giallorosso ha alternato riflessioni sulla propria carriera ad aneddoti privati, regalando al pubblico anche un racconto particolarmente divertente sulla sua prima visita alla prostata.

L'episodio risale a un incontro con il figlio di Vito Scala, figura storicamente vicina a Totti, che l'ex calciatore considera un fratello maggiore. Proprio Scala, conoscendo la sua avversione per visite mediche e punture, aveva suggerito davanti a tutti che Francesco, ormai vicino ai 50 anni, avrebbe dovuto sottoporsi a un controllo della prostata.

La proposta non aveva incontrato l'entusiasmo dell'ex numero 10, che aveva inizialmente tentato di allontanarsi. Scala, però, lo aveva raggiunto e convinto a incontrare un altro medico. A quel punto, secondo il racconto di Totti, si era presentato un dottore particolarmente alto, con un pollice dalle dimensioni che gli erano sembrate preoccupanti. La reazione era stata immediata: «Che cosa vuoi fare con questo arnese...?», ha ricordato tra le risate della sala.

Con i suoi consueti tempi comici, Totti ha descritto il nervosismo provato prima dell'esame e la difficoltà ad affrontare una situazione per lui decisamente poco piacevole. «Non lo conoscevo ma già lo odiavo», ha scherzato riferendosi al medico, spiegando di aver avuto la pelle d'oca al solo pensiero della visita.

Il racconto è proseguito con la descrizione della preparazione del dottore e delle raccomandazioni ricevute durante il controllo. L'ex capitano ha esagerato volutamente gesti e sensazioni per divertire la platea, raccontando di essere rimasto immobile per diversi minuti dopo l'esame. Poi la battuta sulla camminata all'uscita dello studio: «Camminavo come i pinguini...». Rivolgendosi agli spettatori, ha infine ironizzato invitandoli a sottoporsi al controllo: «Vabbè, andate a farla che è bellissima…».

La presentazione ha avuto anche un registro completamente diverso quando la conversazione si è spostata sul 28 maggio, giorno del suo addio al calcio giocato. Un passaggio che Totti continua a ricordare con sofferenza, soprattutto per le modalità con cui si concluse la sua esperienza da calciatore della Roma.

«Il 28 maggio è stato come morire, sotto certi punti di vista», ha confessato, definendo quel distacco un addio forzato che non avrebbe voluto affrontare. L'ex capitano ha spiegato di aver accettato a malincuore la scelta della dirigenza, pur riconoscendo quanto rapidamente possano cambiare gli equilibri nel mondo del calcio: «Quando servi, servi. Quando non servi, non lo sei più».

Alla delusione sportiva si era aggiunta l'incertezza personale. Dopo una vita trascorsa sul campo, Totti temeva di non sapere come affrontare il futuro. «Avevo paura di voltare pagina, non sapevo cosa avrei trovato. Mi sono sentito perso», ha raccontato. Interrogato sulle sue paure attuali, ha indicato senza esitazioni la morte, esprimendo il desiderio di conservare negli anni la passione e la voglia di vivere che sente ancora dentro di sé.

Nel bilancio dei suoi primi 50 anni, l'ex calciatore ha riservato infine parole di gratitudine alla famiglia, ai figli e ai tifosi. Ha descritto il rapporto con le persone che lo hanno accompagnato come uno scambio di affetto sincero, ricordando il privilegio di aver potuto trasformare la propria passione nel lavoro di una vita. «Ho fatto il lavoro che ho sempre voluto: questo per me è amore vero», ha concluso.

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