Truffe alimentari, il 74% degli italiani fatica a trovare prodotti davvero nazionali

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Comprare alimenti davvero italiani non è sempre semplice. Un'indagine Coldiretti/Censis rileva che il 74% dei cittadini ha cercato prodotti interamente nazionali senza trovarli, mentre tre su quattro riferiscono almeno un inganno a tavola.

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La provenienza degli alimenti è diventata una delle principali preoccupazioni dei consumatori italiani. L'84% vuole conoscere con precisione da dove arrivano i prodotti e i loro ingredienti, mentre l'80% chiede che l'indicazione dell'origine diventi obbligatoria anche nei ristoranti. Una richiesta legata alle difficoltà incontrate quotidianamente nel distinguere gli alimenti realmente italiani da quelli presentati come tali.

A fotografare la situazione è il rapporto Coldiretti/Censis «La filiera della buona salute: la centralità del cibo italiano», diffuso in occasione del Forum Internazionale dell'Agricoltura e dell'Alimentazione, in programma a Roma martedì 20 e mercoledì 21 ottobre. L'appuntamento è organizzato da Coldiretti con la collaborazione di The European House - Ambrosetti.

Secondo l'indagine, il 75% degli italiani dichiara di aver subito almeno una volta un inganno alimentare. Le situazioni segnalate comprendono informazioni fuorvianti sulle confezioni, prodotti esteri presentati come italiani e vere e proprie frodi commerciali. Tra gli esempi figura anche l'olio d'oliva tunisino proposto come nazionale, tanto nella distribuzione commerciale quanto nella ristorazione.

Il problema riguarda inoltre la possibilità di compiere acquisti consapevoli. Al 74% degli intervistati è capitato di cercare alimenti interamente italiani senza riuscire a individuarli, mentre il 64% ha riscontrato l'assenza di informazioni sull'origine nell'etichetta di un prodotto. Una carenza che rende più complicato verificare la provenienza effettiva di ciò che si acquista.

La richiesta di regole più rigorose trova un consenso particolarmente ampio. L'89% dei cittadini intervistati ritiene necessarie norme severe per contrastare le frodi relative alla qualità e alla provenienza degli alimenti. Per l'88%, inoltre, le indicazioni ingannevoli sull'origine rappresentano una minaccia per la salute pubblica e non possono essere considerate semplici scorrettezze commerciali.

Sul piano legislativo, un primo intervento è arrivato con l'approvazione della legge sui reati agroalimentari, ispirata alla cosiddetta «Legge Caselli» e sostenuta da Coldiretti dopo oltre dieci anni di impegno. Il provvedimento rafforza gli strumenti per contrastare le attività illecite nella filiera alimentare e le infiltrazioni delle agromafie, intervenendo anche sulla tutela della qualità e dell'autenticità dei prodotti.

Per Coldiretti, il percorso deve proseguire con l'estensione dell'obbligo di indicare l'origine a tutti gli alimenti commercializzati nell'Unione Europea. Accanto a questa misura viene proposta l'introduzione di sistemi di controllo più avanzati, capaci di verificare scientificamente la provenienza delle materie prime e dei prodotti finiti.

Tra gli strumenti individuati figurano la risonanza magnetica, la mappatura genomica e quella isotopica, da affiancare alla creazione della prima banca dati prevista nell'ambito di Coltivaitalia. Tecnologie che permetterebbero di confrontare le caratteristiche degli alimenti e rendere più efficaci gli accertamenti lungo la catena produttiva e commerciale.

I risultati del rapporto Coldiretti/Censis mostrano così una domanda precisa da parte dei consumatori: disporre di informazioni accessibili e attendibili prima dell'acquisto o della consumazione. L'indicazione trasparente della provenienza viene considerata uno strumento per tutelare la salute, riconoscere la qualità dei prodotti e difendere il lavoro delle imprese agricole italiane.

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