Meloni e gli stipendi dei magistrati, il magistrato la insulta su Facebook dopo lo stop al decreto
Il rifiuto di Giorgia Meloni di firmare il decreto sugli adeguamenti retributivi dei magistrati provoca la reazione del pm Alessandro Di Cicco, che pubblica su Facebook un attacco personale alla premier. L'Anm contesta le cifre indicate dal governo.
La controversia sugli adeguamenti retributivi dei magistrati si estende ai social. Alessandro Di Cicco, pubblico ministero in servizio alla Procura di Roma, ha pubblicato nella serata del 18 ottobre un messaggio rivolto a Giorgia Meloni, utilizzando espressioni offensive nei confronti della presidente del Consiglio.
Il post, apparso su Facebook poco dopo le 20, contiene un riferimento diretto alla decisione della premier di non sottoscrivere il provvedimento relativo agli stipendi delle toghe. «La nana borgatara non ha tempo per firmare un decreto. Ci penserà un commissario ad acta! Povera Italia», ha scritto il magistrato.

All'origine della vicenda c'è la posizione espressa da Meloni nel corso di un colloquio telefonico con l'Adnkronos. La presidente del Consiglio ha annunciato di non voler apporre la propria firma su un Dpcm che, secondo le cifre da lei indicate, comporterebbe uno stanziamento di quasi un miliardo di euro destinato agli adeguamenti economici dei magistrati.
La premier ha motivato la scelta richiamando le difficoltà finanziarie legate ad altre priorità del governo. In particolare, ha confrontato l'importo previsto per le retribuzioni delle toghe con le risorse necessarie a sostenere l'autotrasporto, settore per il quale l'esecutivo sta cercando una somma dieci volte inferiore, anche allo scopo di scongiurare interruzioni nella distribuzione delle merci sul territorio nazionale.
Meloni ha inoltre precisato di essere disponibile a confrontarsi con le associazioni rappresentative della magistratura per individuare una soluzione condivisa, dichiarandosi convinta che la maggioranza dei magistrati comprenda le difficoltà economiche e le priorità del momento.
Di diversa posizione l'Associazione nazionale magistrati. La giunta esecutiva centrale dell'Anm ha contestato la rappresentazione degli importi, precisando che non si tratta di benefici aggiuntivi concessi alla categoria, ma di differenze retributive stabilite dalla normativa e rimaste senza corresponsione per diversi anni.
L'associazione sostiene inoltre che le somme effettivamente dovute saranno sensibilmente inferiori rispetto alle cifre diffuse nel dibattito pubblico. Nella sua presa di posizione, l'Anm respinge l'idea che gli adeguamenti costituiscano un trattamento privilegiato e afferma che la magistratura non debba essere indicata come responsabile delle difficoltà economiche del Paese.
La pubblicazione del messaggio di Di Cicco si inserisce dunque in una controversia che riguarda sia la quantificazione delle somme dovute sia la decisione politica di non firmare il decreto necessario alla loro erogazione.
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