Milano, Piantedosi replica a Sala sugli agenti in piazza e annuncia nuove indagini

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Dopo i disordini durante le manifestazioni a Milano, Matteo Piantedosi contesta le critiche di Beppe Sala sul numero di agenti in piazza. Il ministro difende l'operato della polizia e annuncia indagini sui responsabili delle violenze.

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La gestione dell'ordine pubblico durante le manifestazioni di sabato a Milano apre uno scontro tra il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi e il sindaco Giuseppe Sala. Domenica 18 ottobre, con un lungo intervento pubblicato su X, il titolare del Viminale ha respinto le osservazioni del primo cittadino sulla presenza delle forze dell'ordine durante gli scontri in Piazza Duomo, difendendo il lavoro degli agenti e confermando l'avvio di ulteriori accertamenti per individuare i responsabili delle violenze.

La replica arriva dopo le dichiarazioni con cui Sala aveva lamentato un numero insufficiente di poliziotti per affrontare i disordini. Una valutazione che Piantedosi considera fuori luogo, soprattutto dopo l'invito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni a condannare gli episodi di violenza e a manifestare solidarietà agli appartenenti alle forze dell'ordine aggrediti durante le proteste.

Il ministro contesta al sindaco di aver indirizzato le proprie critiche verso l'apparato di sicurezza anziché concentrarsi sulle responsabilità di chi ha partecipato agli scontri. Nel messaggio definisce questo atteggiamento il consueto riflesso di una certa sinistra «radical chic», accusata di accompagnare la condanna delle violenze con distinguo e rilievi rivolti alle istituzioni.

Piantedosi chiarisce che la valutazione dei dispositivi di sicurezza impiegati nelle manifestazioni viene regolarmente effettuata anche dopo gli eventi, per individuare eventuali miglioramenti nella prevenzione e nella gestione delle situazioni più difficili. Ritiene però necessario distinguere questa attività dalla ricerca delle responsabilità individuali. Secondo il ministro, discutere del numero degli agenti non può diventare un modo per ridimensionare le condotte di chi ha provocato i disordini.

Una parte dell'intervento è dedicata alle modalità operative della polizia. Piantedosi sostiene che il personale schierato a Milano abbia agito correttamente, contribuendo a evitare conseguenze peggiori. Le difficoltà incontrate nel contenimento dei manifestanti violenti, spiega, dipendono anche dalle regole che disciplinano l'impiego della forza pubblica. Gli agenti devono intervenire con proporzionalità e ricorrere alla forza soltanto quando strettamente necessario, mentre chi sceglie di aggredirli non rispetta gli stessi vincoli.

Il titolare del Viminale rivendica quindi la professionalità mostrata dalle forze dell'ordine nel garantire il diritto di manifestare e nell'affrontare le situazioni critiche. Respinge inoltre le contestazioni rivolte agli interventi di alleggerimento effettuati dalla polizia, sostenendo che non possano essere utilizzate per mettere in secondo piano le aggressioni e i danneggiamenti avvenuti durante la giornata.

Sul versante giudiziario, Piantedosi conferma che ai numerosi arresti già eseguiti si aggiungono nuove attività investigative finalizzate a identificare gli altri partecipanti alle azioni violente. Precisa inoltre che l'eventuale minore età di alcuni soggetti coinvolti non comporterà automaticamente l'assenza di conseguenze sul piano penale. Le singole posizioni saranno valutate secondo le disposizioni previste dalla legge.

La linea indicata dal ministro resta quella di prevenire gli scontri, limitare i rischi per le persone e perseguire le responsabilità individuali quando vengono commessi reati. Piantedosi conclude ribadendo che il governo non intende modificare le proprie decisioni sotto la pressione di azioni violente e che gli episodi verificatisi a Milano riceveranno una risposta attraverso gli strumenti previsti dall'ordinamento.

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