Scontri a Milano, Sala teme nuove proteste e giudica insufficienti i 200 agenti
A Milano, dopo gli scontri al corteo contro il caro vita, Giuseppe Sala teme nuove tensioni e mette in discussione il numero di agenti schierati in piazza Duomo. Intanto si contano decine di fermati e feriti e si valutano i danni.
Il numero di poliziotti impiegati per gestire la manifestazione contro il caro vita a Milano potrebbe essere stato insufficiente rispetto alle dimensioni del corteo. È la valutazione del sindaco Giuseppe Sala, intervenuto a Rtl 102.5 dopo gli scontri di sabato 17 ottobre, che hanno provocato feriti, danneggiamenti e numerosi fermi nel centro cittadino.
Il primo cittadino ha espresso piena solidarietà alle forze dell'ordine e condannato gli episodi di violenza, sollevando però dubbi sulla gestione preventiva della manifestazione. Secondo Sala, in piazza Duomo la sproporzione numerica tra partecipanti e agenti era evidente. I circa 200 poliziotti presenti, a suo giudizio, non erano sufficienti a fronteggiare una situazione progressivamente sfuggita al controllo.
Il sindaco ha parlato di una preoccupazione «altissima», spiegando di aver percepito per la prima volta, dopo anni di manifestazioni cittadine, una concreta difficoltà nel mantenere il controllo della piazza. Il timore riguarda anche le prossime settimane, alla luce delle tensioni sociali che stanno interessando altri Paesi europei, tra cui la Francia.
Nel frattempo Milano affronta le conseguenze materiali degli incidenti. Il bilancio provvisorio parla di circa 60 persone fermate, delle quali la metà minorenni, e almeno 25 feriti medicati in diversi ospedali. Nessuno risulterebbe in gravi condizioni. Tra le persone che hanno avuto bisogno di cure figurano anche una decina di appartenenti alle forze dell'ordine. Le cifre definitive restano in attesa di conferma.
La manifestazione contro l'aumento del costo della vita è degenerata nel corso del pomeriggio, quando gruppi di partecipanti hanno dato vita a scontri con la polizia e danneggiato attività commerciali e arredi pubblici. Sono state infrante vetrine, saccheggiati negozi e utilizzati cestini, biciclette a noleggio, pietre e altri oggetti durante i disordini. La quantificazione economica complessiva dei danni non è ancora disponibile.
Tra gli aspetti che caratterizzano quanto accaduto figura la composizione dei gruppi coinvolti. Molti dei giovani identificati provengono da Milano e dai comuni dell'hinterland, con origini familiari differenti e senza una riconducibilità esclusiva a organizzazioni politiche o centri sociali. Anche i cognomi delle persone fermate restituiscono un quadro eterogeneo, che non consente di attribuire gli episodi a una sola componente sociale.
Rispetto agli incidenti verificatisi durante Expo nel 2015, quando le devastazioni furono associate soprattutto all'azione di gruppi organizzati, questa volta la presenza di numerosi giovanissimi residenti nell'area milanese rappresenta un elemento significativo per ricostruire la dinamica degli scontri.
Già dalla serata di sabato sono iniziate le operazioni di pulizia e ripristino delle strade. Alcuni cittadini hanno contribuito a sistemare transenne e tavolini danneggiati, mentre nella mattinata successiva diversi locali del centro hanno ripreso la normale attività. Restano tuttavia visibili le conseguenze sulle attività commerciali colpite.
Per l'amministrazione comunale e le autorità di pubblica sicurezza si apre ora una fase di valutazione degli incidenti, anche in vista di eventuali nuove mobilitazioni. Le dichiarazioni di Sala pongono soprattutto il problema dell'adeguatezza dei dispositivi di sicurezza rispetto al numero dei manifestanti e alla possibilità che ulteriori proteste sfocino in nuovi disordini.
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