Trump propone il ritorno del gas russo in Europa, Bruxelles e Kiev respingono il piano
La proposta americana di riaprire i gasdotti tra Russia ed Europa incontra il rifiuto di Bruxelles e Kiev. Trump la considera una strada per favorire la pace, ma Zelensky teme che nuovi introiti rafforzino Mosca durante la guerra.
Il ripristino delle forniture energetiche russe verso l'Europa entra nei piani di Donald Trump per arrivare a un accordo sulla guerra in Ucraina. Il presidente americano considera la ripresa degli scambi commerciali con Mosca uno strumento per favorire una soluzione diplomatica, ma l'ipotesi incontra la netta opposizione dell'Unione europea e del governo ucraino.
Secondo quanto ricostruito dal New York Times, il progetto sarebbe stato discusso durante gli incontri di settembre a Kiev tra Volodymyr Zelensky e gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner. La proposta prevede che l'Ucraina valuti la riapertura delle infrastrutture utilizzate in passato per trasportare il gas naturale russo verso i mercati europei.
Nella valutazione della Casa Bianca, il ritorno delle forniture produrrebbe vantaggi economici per diversi Paesi. Mosca potrebbe contare su nuovi ricavi, Kiev recupererebbe gli introiti legati al transito del gas e i consumatori europei potrebbero beneficiare di una riduzione dei costi energetici. Trump ritiene che il rilancio dei rapporti economici possa contribuire anche alla stabilizzazione della regione.
Il passaggio del gas russo attraverso il territorio ucraino è fermo dal gennaio 2025, una decisione che ha comportato per Kiev la perdita di circa un miliardo di euro di entrate annuali. Nel frattempo, l'Europa ha progressivamente ridotto la propria dipendenza dalle forniture di Mosca. Come ricorda il New York Times, la quota russa sulle importazioni complessive di gas dell'Unione è passata dal 45% del 2021 al 13%, mentre Bruxelles punta ad azzerarla entro il prossimo anno.
Witkoff e Kushner avrebbero illustrato il progetto anche ad alcuni rappresentanti europei, ricevendo una risposta negativa. L'Unione non intende modificare la strategia adottata nei confronti della Russia né abbandonare le misure restrittive introdotte dopo l'invasione dell'Ucraina. La prospettiva di tornare ad acquistare gas russo appare quindi incompatibile con gli obiettivi energetici e politici fissati da Bruxelles.
La distanza tra Washington e gli alleati europei si è ampliata anche dopo le recenti decisioni americane sulle sanzioni. Trump ha concluso con Vladimir Putin un accordo per la fornitura di diesel russo agli Stati Uniti e successivamente ha sospeso l'applicazione delle nuove misure contro Mosca previste dal Graham Act. La legge, intitolata al compianto senatore Lindsey Graham e approvata il mese scorso con ampie maggioranze bipartisan alla Camera e al Senato, avrebbe dovuto entrare in vigore in questi giorni.
Per Zelensky, queste scelte rappresentano un segnale preoccupante sull'orientamento dell'amministrazione americana. Il presidente ucraino teme che Washington prosegua nell'allentamento della pressione economica sul Cremlino, compromettendo uno degli strumenti utilizzati per spingere Putin verso un negoziato.
Il leader di Kiev ha ricordato il sostegno ricevuto da Lindsey Graham, tra i più convinti sostenitori dell'assistenza americana all'Ucraina, sottolineando il rapporto personale costruito con il senatore e la sua visita nel Paese poco prima della morte. Zelensky ha giudicato negativamente la sospensione delle misure legate alla legge che porta il suo nome, sostenendo che una simile decisione favorisca esclusivamente la Russia e non contribuisca a interrompere le ostilità.
Nonostante le divergenze, il presidente ucraino continua a considerare indispensabile il confronto con gli Stati Uniti. Kiev si dichiara disponibile a partecipare a negoziati in qualsiasi sede, dall'Ucraina all'Europa fino al territorio americano, senza escludere incontri bilaterali, trilaterali o con un numero maggiore di partecipanti. Zelensky ha inoltre riferito di aver ricevuto da Washington indicazioni sulla possibilità di un nuovo appuntamento diplomatico già nella prossima settimana.
Tra le opzioni esaminate dagli americani figura anche un vertice tra Trump, Putin e Zelensky. Una possibile sede sarebbe il Medio Oriente, con Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita tra i Paesi presi in considerazione. Resta inoltre aperta l'ipotesi di organizzare l'incontro negli Stati Uniti durante il G20 previsto a Miami il 14 e 15 dicembre, appuntamento al quale Trump vorrebbe invitare anche il presidente russo.
Al momento, tuttavia, non esiste una conferma definitiva né da Washington né da Mosca. Zelensky ha precisato che sono in corso contatti anche sul versante europeo per individuare un'eventuale sede alternativa. Kiev mantiene dunque la propria disponibilità al negoziato, pur respingendo una riapertura dei rapporti energetici che garantirebbe nuove entrate alla Russia mentre il conflitto è ancora in corso.
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