Trump sospende le sanzioni alla Russia, Zelensky denuncia il rischio di nuovi attacchi

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La sospensione delle nuove sanzioni americane contro Mosca apre uno scontro anche tra i repubblicani. Zelensky teme che la scelta di Trump favorisca Putin mentre l'Ucraina affronta nuovi attacchi alle infrastrutture energetiche.

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Il pacchetto di misure economiche approvato dal Congresso americano per ridurre le risorse finanziarie a disposizione di Mosca non entrerà in vigore nei tempi previsti. Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che sospende l'applicazione delle nuove sanzioni contro la Russia, utilizzando una facoltà concessa dalla stessa legge e motivando la decisione con la necessità di tutelare gli interessi nazionali degli Stati Uniti. La Casa Bianca non ha fornito ulteriori spiegazioni sulle ragioni specifiche del provvedimento.

La decisione arriva a poco più di due settimane dalle elezioni americane di midterm e apre un confronto politico che attraversa entrambi gli schieramenti. A contestare la scelta del presidente non sono soltanto i democratici, ma anche diversi esponenti repubblicani che avevano sostenuto il provvedimento insieme ai colleghi dell'opposizione.

La norma sospesa è il Graham Act, intitolato al senatore repubblicano Lindsey Graham, scomparso a luglio dopo aver lavorato per raccogliere il sostegno necessario alla sua approvazione. Il testo aveva ottenuto 86 voti favorevoli e 11 contrari al Senato il 7 agosto, per poi passare alla Camera il 16 settembre con 262 sì e 159 no. Trump lo aveva firmato il 18 settembre, ma nella notte di venerdì ha deciso di sospenderne l'applicazione nei confronti della Russia.

Il provvedimento prevede restrizioni economiche nei confronti di funzionari russi, oligarchi, banche e istituzioni finanziarie. Comprende inoltre misure contro la cosiddetta flotta fantasma, utilizzata per proseguire le esportazioni energetiche russe aggirando le limitazioni già esistenti. Tra gli strumenti previsti figurano dazi del 100% per i cinque principali importatori di petrolio e gas naturale russo e tariffe del 500% sulle importazioni provenienti dalla Russia.

Con l'ordine esecutivo, Washington rinvia l'applicazione di queste disposizioni. Gli Stati Uniti continueranno a controllare gli acquisti di greggio russo effettuati da altri Paesi, mentre i consiglieri presidenziali dovranno valutare l'opportunità di raccomandare ulteriori interventi.

La reazione più diretta arriva da Volodymyr Zelensky, che collega la sospensione delle sanzioni alla situazione sul territorio ucraino. In un messaggio pubblicato su X, il presidente denuncia i recenti bombardamenti russi contro il sistema energetico nazionale e avverte che Mosca sta cercando di provocare interruzioni generalizzate delle forniture elettriche prima dell'arrivo dell'inverno.

Secondo Zelensky, gli attacchi puntano a privare milioni di cittadini di elettricità e riscaldamento. Proprio mentre l'Ucraina affronta questa minaccia, la rinuncia americana alle nuove restrizioni economiche rappresenterebbe un indebolimento della pressione internazionale sul Cremlino. Il presidente ucraino sostiene che il Graham Act avrebbe potuto incidere concretamente sulla capacità russa di finanziare il conflitto e ritiene che possa ancora contribuire a fermarlo.

Per il leader di Kiev, concedere un alleggerimento delle sanzioni e lasciare maggiori disponibilità finanziarie a Vladimir Putin significa incoraggiarlo a proseguire le operazioni militari. Zelensky insiste sulla necessità di mantenere gli strumenti di pressione per arrivare alla conclusione della guerra, anziché offrire a Mosca ulteriori motivi per continuarla. Ha inoltre espresso apprezzamento per i pacchetti di sostegno già predisposti dai partner europei a favore dell'Ucraina.

Negli Stati Uniti, la senatrice democratica Elizabeth Warren accusa Trump di aver disatteso l'indicazione del Congresso, che aveva approvato la legge proprio per aumentare il costo economico dell'aggressione russa. Sulla stessa linea il deputato Don Beyer, secondo il quale la sospensione costituisce un cedimento nei confronti di Putin e contraddice la volontà espressa dai parlamentari americani. Beyer ha quindi chiesto un intervento del Congresso.

Le contestazioni riguardano anche l'intesa sul diesel tra Washington e Mosca. Il deputato repubblicano Don Bacon, tra gli esponenti del partito che hanno partecipato a un'iniziativa bipartisan per ostacolare l'accordo, sostiene che la politica di Trump rischi di prolungare la guerra anziché favorirne la conclusione. Al tentativo di fermare l'intesa hanno aderito anche sei senatori repubblicani, critici verso una scelta considerata vantaggiosa per la Russia e dannosa per gli alleati americani.

Particolarmente dura la posizione del senatore repubblicano Thom Tillis, che richiama il risultato della votazione al Senato e contesta all'amministrazione di aver sospeso una legge sostenuta da una maggioranza tanto ampia. Tillis, che non si ricandiderà in North Carolina dopo le tensioni con Trump sulle primarie, giudica irresponsabile il provvedimento. Anche il senatore texano John Cornyn, sconfitto alle primarie da Ken Paxton, candidato sostenuto dal presidente, richiama la figura di Lindsey Graham affermando che sarebbe rimasto sconvolto dalla decisione.

Richard Blumenthal, senatore democratico e cofirmatario della legge, respinge infine la motivazione legata alla sicurezza nazionale. A suo giudizio, la sospensione risponde alla volontà politica di favorire Putin e pone l'amministrazione in contrasto con la posizione espressa dal Congresso e dagli alleati europei. La scelta di Trump lascia così aperto uno scontro interno sulla strategia americana nei confronti della Russia, mentre Kiev continua a chiedere maggiore pressione economica per fermare la guerra.

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