Diesel russo negli Usa, Trump sospende le sanzioni e Zelensky teme nuove risorse per Mosca
L’intesa annunciata da Trump apre ai rifornimenti di gasolio russo negli Stati Uniti e sospende temporaneamente le sanzioni sul diesel. Zelensky contesta la scelta mentre a Miami proseguono i colloqui per fermare la guerra.
La sospensione delle sanzioni americane sul gasolio russo, prevista fino al 7 aprile 2027, apre una nuova fase nei rapporti commerciali tra Washington e Mosca. La decisione arriva dopo una telefonata tra Donald Trump e Vladimir Putin e consente alla Russia di tornare a fornire diesel al mercato statunitense. Per il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, tuttavia, l'allentamento delle restrizioni rischia di rafforzare economicamente il Cremlino proprio mentre proseguono i tentativi diplomatici di porre fine alla guerra.
Il presidente americano ha comunicato l'accordo venerdì 9 ottobre attraverso Truth Social, al termine del sesto colloquio telefonico dell'anno con Putin. Il piano prevede una prima disponibilità immediata di oltre 300.000 tonnellate di gasolio destinate agli Stati Uniti e ai mercati internazionali. A novembre dovrebbero aggiungersi altre 500.000 tonnellate, seguite da un milione di tonnellate in una fase successiva.
Trump ha inoltre annunciato ulteriori forniture per 3 milioni di tonnellate, subordinate alla capacità produttiva delle raffinerie russe. Complessivamente, gli impegni indicati dalla Casa Bianca superano quindi 4,8 milioni di tonnellate, anche se resta da verificare quanto rapidamente Mosca riuscirà a rendere disponibili tutti i quantitativi promessi.
L'obiettivo dichiarato dell'amministrazione statunitense è ridurre il costo del carburante, diventato un problema economico e politico in vista delle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Il diesel incide direttamente sulle spese di trasporto, sulle attività agricole e sui costi di distribuzione delle merci. Trump ritiene che l'aumento delle forniture internazionali possa favorire una diminuzione dei prezzi, ma l'entità effettiva dei ribassi dipenderà dalle condizioni del mercato energetico.
Durante le celebrazioni del Columbus Day alla Casa Bianca, il presidente ha collegato l'intesa con Mosca alla situazione nello Stretto di Hormuz, sostenendo che nelle precedenti 24 ore fossero transitati 28 milioni di barili di petrolio. Secondo Trump, la disponibilità di nuovi quantitativi di diesel russo, insieme ai flussi provenienti dal Golfo Persico, dovrebbe contribuire ad alleggerire la pressione sui consumatori americani.
Il presidente ha indicato agricoltori, allevatori e autotrasportatori tra le categorie che intende sostenere attraverso la riduzione dei costi energetici. Parlando successivamente con i giornalisti, ha ringraziato Putin per l'intesa raggiunta, senza affrontare direttamente le critiche arrivate da Kiev. Nelle sue dichiarazioni ha anche ribadito la posizione americana contraria all'acquisizione di armi nucleari da parte dell'Iran.
Per il governo russo, la ripresa delle esportazioni verso gli Stati Uniti rappresenta un'opportunità economica e diplomatica. L'agenzia Tass ha riportato le valutazioni positive di Putin, secondo il quale il ritorno dei prodotti petroliferi russi sul mercato americano potrebbe produrre benefici per l'economia internazionale.
Il Cremlino ha confermato che la conversazione tra i due presidenti non si è limitata alle forniture energetiche. Sono stati affrontati anche il conflitto in Ucraina, la situazione iraniana e le prospettive delle relazioni bilaterali. Mosca e Washington hanno concordato di mantenere aperti i contatti tra le rispettive amministrazioni, coinvolgendo ministeri e apparati di sicurezza.
Il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov ha riferito che Putin e Trump hanno esaminato possibili iniziative economiche di ampia portata, comprese quelle riguardanti il commercio di prodotti petroliferi. Nel confronto è stata discussa anche l'eventuale ripresa dei negoziati sulla guerra, sulla quale Mosca intende riflettere dopo gli attacchi ucraini avvenuti in concomitanza con le elezioni per la Duma.
Un nuovo incontro diretto tra i due leader potrebbe svolgersi in occasione del vertice APEC previsto il 17 e 18 novembre a Shenzhen, in Cina. Il Cremlino ha però precisato che non è stata ancora concordata una data per un bilaterale, pur confermando l'intenzione di entrambi i presidenti di partecipare all'appuntamento internazionale.
La decisione americana arriva in un momento particolarmente delicato per l'Ucraina. A Miami, infatti, una delegazione di Kiev sta partecipando a colloqui con Steve Witkoff e Jared Kushner, incaricati da Trump di seguire il negoziato. L'annuncio sulle forniture russe ha quindi accompagnato una nuova fase di discussioni diplomatiche, provocando una dura reazione del presidente ucraino.
Zelensky ha definito la scelta di Washington «indegna e debole», sostenendo che la delegazione ucraina sia stata utilizzata come copertura mentre gli Stati Uniti concludevano l'intesa energetica con Mosca. Secondo il leader di Kiev, concedere nuove opportunità commerciali alla Russia senza ottenere impegni concreti sulla riduzione delle ostilità rappresenta un segnale negativo per il percorso negoziale.
Una delle principali preoccupazioni ucraine riguarda le entrate che il Cremlino potrebbe ricavare dalla vendita del gasolio. Per Kiev, maggiori ricavi energetici potrebbero tradursi in ulteriori disponibilità finanziarie per sostenere le operazioni militari. L'accordo rischia inoltre di aumentare le pressioni americane affinché l'Ucraina interrompa gli attacchi contro gli impianti petroliferi russi.
Nelle settimane precedenti Trump aveva già invitato Zelensky a limitare queste operazioni, attribuendo agli effetti della guerra sulle infrastrutture energetiche una parte delle tensioni sui prezzi del diesel. Gli attacchi ucraini alle raffinerie russe sono però considerati da Kiev uno strumento per ridurre le capacità economiche e logistiche dell'avversario. Al momento non risulta annunciato un cambiamento di questa strategia.
Il presidente ucraino ha contestato anche la scelta europea di alleggerire alcune misure restrittive nei confronti degli oligarchi russi, sostenendo che concessioni prive di contropartite non abbiano favorito una diminuzione degli attacchi contro la popolazione. A suo giudizio, qualsiasi revisione delle sanzioni dovrebbe essere collegata a un'intesa verificabile e duratura sulla de-escalation.
Zelensky ha ribadito che l'Ucraina è disponibile a compiere passi concreti per ridurre le ostilità, purché anche la Russia assuma impegni corrispondenti. Ha inoltre assicurato che i rappresentanti americani conoscono questa posizione e che Kiev continua a considerare essenziale il sostegno degli Stati Uniti alla propria difesa.
La sospensione delle restrizioni sul diesel introduce così un elemento di tensione nei rapporti tra Washington e Kiev. Trump punta a contenere i prezzi energetici attraverso nuove forniture russe, mentre Zelensky chiede che ogni apertura economica verso Mosca sia accompagnata da risultati concreti sul piano della sicurezza. Resta da capire quale effetto avrà questa divergenza sui negoziati e sulla prosecuzione delle operazioni militari.
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