Fernando Zongolo laureato a 82 anni con 110 e lode, la tesi sulle ancore antiche del Salento
Fernando Zongolo ha festeggiato gli 82 anni con una laurea in Archeologia da 110 e lode all'Università del Salento. Dopo circa sessanta campagne di scavo subacqueo, ha trasformato una vita di esperienza in un titolo accademico.
Prima sono arrivati decenni di immersioni, ricerche sui fondali e partecipazioni agli scavi archeologici. Soltanto dopo è arrivato il percorso universitario. Fernando Zongolo, che ha compiuto da pochi giorni 82 anni, ha conseguito il 16 ottobre la laurea in Beni culturali, indirizzo Archeologia, all'Università del Salento, ottenendo il massimo dei voti con lode. Un traguardo accolto da un lungo applauso nell'aula in cui si è svolta la proclamazione.
Ad accompagnarlo c'erano figli, nipoti, amici e colleghi di corso, molti dei quali poco più che ventenni. Per i giovani studenti Zongolo è stato una presenza preziosa nel gruppo di studio, grazie soprattutto al patrimonio di conoscenze accumulato direttamente sul campo. Dopo aver ascoltato il risultato finale, il neolaureato ha condiviso la soddisfazione prima con i compagni e poi con i familiari, ai quali ha dedicato il titolo raggiunto.
La sua storia con l'archeologia subacquea è cominciata molto prima dell'iscrizione all'università. Aveva appena quindici anni quando, durante un'immersione nelle acque di Brindisi, individuò un frammento di ceramica coperto da concrezioni marine. Quel ritrovamento cambiò il suo modo di esplorare il mare. Da allora iniziò a interessarsi alle testimonianze del passato custodite sui fondali, cercando di comprenderne la provenienza e il significato.
Per documentare le proprie osservazioni arrivò a installare una macchina fotografica all'interno di una maschera subacquea granfacciale. Il suo obiettivo, ha raccontato, non era recuperare gli oggetti individuati durante le immersioni, ma studiare le circostanze che li avevano portati in quel determinato luogo.
La passione per il patrimonio sommerso ha accompagnato anche la sua attività professionale. Per anni Zongolo ha lavorato come perito nella manutenzione all'Enichem di Brindisi, riservando ferie e giornate libere alle esplorazioni subacquee. Attraverso il Museo di Brindisi e successivamente il Centro sperimentale di archeologia subacquea di Albenga, ha approfondito le competenze nella documentazione fotografica dei reperti.
Nel corso della sua esperienza ha preso parte a circa sessanta campagne di scavo su relitti, operando in Sicilia, Calabria, Lazio e in altre località italiane interessate da ricerche archeologiche sommerse. Un'attività che gli ha permesso di conoscere direttamente materiali e metodologie prima ancora di affrontarli nei programmi universitari.
Proprio da questa lunga esperienza è nata la decisione di conseguire una laurea. «Nettuno non rilascia pergamene», ha osservato con ironia, spiegando di aver seguito un itinerario diverso da quello abituale. Mentre generalmente gli studenti acquisiscono prima una preparazione teorica e successivamente la applicano sul campo, lui ha scelto di ottenere un riconoscimento accademico dopo una vita dedicata alla pratica.
Anche l'argomento della tesi riflette il legame con il mare. Il lavoro, intitolato «Le ancore antiche. Evoluzione tipologica, classificazione e ipotesi ricostruttive di alcuni casi studio del Salento», è stato sviluppato nell'ambito delle Metodologie di catalogazione e valorizzazione dei beni culturali. Relatrice Rita Auriemma, docente di Archeologia subacquea, e correlatrice Flavia Frisone, docente di Storia greca.
Durante la discussione, accanto al computer, Zongolo aveva collocato un modellino di ancora romana realizzato personalmente. La scelta del tema nasce dal valore storico e simbolico di questi strumenti, associati nella tradizione marinara alla speranza, alla salvezza e alla possibilità di raggiungere un approdo. I resti di ancore rinvenuti lungo le coste salentine, tra elementi in piombo e parti spezzate, permettono inoltre di ricostruire aspetti della navigazione mediterranea di circa duemila anni fa.
Per il neolaureato, il Mediterraneo rappresenta «un grande archivio storico», capace di conservare testimonianze delle antiche rotte commerciali, delle condizioni affrontate dai naviganti e delle imbarcazioni perdute nel corso dei secoli.
Nemmeno gli impegni universitari lo hanno allontanato del tutto dalle immersioni. Nel giorno dell'ultimo esame ha raggiunto Porto Cesareo per partecipare all'Open day organizzato dall'Università del Salento presso il Parco archeologico sommerso. Un'occasione per tornare in acqua e, come ha spiegato, «ricaricare le batterie» prima di completare il percorso accademico.
La dedica più sentita, dopo la proclamazione, è stata rivolta alla famiglia, che lo ha sostenuto durante gli anni di studio e ha accettato le sue numerose assenze. Conclusa l'esperienza universitaria, Zongolo non intende abbandonare la passione che lo accompagna dall'adolescenza. Appena le condizioni meteorologiche lo consentiranno, tornerà a immergersi, questa volta senza dover pensare agli esami.
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