Matilda, risarciti i proprietari: il veterinario non alleviò le sofferenze della cagnolina

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La Corte d'appello di Firenze riconosce un risarcimento ai proprietari di Matilda, cocker spaniel morta dopo un'emorragia. Il veterinario non è ritenuto responsabile del decesso, ma delle sofferenze che avrebbe dovuto alleviare.

Livorno
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Non fu la condotta del veterinario a provocare la morte di Matilda, ma l'assistenza prestata alla cagnolina non garantì un adeguato contenimento del dolore. È questa la conclusione raggiunta dalla Quarta sezione civile della Corte d'appello di Firenze, che ha accolto la richiesta di risarcimento presentata dai proprietari di una cocker spaniel di 13 anni, ribaltando la precedente decisione del tribunale di Livorno.

La vicenda risale a nove anni fa, quando Matilda venne colpita da un'improvvisa emorragia. I proprietari si rivolsero urgentemente a un veterinario, che sottopose l'animale a diversi interventi. Le condizioni della cagnolina resero successivamente necessario il trasferimento in una struttura specializzata a Pisa, dove morì nonostante i tentativi di salvarla.

La controversia giudiziaria non riguardava però la responsabilità del professionista per il decesso. I due coniugi contestavano soprattutto le sofferenze affrontate dall'animale durante il percorso terapeutico, sostenendo che non fossero state adottate tutte le misure necessarie per limitarle.

Una consulenza tecnica ha individuato diverse carenze nell'assistenza veterinaria, rilevando in particolare l'assenza di un trattamento antalgico adeguato. Secondo la Corte, il professionista omise di intervenire in maniera sufficiente per alleviare un dolore che avrebbe potuto essere contenuto.

I giudici hanno inoltre riscontrato una comunicazione insufficiente nei confronti dei proprietari. La coppia non avrebbe ricevuto spiegazioni complete sulla procedura, sui rischi dell'intervento, sulle possibili conseguenze e sulle probabilità di riuscita. Sarebbero mancate anche informazioni adeguate sulle sofferenze patite da Matilda.

La perizia ha invece escluso un rapporto causale diretto tra l'operato del veterinario e la morte della cagnolina. Non è stata riconosciuta neppure l'esistenza di un danno permanente a carico dei coniugi, circostanza distinta dal disagio e dal dolore affrontati per la perdita dell'animale.

La sentenza dispone un risarcimento di 7.950 euro per i danni riconosciuti ai proprietari. Secondo quanto riportato da Il Tirreno, considerando le diverse voci di danno e le spese processuali, l'importo complessivo a carico del professionista supererà i 20mila euro.

Un aspetto significativo della decisione riguarda il riconoscimento del rapporto affettivo tra Matilda e la famiglia. Nella ricostruzione contenuta nella pronuncia, la cagnolina accompagnava abitualmente i proprietari anche al lavoro e partecipava alla loro quotidianità, tra momenti trascorsi in casa e passeggiate. Per la coppia non rappresentava semplicemente un animale domestico, ma una presenza familiare con cui aveva condiviso molti anni.

Il Corriere Fiorentino riferisce inoltre della testimonianza di un amico dei coniugi, che aveva descritto il loro stato d'animo dopo la perdita di Matilda, ricordando di averli visti piangere e aggirarsi per casa durante le festività natalizie e nei mesi estivi.

Nelle motivazioni, la Corte supera una concezione esclusivamente patrimoniale dell'animale domestico, giudicando ormai superata l'idea di considerare il cane alla stregua di una semplice cosa. Il legame affettivo costruito nel tempo e le sofferenze evitabili dell'animale assumono così rilievo nella valutazione del danno.

La condanna riguarda dunque una responsabilità circoscritta ma distinta dall'esito fatale della vicenda: il veterinario non viene ritenuto responsabile della morte di Matilda, bensì dell'omissione delle cure necessarie ad alleviarne adeguatamente le sofferenze e delle carenze informative nei confronti dei proprietari.

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