Studenti in piazza contro il governo, dalle scuole insicure al tetto del 30% di stranieri
Dalle aule con problemi strutturali al limite del 30% di alunni stranieri per classe, gli studenti manifestano in molte città italiane. Alla protesta si uniscono docenti e ragazzi francesi, mentre a Torino e Roma si registrano tensioni.
Una mobilitazione nazionale che unisce le rivendicazioni sulla Scuola alle contestazioni delle politiche del governo Meloni. Venerdì 16 ottobre migliaia di studenti hanno attraversato le principali città italiane per il cosiddetto No Meloni Day. Secondo gli organizzatori, i partecipanti sono stati oltre 400mila. Manifestazioni si sono svolte, tra le altre città, a Torino, Milano, Padova, Bologna, Genova, Roma, Napoli e Cagliari. La giornata è stata segnata anche da scontri con le forze dell'ordine, tre arresti nel capoluogo piemontese e momenti di tensione nella Capitale e a Verona.
Le richieste dei manifestanti riguardano innanzitutto le condizioni degli edifici scolastici, la carenza di finanziamenti e gli stipendi degli insegnanti. Gli studenti contestano inoltre il provvedimento che prevede un limite del 30% di alunni stranieri per classe e chiedono l'introduzione dell'educazione sessuo-affettiva nei percorsi scolastici. Alla protesta si aggiungono l'opposizione agli investimenti nell'industria bellica, le istanze ambientaliste, il sostegno alla Palestina e la solidarietà con i movimenti studenteschi francesi.
A spiegare le ragioni della mobilitazione romana è Alice Rossi Albertini, 18 anni, studentessa del quarto anno al liceo Russell e rappresentante del coordinamento studentesco della Capitale. La ragazza denuncia le condizioni di numerosi istituti, tra infiltrazioni d'acqua, strutture deteriorate e presenza di amianto. Alla richiesta di maggiori risorse per la manutenzione affianca quella di retribuzioni più adeguate per i docenti, che considera fondamentali per la formazione dei giovani.
La studentessa critica anche il limite previsto per gli alunni stranieri, giudicandolo una misura che rischia di trasformare gli immigrati in un bersaglio politico. Un'altra priorità, sostiene, è l'educazione sessuo-affettiva, che dovrebbe essere presente in tutti gli ordini e gradi di istruzione. A sostegno della richiesta richiama le quattro cosiddette liste stupri segnalate nei licei, tre a Roma e una a Firenze, indicando la necessità di intervenire sul piano educativo senza ulteriori rinvii.
La manifestazione romana è partita dall'Esquilino e, dopo aver attraversato il centro passando nei pressi del Colosseo, ha raggiunto la sede del ministero dell'Istruzione in viale Trastevere. Durante il percorso sono state bruciate bandiere israeliane e statunitensi. Una volta arrivati davanti al dicastero, alcuni manifestanti hanno lanciato petardi e lacrimogeni verso l'edificio presidiato dalle forze dell'ordine.
Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara ha condannato gli episodi, definendoli un'aggressione alle istituzioni e una forma di teppismo politico, estranea alla legittima espressione del dissenso democratico e alla difesa della scuola. I sindacati di polizia hanno riferito di una decina di agenti feriti nelle tensioni registrate soprattutto tra Roma e Torino.
Nel capoluogo piemontese gli incidenti più significativi si sono verificati in piazza Castello, dove alcune centinaia di persone si sono separate dal corteo principale. Dopo essersi coperte il volto, alcune hanno scagliato pietre e torce contro gli agenti, che sono intervenuti con cariche di alleggerimento. Il bilancio comprende tre minorenni arrestati in flagranza con l'accusa di resistenza aggravata a pubblico ufficiale e oltre 50 manifestanti identificati.
Per i tre ragazzi arrestati è scattata anche una denuncia per porto di oggetti atti a offendere. Due erano in possesso di spray urticanti, mentre il terzo aveva con sé alcune pietre.
Una presenza particolare nel corteo torinese è stata quella degli insegnanti riuniti dietro lo striscione «Assemblea Torino». I docenti hanno inizialmente guidato la manifestazione, per poi camminare insieme agli studenti. Durante le fasi più concitate si sono disposti a braccetto tra i ragazzi e gli schieramenti della polizia, prima in corso Inghilterra, nei pressi della sede della Città Metropolitana, e successivamente in via Po.
Daniela Albano, insegnante di un istituto superiore torinese ed ex consigliera comunale del Movimento Cinque Stelle durante l'amministrazione Appendino, ha spiegato che la partecipazione dei professori nasce dalla volontà di sostenere gli studenti dopo settimane di occupazioni. A suo giudizio, i ragazzi hanno dimostrato maturità e determinazione e meritano che le loro richieste vengano ascoltate.
Albano ha inoltre sostenuto che, verso la conclusione del corteo, l'arrivo di numerosi mezzi delle forze dell'ordine, compresi quelli dotati di idranti, abbia provocato nuove tensioni. Secondo la sua ricostruzione, gli insegnanti hanno scelto di interporsi tra agenti e manifestanti per scongiurare ulteriori cariche contro gli studenti.
Altre contestazioni si sono registrate a Bologna, dove il corteo ha attraversato i viali cittadini causando interruzioni alla circolazione. Nei pressi della stazione ferroviaria, gli studenti hanno trovato uno schieramento di agenti in tenuta antisommossa. Sono stati accesi fumogeni e lanciate bottiglie, mentre alcuni manifestanti sono stati respinti con gli scudi durante un momento di contatto con le forze dell'ordine.
A Milano un gruppo di partecipanti ha esposto vicino ai cassonetti due sagome raffiguranti Giorgia Meloni e Giuseppe Valditara, collocate a testa in giù e colpite con uova. L'episodio è stato accompagnato da cori contro il fascismo. Rappresentazioni dei due esponenti del governo sono apparse anche nella manifestazione di Genova, dove davanti alla sede di Confindustria è stato incendiato un carro armato realizzato in cartone.
Gli episodi di tensione hanno provocato la reazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha criticato i leader dell'opposizione accusandoli di non aver espresso parole di condanna per quanto accaduto durante le manifestazioni. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha invece difeso l'operato delle forze di polizia, sostenendo che abbiano affrontato una giornata complessa con fermezza, professionalità ed equilibrio, anche di fronte ad aggressioni e violenze che ha definito immotivate.
Accanto alle rivendicazioni nazionali, la protesta ha assunto anche una dimensione europea. Nella manifestazione romana sono comparsi slogan in francese e lo striscione «Rome est à nous», ossia «Roma è nostra». Un riferimento alle mobilitazioni che stanno attraversando la Francia e che, secondo gli studenti italiani, condividono diverse richieste con quelle avanzate nelle piazze del nostro Paese.
Alice Rossi Albertini ha spiegato che le manifestazioni francesi, insieme a quelle organizzate in Spagna e Germania, hanno contribuito a ispirare la protesta italiana. Pur riconoscendo le differenze tra le singole realtà nazionali, la studentessa ritiene che esistano problemi comuni sui quali costruire una mobilitazione condivisa.
Ai cortei hanno preso parte anche studenti francesi presenti in Italia attraverso il programma Erasmus. I ragazzi hanno motivato la propria adesione con la volontà di sostenere i coetanei italiani nelle richieste di un'istruzione di qualità, di interventi contro il sovraffollamento delle classi e di migliori condizioni degli edifici. Hanno inoltre contestato le politiche di repressione che, a loro giudizio, caratterizzano la gestione delle manifestazioni studentesche in diversi Paesi europei.
La giornata del No Meloni Day non rappresenta, nelle intenzioni degli organizzatori, la conclusione della protesta. Gli studenti intendono promuovere nuove assemblee pubbliche, partecipare allo sciopero previsto per il 30 ottobre e proseguire con le occupazioni degli istituti scolastici nelle prossime settimane.
Notizie correlate
Decreto Scuola, scontro tra Costamagna e Cruciani sul tetto del 30% agli studenti stranieri A Dritto e Rovescio il confronto sul decreto Scuola è degenerato in un duro botta e risposta tra Luisella Costamagna e Giuseppe Cruciani, divisi sul tetto del 30% agli studenti stranieri previsto per le classi prime dal 2027/2028.
Meloni a Fenix, tetto agli studenti stranieri e stop a burqa e niqab nelle scuole Giorgia Meloni, dal palco di Fenix a Roma, annuncia un tetto agli studenti stranieri per classe e il divieto di burqa e niqab a scuola.