Duplice omicidio a Mirandola, il messaggio delle 19.30 e il fermo del figlio della donna
A Mirandola, dopo il ritrovamento dei corpi di Vincenza Giannini e Pietro Casari, gli investigatori esaminano una risposta inviata dal telefono della donna alle 19.30, quando secondo i primi accertamenti potrebbe essere già morta.
Un messaggio arrivato dal telefono di Vincenza Giannini potrebbe contribuire a ricostruire le ultime ore di vita della donna e del marito, Pietro Ferdinando Casari, trovati uccisi nella loro abitazione di Mirandola, in provincia di Modena. La sera del 15 ottobre, intorno alle 19.30, un'amica aveva scritto alla 74enne, ricevendo una risposta nella quale si spiegava che era fuori a cena e che si sarebbero sentite successivamente. Secondo le prime valutazioni medico-legali, però, a quell'ora la donna sarebbe stata con ogni probabilità già morta. Resta quindi da accertare chi abbia utilizzato il suo telefono.
Le vittime sono Vincenza Giannini, 74 anni, e Pietro Ferdinando Casari, 82 anni. Per il duplice omicidio è stato fermato nella notte Daniele Tavoni, 55 anni, figlio della donna nato da un precedente matrimonio. La notizia è riportata dal Resto del Carlino. L'uomo abita accanto alla casa dei coniugi ed è stato individuato dagli investigatori durante i primi accertamenti. La sua posizione è ora al vaglio dell'autorità giudiziaria.
A far scattare l'intervento dei soccorsi era stata una vicina, preoccupata perché non aveva visto uscire i due anziani, contrariamente alle loro abitudini quotidiane. I vigili del fuoco di Mirandola, chiamati per un soccorso a persona, sono entrati nell'immobile trovando gli ambienti in disordine e diversi mobili rovesciati.
All'interno dell'abitazione rurale, situata nella zona industriale della cittadina modenese, sono stati rinvenuti i corpi dei coniugi. Entrambi avevano mani e piedi legati ed erano stati decapitati. Le teste si trovavano in un'altra stanza. Gli accertamenti iniziali indicano che le vittime potrebbero essere state colpite ripetutamente con un'arma da taglio prima della decapitazione.
Durante l'ispezione sono state individuate diverse armi bianche con tracce di sangue. Gli specialisti dovranno stabilire se e quali siano state utilizzate per commettere il duplice delitto, attraverso l'esame dei reperti raccolti nell'abitazione.
Quando le forze dell'ordine sono intervenute, Daniele Tavoni si trovava ancora nell'edificio, accucciato in un angolo vicino all'ingresso. Il 55enne, attualmente disoccupato, risulta seguito dai servizi sociali. Secondo quanto riferito da persone vicine alla famiglia, Vincenza Giannini manifestava da tempo preoccupazione per la situazione personale e il futuro del figlio. All'esterno della casa, durante le operazioni, una parente avrebbe pronunciato la frase «Alla fine l'ha fatto».
Gli accertamenti sulla scena del delitto sono proseguiti per diverse ore. Sono intervenuti gli operatori del 118, gli agenti del commissariato di Mirandola, il dirigente della Squadra volante Enrico Cestari e quello della Squadra mobile Mario Paternoster. Le attività investigative hanno visto la presenza del pubblico ministero di turno Marco Niccolini e del personale della Polizia scientifica.
Successivamente ha raggiunto l'abitazione anche l'équipe di Medicina legale coordinata dalla dottoressa Sara Mantovani, incaricata degli esami necessari a ricostruire le circostanze e i tempi dei decessi. Per consentire agli operatori di lavorare in sicurezza è stato richiesto inoltre l'intervento di un veterinario, a causa della presenza di un cane di grossa taglia e di alcuni gatti. Gli animali sono stati poi affidati al personale del soccorso animali.
Tra gli aspetti ancora da chiarire figura proprio la sequenza temporale degli omicidi. La risposta ricevuta dall'amica di Vincenza Giannini alle 19.30 rappresenta uno degli elementi sui quali si concentrano gli investigatori. Gli ulteriori esami medico-legali e gli accertamenti sul telefono della donna potranno contribuire a stabilire quando siano avvenute le aggressioni e chi abbia inviato quell'ultimo messaggio.
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