Caso Pietracatella, piante di ricino vicino ai luoghi delle vittime e verifiche in quattro scuole
Le indagini sulla ricina nel caso di Pietracatella si concentrano su alcune piante individuate tra Riccia e il lago di Occhito e sulle ricerche online dello scorso agosto. Controlli su circa 200 computer in quattro scuole del Molise.
Quattro istituti scolastici del Molise coinvolti negli accertamenti informatici e diversi esemplari di ricino individuati nei terreni tra Riccia e il lago di Occhito. Sono queste le due direzioni lungo le quali procede l'inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, vittime di un avvelenamento da Ricina. La Procura di Larino, guidata da Elvira Antonelli, sta cercando di ricostruire sia la possibile provenienza della sostanza tossica sia l'origine di alcune ricerche effettuate su Internet nei mesi precedenti.
Secondo quanto riportato da La Repubblica, gli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso hanno localizzato alcune piante di ricino nelle campagne comprese tra Riccia e il lago di Occhito, nell'area di confine tra Molise e Puglia. Si tratta di una zona situata a pochi chilometri dai luoghi in cui vivevano le vittime. Il ritrovamento viene esaminato anche alla luce del periodo di maturazione della pianta, che tra agosto e ottobre produce le capsule contenenti i semi dai quali è possibile ricavare la sostanza velenosa. Una delle ipotesi al vaglio degli inquirenti è che la ricina impiegata nell'avvelenamento possa essere stata preparata artigianalmente.
Un altro filone investigativo riguarda alcune interrogazioni online risalenti allo scorso agosto. Gli accertamenti puntano a identificare il dispositivo utilizzato da un utente che, qualificandosi come scrittore, aveva pubblicato sulla piattaforma Reddit una richiesta di informazioni sulla ricina. Per risalire all'origine di quelle ricerche, la Procura ha disposto controlli su circa 200 computer presenti in quattro scuole molisane.
Gli specialisti della Polizia di Stato stanno utilizzando un programma informatico configurato per individuare parole e termini specifici riconducibili alle sostanze chimiche potenzialmente coinvolte nella preparazione del veleno. Le verifiche interessano anche i dispositivi utilizzati dal personale scolastico e si svolgono secondo un calendario stabilito dagli investigatori.
Nella mattinata del 15 ottobre, poco dopo le 9, gli agenti della Squadra Mobile e del Servizio centrale operativo (Sco) hanno raggiunto il liceo Classico di Campobasso per eseguire la terza delle quattro perquisizioni programmate. Nell'istituto sono presenti 63 computer da sottoporre agli accertamenti. Alle operazioni partecipa anche un tecnico della società incaricata della gestione del sistema informatico della scuola. Il liceo è stato frequentato fino a pochi mesi fa da Sara Di Vita e dalla sorella Alice.
Le verifiche erano cominciate a Riccia, dove gli investigatori hanno esaminato i dispositivi dell'istituto agrario e successivamente quelli del liceo scientifico. In quest'ultima scuola sono stati controllati 21 computer, inclusi quelli presenti nella sala insegnanti. Al termine delle operazioni non è stato disposto il sequestro di alcun dispositivo.
Tra gli elementi presi in considerazione figurano anche alcuni rapporti personali e professionali. Nell'istituto agrario lavora come tecnico di laboratorio il marito di una docente di matematica amica di Gianni Di Vita. La donna insegna al liceo scientifico di Riccia e in passato ha svolto attività legate alla formazione informatica della scuola. Cinque anni fa aveva inoltre ricoperto l'incarico di supervisore del relativo servizio.
Il programma degli accertamenti comprende infine il liceo delle Scienze umane di Casacalenda, dove lavora come insegnante di sostegno una cugina di Gianni Di Vita. Anche in questo istituto gli investigatori cercheranno eventuali tracce informatiche riconducibili alle ricerche sulla ricina.
Le attività nelle scuole si affiancano agli approfondimenti sulle piante individuate nelle campagne molisane. Gli inquirenti stanno verificando se gli elementi raccolti possano contribuire a ricostruire la provenienza del veleno e a identificare chi abbia effettuato le ricerche online. Al momento, i controlli informatici descritti non hanno portato al sequestro di computer.
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